Raffaele Palladino vuole sorseggiare mezzo pieno il primo calice comunque amaro seduto a capotavola. “Credo sia stato un tempo a testa, voglio rivedere sempre l’Atalanta del secondo tempo perché è stato di alto livello e all’intensità che voglio io”. A distanza, l’ammissione che fa eco con tono più deciso arriva da Nicola Zalewski, uno dei subentrati: “Nella ripresa ci sono state più brillantezza e lucidità dopo aver cambiato modulo inserendo l’attaccante di riferimento. Ne serviva uno che tenesse palloni e botta contro i difensori – spiega il laterale italo-polacco -. Sapevamo che non sarebbe stata una partita facile, va resettata per preparare subito quella di mercoledì in casa dell’Eintracht che è molto importante per la nostra stagione. L’atmosfera al Maradona è sempre pazzesca. Ho fatto solo tre allenamenti col nuovo mister, ci sarà tempo per limare le cose che prima non sono andate”.
Se il discorso del nuovo arrivato del calciomercato estivo è interrotto dal doveroso tragitto verso Capodichino per non perdere l’aeromobile, quello del sostituto di Ivan Juric sulla tolda di comando è calmo e ragionato, perché entusiasta non avrebbe proprio potuto essere: “Sul tre a zero altri sarebbero crollati, noi no. Non era finita, non lo è mai. Il rammarico è aver preso il 3-0 verso l’intervallo. Ci sono tante cose su cui lavorare e altrettante positive”, la replica a una domanda dalla platea dei giornalisti in sala stampa. Senza scomporsi (“Le lascio la sua idea”) e senza intaccare l’onestà intellettuale dell’analisi: “Per il primo tempo vanno fatti i complimenti al Napoli. Pasalic avrebbe dovuto servire per tirare fuori il loro centrale, ma siamo partiti contratti ed è demerito della squadra non averlo imbeccato. Nella ripresa mi sono piaciuti reazione, spirito e intraprendenza come se nel primo tempo non fosse successo prima. Mi porto a casa le cose positive. La squadra è partita contratta soprattutto per paura degli avversari, non certo solo per la strategia. Tra Hien e Hojlund è stato un bel duello”.
Ancora, sui gol presi: “Il primo gol è stato di grande qualità con la giocata di Hojlund e Neres, non a caso eravamo in casa della capolista, anche se pro tempore. Ma la reazione è stata di alto livello. C’è mancata la stoccata finale per chiudere le azioni con Lookman, De Ketelaere e lo stesso Scamacca. Il parco attaccanti è molto forte, vanno fatti passi in avanti anche sulla forza negli ultimi metri e devo metterli io in condizione di segnare”.
Come giustificare il cambio di modulo rispetto all’abituale? “Il 3-4-1-2 è nelle corde del gruppo come il 3-4-2-1, ma ho avuto solo due giorni a disposizione con tutta la squadra al completo. Ovvio che con Gianluca abbiamo inserito un punto di riferimento aumentando il peso dell’attacco. Le strategie iniziali non funzionano sempre”, l’auto-accusa del tecnico di Mugnano di Napoli. Mai mettere i giocatori nel mirino, come del resto faceva il croato esonerato per fargli posto e dare uno scossone: “I miei sono dei soldati, hanno tanti valori umani importanti, ma anche tecnici e fisici. La voglia di reagire e di riscattarsi c’è, poi è la partita a darti degli spunti su ciò che ha funzionato e ciò che è da aggiustare. L’Eintracht? Ho ancora il focus su questa partita di campionato. Sono uno che s’emoziona poco. Fa piacere partecipare a una competizione come la Champions League, ma ci teniamo a far bene anche in Coppa Italia che inizia a breve”. Ovvero il Genoa da affrontare in coda ai tedeschi “gemellati” per la fraternità fra tifoserie e la Fiorentina domenica da ex. Tutta un’altra storia. Esseffe


sabato 22 Novembre 2025
