Stavolta la palma del migliore spetta di diritto a colui che non ci prendeva mai o quasi. Nikola Krstovic, assist per la prima da nerazzurro di Giacomo Raspadori e tap-in per calare il poker sul Parma, è l’uomo-più di un’Atalanta che prima di chiuderla ha vissuto qualche attimo di esitazione.
Carnesecchi 7: salvifico per tenere gli occhiali inforcati a nove sinfonie scarse dal vantaggio, salvifico sul possibile dimezzamento. Benedyczak e Pellegrino ne hanno trovato uno forte. Il più forte, anche in prospettiva azzurra.
Scalvini 7: lucido e sul pezzo fino a centrare l’ultimo pallone utile per rimpinguare il bottino. Turnover con vista coppa o no, in questo momento non esiste che faccia la riserva di Kossounou.
Djimsiti 6: preferito al suo sostituto di giornata in assenza di un centravanti classico, anche se il contraccolpo per la partita coi baschi non pare essere del tutto alle spalle (1’ st Hien 6: non sarà colpa sua, ma Pellegrino gli scappa una volta. Soffre a trovare il ritmo da cambio in corsa, di grossa cilindrata com’è, e le sue uscite palla al piede prendono in contropiede i compagni).
Ahanor 7: ci mette lo zampino sia nell’azione del raddoppio che nella quaterna finale. Ribaltamenti di fronte fulminei, grande personalità. Al compimento dei diciott’anni, ovvero tra 28 giorni, potremmo ritrovarcelo pure in azzurro… se la cittadinanza italiana non gli allungherà l’attesa.
Zappacosta 6: la partita giusta per rifiatare restando sempre dentro la partita. Essere sul pezzo non significa essere per forza decisivi.
De Roon 7: col capolavoro a rimorchio eguaglia i 23 gol di un altro famoso capitano, Glenn Stromberg, ma con parecchie partite in più (422 contro 273). Riscatta lo svarione costato il terzo gol dei Leoni della Biscaglia. Essere sul pezzo o essere nella storia? Va bene lo stesso. Chiude pure la visuale a Oristanio da libero aggiunto (34’ st Lookman 6: un pallone che il montenegrino non sfrutta e un disimpegno in orizzontale dall’area piccola. Mai banale).
Ederson 6: di stima, per il risultato alza-media di chi s’è visto di meno e perché gli avversari sono quello che sono. Commette l’errore di perdere sulla pressione di Troilo nella chance di Pellegrino la palla appena conquistata, poi sbuca dal limite sul piede dell’avversario e per questione di centimetri non era rigore.
Zalewski 6,5: torna quinto dopo cinque match da mezzapunta sinistra e si guadagna il rigore. Stavolta non batte gli angoli così bene, ma va bene lo stesso (16’ st Bernasconi 6: i polmoni di riserva in una fase in cui serviva il quinto difensivo).
De Ketelaere 7: sterzata da campionissimo per il bis e giocate grandeggianti anche di suola, ma a parte un tiro di personale e individualista non offre un tubo. Grande leadership e che segnino pure gli altri (28’ st Pasalic 6,5: che un Mister Utilità come lui debba aspettare il suo turno può apparire un controsenso. Invece è la misura della profondità attuale della rosa).
Raspadori 7: teniamoci bassi non per essere stringati, ma per non farci scappare di aver scoperto il nuovo fenomeno. Grande punta lo è da sempre. Scambia col nazionale polacco per il penalty che la sblocca, ci prova quattro volte compresi due muri in corner e alla fine raccoglie il premio a tanti sforzi.
Scamacca 6,5: ha un backup da 6 su 8 totali in campionato come lui, è freddo dal dischetto e partecipa alla manovra. La continuità nell’arco della partita, però, non chiediamogliela sempre (16’ st Krstovic 7,5: assist per il tris e poker in proprio, anche se non se l’è costruito certo da solo. Lanciato in profondità e colto nella corsa è imprendibile).
All. Palladino 7: turnover a tre rispetto alla ferita ancora aperta dell’Athletic Bilbao e Zalewski tornato a tutta fascia, ma la squadra gira meglio e al riparo da amnesie. Sembra aver trovato la quadra. Un’altra Pisa poteva essere dietro l’angolo, invece il manico non perde mai contatto con la saggina. E gli avversari sono spazzati via. Si.Fo.


domenica 25 Gennaio 2026
