Le grandi verità dalla pancia del Westfalenstadion: “La nostra bravura deve essere di archiviare subito la partita, perché la sfida col Napoli è fondamentale e bisogna buttarcisi subito. Vanno recuperare le energie fisiche e mentali per affrontare la partita di domenica alla grande. Il campionato è troppo importante”. Parola di Raffaele Palladino, che chiude così: “Se il Borussia Dortmund si dimostrerà migliore di noi anche al ritorno, stringeremo loro la mano”.

A Sky Sport, due giocatori che minimizzano, più che fare autocritica, consapevoli che il Muro Giallo era invalicabile o quasi. “Abbiamo avuto forse due occasioni anche nel primo tempo, è un peccato aver preso il secondo gol nel finale. Ma dobbiamo crederci sempre e comunque. Nei primi dieci minuti ci hanno schiacciato, anche io sono andato in difficoltà con Nmecha – il commento di Marten de Roon -. La ripresa ci dà la fiducia di poter fare loro del male, ma è vero che attaccano gli spazi molto velocemente. All’intervallo abbiamo chiuso la porta degli spogliatoi dicendoci che siamo forti. Non siamo stati brillanti, ma siamo stati bravi almeno a non prendere il terzo gol. Rispetto a otto anni fa, è cambiato tanto. Innanzitutto che stavolta il confronto era in Champions, quindi il livello s’è alzato. Ho visto un Borussia Dortmund molto forte che ci ha fatto male nel primo tempo, molto fisico. Dobbiamo dare qualcosa di più al ritorno, ma possiamo farcela”.

“Prendere gol dopo 3 minuti ha indirizzato la gara, abbiamo avuto buone occasioni senza sfruttarli. Non dovevamo prendere il secondo gol nel finale del primo tempo. Siamo consapevoli dei nostri mezzi: sappiamo come far male, ce la giochiamo al ritorno, ma dobbiamo saper approfittare dei loro punti deboli – gli fa eco Nicola Zalewski -. La prestazione tutto sommato è stata buona. Senza De Ketelaere e Raspadori, giocatori fondamentali, facciamo un po’ di fatica a chiudere l’azione. Qualificazione già in pugno prima delle sconfitte con Bilbao e Union Saint-Gilloise? Questo è il calcio. Siamo una squadra forte che se la giocherà fino all’ultimo in tutte le competizioni”.

La chiosa dallo spogliatoio di Isak Hien a Bergamo Tv rappresenta il punto di vista della difesa, sicuramente registrata a dovere dal suo subentro a Berat Djimsiti (ammonito, più che colpevole): “Loro hanno giocato molto bene, velocemente e con tanta qualità mettendoci subito in difficoltà. Però manca il ritorno e abbiamo tanta fiducia. Dortmund è un ambiente duro, ma non ha inciso sulla partita. Nella ripresa abbiamo fatto un po’ meglio e credo nel passaggio del turno.
Difficile giocare contro attaccanti che possono fare tutto, dare e prendere la palla in profondità. Il secondo tempo rappresenta tutto ciò che abbiamo fatto in stagione ed è il punto di partenza per mercoledì prossimo”.

“Lasciamo stare chi manca, gli infortunati sono infortunati. Soffermiamoci su chi c’è stato stasera. E’ un peccato essere partiti già dall’uno a zero. Ma abbiamo ancora il secondo tempo a casa nostra, la squadra ci crede”. Ancora Palladino non vuole alibi tra il dopogara a Sky Sport e la conferenza stampa “press” dai recessi del Signal Iduna Park.  “Abbiamo subito il primo gol su un attacco alla profondità concedendo poi il cross laterale sul due a zero. Nel primo tempo non siamo stati bravi e ordinati, nella ripresa abbiamo trovato più linee di passaggio e abbiamo giocato meglio tecnicamente”, sottolinea il tecnico nerazzurro. “Avevo la sensazione che potessimo fare di più in fase offensiva, ma c’è mancato qualcosa negli ultimi metri, nell’ultimo passaggio – prosegue il tecnico nerazzurro -. Nel primo tempo eravamo lenti nella manovra, dovevamo essere bravi ad alternare le giocate tra il gioco dentro e quello fuori, dovevamo attirare meglio la pressione. Ma se il Borussia è a sei punti dal Bayern in Germania significa che è forte: nel primo tempo è stato cinico, due gol con due tiri in porta”.

