La differenza, sostanziale, sta tutta in Serhou Guirassy, centravanti franco-guineano, che regala una meritata vittoria al Borussia. Va in gol dopo tre minuti dal fischio d’inizio e costruisce il secondo, realizzato da Beier, alla fine del primo tempo. Era il pericolo numero per l’Atalanta e così si è palesato per tutto il primo tempo quando i gialloneri di Kovac hanno dominato i nerazzurri. Magari senza strafare ma costruendo una partita senza errori. Pressione continua sul portatore di palla e cambi di velocità che hanno messo in crisi l’Atalanta. Certo, il gol a freddo ha cambiato le intenzioni di Palladino di giocare senza sudditanza, invece non è stato proprio così. Se si considera che nel primo tempo, ma anche nella prima parte del secondo, Kobel, il portiere del Borussia, è stato inoperoso, per la verità nemmeno Carnesecchi ha dovuto fare gli straordinari ma il gioco è sempre stato governato da Nmecha che ha surclassato De Roon, un po’ meno da Bellingham anche perché Ederson è sempre stato presente e attivo in mezzo al campo. Ma i due esterni Ryerson e Svenson erano sempre pronti a scattare in avanti, magari insieme a Beier e a Brandt. Anche Zalewski, in combutta con Bernasconi  e con Ederson, ha cercato, sulla sinistra, di creare problemi alla difesa del Borussia e ci è anche riuscito, peccato che in mezzo all’area non ci fosse nessuno a concludere le sue incursioni. Purtroppo c’è un problema perché l’attacco nerazzurro è orfano di De Ketelaere, di Raspadori e anche di Scamacca, un primo tempo da dimenticare, poi è stato sostituito da Krstovic che si è impegnato allo spasimo.
Una partita persa nel primo tempo e anche nella prima parte del secondo quando il Borussia non h più creato pericoli, ma nemmeno l’Atalanta.  Poi Palladino ha deciso di cambiare con Sulemana al posto, numerico e non di posizione, di uno spaesato De Roon, messo in difficoltà da Nmecha, ed ha riportato Pasalic al centro del gioco. Sarà un caso ma l’Atalanta cominciato a giocare con maggior precisione e consistenza. Certo il Borussia è calato vistosamente ma l’assedio finale non ha prodotto quel gol che avrebbe potuto offrire speranze per la partita di ritorno di mercoledì prossimo.
Ancora Dortmund, otto anni dopo, era il 15 febbraio 2018, un 3-2 speranzoso grazie alla spettacolare doppietta di Ilicic ma anche agli errori di Toloi, il bene e il male di una partita come succede spesso. Otto anni e il “magico 2023-24” quando il Borussia ha sfiorato la Champions, persa in finale col Real Madrid, mentre l’Atalanta ha vinto l’Europa League battendo il Leverkusen, acerrimo rivale gialloneri nel land della Renania settentrionale più noto come Ruhr, terra, come si diceva una volta, di opifici, carbone, acciaio, industria e sembra che cominci da queste parti la “ricostruzione” dell’esercito tedesco.
Davanti al “muro giallo”, quasi ventiquattromila spettatori, tanti quanti e anche di più dell’intero stadio di Bergamo l’Atalanta cerca l’impresa. Palladino conferma in difesa Koussonou, male nel primo tempo meglio nelle ripresa e Kolasinac, che non ha mai smesso di lottare, a fianco di Djimsiti, poi sostituito da Hien, rientro positivo, Zalewski gioca in attacco ed è l’unico che crea problemi ai tedeschi nel primo tempo, aiutato da un diligente Bernasconi, a destra Pasalic, pesce fuor d’acqua prima e costruttore di gioco poi, inconsistente Scamacca. Nel finale Bellanova ha rilevato un generoso Zappacosta, e si è visto anche Samardzic, protagonista dell’unico vero tiro nella porta di Kobel. I gol: al 3’da destra Beier appoggia a Ryerson,in mezzo all’area Guyrassi vola in alto, anticipando nettamente Kossounou e spedisce in rete. Al 42’ Guyrassi scambia con Nmecha e se va da sinistra lasciando sul lastrico Dijmsiti, cross  destra da dove arriva tutto solo Beier che insacca senza una benché minima diagonale di qualche atalantino di turno, magari Kossounou.
Giacomo Mayer