Il 30 marzo di 19 anni fa, all’età di 81 anni, mio padre si spegneva dopo una lunghissima e disperante malattia, completamente paralizzato, senza potere altro che muovere gli occhi e la punta di un dito. L’uomo che era stato un gigante per il mondo intero si spegneva così, come aveva vissuto sempre: incazzato col mondo per una vita che aveva vissuto e determinato a modo suo, attore istrionico e regista visionario e paranoico di una vicenda esistenziale certamente unica. La relazione con lui fu tormentata: adoravo un padre sfuggente e riottoso, tanto grande quanto inafferrabile. All’età di 24 anni, il 9 gennaio 1972, scrissi questa poesia per lui, ma non trovai mai la dimensione relazionale per offrirgliela. La pubblico oggi, qui, nel giorno della sua morte, per commemorarlo, pagare un debito, fors’anche fare pace con lui.

 

 

Tu

membra forti

generasti

col dono supremo

tu

cuore saldo

e saldo petto

e braccia possenti

di lavoro e di lotta

tu

l’animo fiero

e l’alta mente

e la materia colmasti

d’ardua vita

e nobiltà di spirto

tu

che chiamo padre

fosti dio