La mancata stretta di mano con Niko Kovac, allenatore dei gialloneri di Vestfalia, è sembrato un gesto inedito per un gentleman come il napoletano: “La panchina di casa protestava sempre per ogni cosa e a me non piace come atteggiamento. A Kovac ho detto che bisogna lasciare più tranquilli gli arbitri”. La conclusione lascia spazio all’ottimismo in vista del ritorno: “Dobbiamo avere coraggio. Sono partite che servono per misurare la nostra forza: non sarà facile rimontare, ma io ci credo e i ragazzi ci credono, sarà una bolgia anche a casa nostra”.

Scamacca può fare di più, lo sa, ne è consapevole. Spero riesca a dare quello che la sua qualità può darci. In una partita di duelli fisici sa che fa fatica e deve lavorarci su”, il giudizio sulla prestazione del centravanti romano, al rientro dopo due partite in panchina tra Cremonese e Lazio per un fastidio all’anca destra nel riscaldamento coi grigiorossi. “La partita non s’è messa sul binario che volevamo. Loro sono stati cinici, cattivi e bravi a sfruttare le poche cose che abbiamo concesse. Sui gol non abbiamo marcato in area e lateralmente con l’infilata del due a zero. Noi marchiamo a uomo e non siamo stati bravi e puntuali a farlo – ha rimarcato Palladino -. Non mi attacco alle assenze di De Ketelaere e Raspadori, che sappiamo quanto possano essere fondamentali nell’ultimo passaggio, nella costruzione del gioco, nel primo pressing e nella finalizzazione. Penso ai sostituti, agli altri, da Zalewski a Sulemana passando per Samardzic e Pasalic. Serve il meglio da tutti se vogliamo passare il turno”. Esse

IL PREPARTITA: “INACIO SCIPPATO” – Burrascoso prepartita a Dortmund, e non solo per l’assurdo ritardo del Borussia nel raggiungere lo stadio di casa. Luca Percassi, amministratore delegato dell’Atalanta, ha tirato le orecchie al club ospitante, “quotato in borsa e colpevole di essersela presa con una realtà piccola anche se degna di rispetto come la nostra”, per il trattamento del trasferimento di Samuele Inacio nell’estate del 2024 dal vivaio nerazzurro. “Hanno agito scorrettamente, ci sono tempistiche precise in cui intervenire e loro le hanno anticipate. Non me la prendo con la famiglia né col ragazzo, ma con una società importante a livello internazionale che s’è sempre rifiutata di sedersi al tavolo per discutere con noi della questione. La Federcalcio, dopo il caso di due-tre giocatori andati in Germania, anche al Bayern Monaco, all’epoca era anche intervenuta per evitare ulteriori abusi. Io in ogni caso ho incontrato sia l’amministratore delegato che il direttore sportivo del Borussia. Vediamo se hanno intenzione si sedersi e affrontare questa cosa: un società con grandi ricavi non può comportarsi così”.

Momento fair-play saltato, dunque: “Non siamo andati al pranzo prepartita dell’UEFA, un mezzo per conoscersi e approfondire le relazioni, per un grave mancanza di rispetto per la nostra società e la nostra squadra. C’è il caso di un tesserato del nostro settore giovanile, figlio di un giocatore portato all’Atalanta dalla nostra prima presidenza (Inacio Pià, NdR), ed è grave che da parte del Borussia non ci sia stata ancora la volontà di parlare di una vertenza che abbiamo portato in FIFA”. “Da un punto di vista morale lascio giudicare a ciascuno, ma è una ferita aperta. Legalmente abbiamo ragione noi. Siamo affezionati ai ragazzi che cresciamo, Inacio è dall’età di 7-8 anni che era nel nostro settore giovanile. Noi un 2008 come Honest Ahanor l’abbiamo trattato a un tavolo col Genoa soddisfacendone le richieste com’era giusto che fosse. L’abbiamo pagato per quello che doveva essere pagato”. Una polemica che non ha comunque nascosto la soddisfazione per un’ulteriore pagina di storia da sfogliare: “E’ una bellissima sensazione tornare qui dopo otto anni, uno stadio fantastico con un grande pubblico. E’ difficile seguirci sempre, ringraziamo chi è qui a sostenerci, ma da casa c’è tutto il popolo bergamasco che ci segue ed è come se ci fossero”