Iniziando a lavorare intorno alle 11 e 35 circa, non perché sono un fannullone, semplicemente perché faccio il giornalista sportivo e le partite sono quasi tutte pressoché di sera, la mattina faccio il pensionato. Mi alzo alle nove e mummietto in bagno quell’oretta, leggendo le indicazioni dei detersivi, che da sempre mi stimolano un sacco. Appena mi s’informicolano le gambe, mi alzo dalla tazza con estrema fatica, scendo dalla tana e vado al bar di fronte a casa mia, l’Anymore, a prendermi il mio caffè doppio d’ordinanza, condizione necessaria e sufficiente per affrontare la vita con rinnovato entusiasmo. Il locale mi piace assai, intanto perché è caldo e carino e i baristi sono gentili, poi, soprattutto, perché compera tre giornali, sostanzialmente i miei preferiti, che elenco poco sotto in ordine d’ammore. C’è la Gazza, semplicemente imprescindibile, c’è L’Eco, super onesto, gli alpini, le camminate, gli auguri alle mamme, i morti del giorno e il resto che mi è sfuggito stando a cazzo in redazione, e c’è Il Corriere.
E qui si apre il dibattito, prima però una lunga e doverosa precisazione per chi fa la colazione a casa e non conosce certe dinamiche, una sorta di partita a scacchi, che sovente sfocia in una vera e propria guerra di nervi, tra noi lettori a scrocco. All’Anymore la Rosea è inarrivabile, perennemente occupata da un groppuscolo di arzilli ottantenni, erano cinque, ora sono quattro, appassionati di calcio. Leggono e chiacchierano, dividendosi tra giochisti e risultatisti, dando vita a duelli dialettici di un certo livello, in stile Top Calcio di Antennatre, ma in modo più pacato, direi quasi a rallenty. Non mi hanno mai messo le mani addosso, ma so che in questi mesi hanno raccolto diverse informazioni su di me, il nemico, l’altro, quello che vorrebbe portargli via la Gazzetta e tenersela per sé. Conoscono la mia passione per il pallone, legato a due amori, il Milan, di cui mi sono innamorato da piccino, e l’Atalanta, che seguo anche per lavoro. Spesso mi vedono entrare e tornano immediatamente a pagina due in un battibaleno, merito di una leccatina fulminea dell’indice da parte di quello che sta a capotavolino, probabilmente il leader, di fatto beffandomi, facendomi capire con le buone che non me la mollano perché l’hanno appena recuperata dal bancone. Mi mentono, ma sono scaltri, ogni tanto gli faccio gli occhioni, ma non si fanno commuovere. L’Eco, invece, detto alla bergamasca Il L’Eco, quasi uno scioglilingua, è il passatempo delle signore, donne a modino che una guardatina me la fanno dare a patto che io la faccia di corsa, giusto un quarto d’ora, insomma i titoli e le didascalie.
Resta il Corriere, sempre libero, spesso intonso, e c’è un perché: con tutti questi cattivissimissimi nel mondo è una lettura che ad oggi mette una discreta ansia, pagine e pagine che tolgono d’un colpo la voglia di vivere e fanno venire addosso una strizza bestiale. Non me ne vogliano i colleghi, che fanno il loro lavoro, spesso molto bene, ma capisco i vecchietti dal cuore debole che preferiscono non sapere l’ultima guerra che farà Trump, l’ennesima esecuzione di una persona brava e per bene da parte delle sue squadracce della morte, i nazisti dell’Illinois, adesso in giro per il Minnesota, presto in Lombardia, il sostegno all’amico suo più caro, il perfido che massacra ogni palestinese ancora in vita, il tutto con l’appoggio incondizionato della nostra premier e dei suoi sodali, che al vecchio gangster americano vorrebbero addirittura dare il Nobel per la Pace. Brividi. Di paura. L’unica è partire dalla fine del Corsera e fermarsi lì, allo sport, visto che in Italia abbiamo un sacco di campioni che, per fortuna, paiono tutti molto buoni, super carini, vedi la nuova coppia gol atalantina, Scamacca-Raspadori, come da foto del nostro Alby Mariani.
Matteo Bonfanti