Le parole più sentite e significative della vigilia dell’Atalanta a Dortmund, dove martedì sera si gioca l’andata dei playoff di Champions League, le sottolinea Marten de Roon, il capitano, a 9 presenze dal record societario di 435 detenuto da Gianpaolo Bellini. “Otto anni fa, nei sedicesimi di Europa League, perdemmo 3-2 ma fu una festa, visto che portammo qui mezza Bergamo (più di cinquemila nel settore ospiti, stavolta 1.442, NdR). Giocavo in mezzo con Freuler, con cui ho tuttora un legame speciale, ma ho vinto e conquistato grandi traguardi anche con Ederson. A ripensare allo stesso trofeo vinto due anni fa mi viene la pelle d’oca. Nel frattempo la squadra ha alzato molto il livello, ci sono giocatori esperti in campo internazionale e non alle prime armi come allora. Mi viene la pelle d’oca anche a ripensare al mio percorso personale, cinque edizioni della Champions, un europeo e un mondiale con l’Olanda. Il Marten di otto anni fa direbbe a quello di oggi: goditi questi momenti e giocatela”.

Lo stesso refrain, più o meno, del suo allenatore Raffaele Palladino a Uefa.com: “Questo è uno sport e un lavoro che ti regala emozioni incredibili. Sono carico di adrenalina da due giorni mentre preparo questa partita. Anche i ragazzi non vedono l’ora di scendere in campo. Sono molto felice e carico per domani; dobbiamo tutti godercela”. C’è anche il tecnico in versione più composta, ma al contempo più tassonomica, da conferenza stampa: “Dobbiamo scendere in campo leggeri e sfrontati, con fame e personalità. Ho visto i ragazzi attenti al piano gara. Non ci sono De Ketelaere e Raspadori, ma Scamacca è pienamente recuperato. Lui e Krstovic dall’inizio non è una soluzione allo stato attuale, perché siamo costruiti per giocare coi trequartisti e non voglio togliere loro spazio, da Samardzic a Sulemana passando per Pasalic e anche Zalewski. Ho anche aggregato Dominic Vavassori, che è molto interessante, dall’Under 23. Giochiamo contro una squadra dalle grandi individualità, in salute, molto verticale, in grado di giocare in profondità e di attaccare dentro. Un avversario che segna tanti gol ed è secondo in Bundesliga a due vittorie dal Bayern”.

“Gli ottavi di finale sono un sogno da inseguire con tutte le nostre armi. Sono sicuro che metteremo il Borussia in difficoltà”, le certezze dell’allenatore atalantino. Kolasinac riprende ad Ahanor il posto sul centrosinistra della difesa con Scalvini e Djimsiti, mentre Zappacosta e Bernasconi sono confermati a tutta fascia. Più delle scelte sui singoli o sulla tattica, “potremmo giocare con un solo trequartista o con due trequartisti dietro una punta centrale”, il tecnico subentrato a novembre a Ivan Juric punta sul carattere e l’aspetto mentale: “Nell’anno nuovo siamo stati bravi a spingere sull’acceleratore dopo la sconfitta con l’Inter. Abbiamo acquisto consapevolezza e autostima, anche se in Champions abbiamo perso col Bilbao per un blackout di dieci minuti nonostante una buona prestazione e nel passo falso con l’Union Saint-Gilloise – spiega Palladino -. Tra il giocare bene o male c’è una linea sottile. Stiamo segnando tanto subendo pochi gol. L’importante è difendere e attaccare insieme. Oltre al risultato”.

Parentesi piuttosto lunghette per i ricordi, dalla pancia del Westfalenstadion, denominazione autentica, da Champions, quindi non commerciale, del tempi del calcio della Vestfalia. “Uno stadio e un ambiente infuocati. Ritrovo Robert Kovac, vice allenatore di Nico, con cui condivisi vent’anni fa lo spogliatoio della Juventus. Adesso sono innamorato del lavoro di allenatore e ci tengo che la mia squadra faccia bene, che sia compatta, che se la giochi con carattere. La gratificazione più bella è l’Atalanta in ripresa, coesa, compatta, che sta bene. L’unico problema è aver avuto un solo giorno per preparare la partita: il Borussia ne ha avuti due…”, afferma l’uomo in panchina.

Prima del precedente europeo, le contendenti del 17 febbraio si sono incontrate due volte al Trofeo Bortolotti, nel triangolare con la Juventus della prima edizione con vittoria bergamasca di misura, quindi 5-3 ai rigori in gara unica il primo settembre 2001 con penalty decisivo di Inacio Pià, padre del 2008 Samuele Inacio, cresciuto nel vivaio nerazzurro e a Dortmund da due stagioni nelle giovanili. L’ultima volta senza punti in palio precede a sua volta la prima sfida ufficiale: l’amichevole estiva il primo agosto 2017 ad Altach in Austria, risolta dal gol Ilicic, che proprio al Signal Iduna Park nel 2018 segnò la doppietta prima della rimonta giallonera nel finale di Batshuayi con Schurrle apripista. Al ritorno, l’illusione di Toloi spenta da Schmelzer nel finale a mo’ di cenere sulle dita.

C’è un capitano che indica la strada maestra: “Con la Lazio siamo stati più compatti giocando di squadra e così stiamo prendendo meno gol – sottolinea ancora De Roon -. Il Borussia è fortissimo e fa tanti gol. Però ne subiscono non pochi. Dobbiamo fare la nostra partita giocando di squadra: compatti, intensi e consapevoli che è una partita che dura 180 minuti. In 20 col Bilbao abbiamo buttato la qualificazione diretta agli ottavi”. Infine, circa un possibile erede designato: “Scalvini ha grande talento, siamo contenti che sia tornato il vero Giorgio e che stia aiutando tanto la squadra. Lui è più difensore di me, ma Gasperini lo provava anche a centrocampo. L’importante è che dia continuità senza infortuni”. SF