Ho paura della guerra, ne ho paura all’improvviso e quando scende la luna sulla nostra meravigliosa città, proprio sotto casa mia, un vicolo di Bergamo, il posto del mio cuore. Ne ho paura perché è vicina e alla mia età sono tantissime le persone a cui voglio bene, tra l’universo, l’anima e la notte, tre manciate, quattro, cinque, sei e sette, impossibile farne un conto, perché sono ormai moltissime e tutte nel mio cuore. Ho paura della guerra perché è lontana, ma accanto, ogni volta a sterminare i poveri del mondo, la gente come me, in una fabbrica oppure in un ufficio correndo a perdifiato lungo un filo sottilissimo per arrivare in fondo al mese. Ho paura della guerra perché mi fa soffrire che dei bambini muoiano. Ne ho paura perché chi la fa, la fa perché crede in marce e svastiche, in conti alle Cayman e in speculazioni in Borsa, cose squallide, per me schifose. Ne ho paura perché per essere felice ho bisogno di viaggiare, anche fosse solo un treno per Milano o un aereo per Atene, e se c’è la guerra a noialtri il biglietto non ce lo lasciano più fare. Ne ho paura per il mio amore, che è distante, ma che quando arrivo da lei mi insegna a cantare. Ho paura della guerra per i miei figli, Vinicio e Zeno, che voglio un giorno prendano e partano verso l’ignoto, come ho fatto io per imparare a scrivere, a suonare e a cantare, che sia Camden o Les Rambles, insomma dove ne vale la pena perché c’è un sacco da raccontare. Ne ho paura perché quattro mostri si arricchiscono a nostre spese. Ne ho paura per i miei collaboratori, giovani giornalisti che hanno grandi sogni, viaggi e miraggi, che ho fatto io e che loro devono ancora fare, almeno con cinque soldi in mano. Ne ho paura per i miei vecchi, quattro, i miei genitori, Vale e Marco, i loro compagni, Ernesto e Angela, che la guerra la conoscono pur che non l’hanno visto mai. Ne ho paura perché scrivo di pallone, che amo immensamente, che si ferma se i potenti si mettono a fare la guerra. Ho paura della guerra perché ho vissuto in pace, mi è piaciuto parecchio e ne voglio ancora, sempre e per sempre, appunto fino a quando morirò. Ne ho paura persino per il gatto che ogni notte mi aspetta sotto casa. È stupendo, tigrato, grande e grosso. E lo amano tutti perché si lascia accarezzare.
Matteo Bonfanti
martedì 3 Marzo 2026

