Male il castello difensivo e le preventive, bene dalla cintola in su nonostante la poca concretezza globale. Le pagelle dell’Atalanta contro l’Udinese risentono in positivo della capacità di reazione dimostrata dalla rotazione di Raffaele Palladino, più ampia di quanto ci si possa immaginare a onta della quadruplice defezione Scalvini-Ederson-De Ketelaere-Raspadori. In negativo, invece, per le amnesie dalla cintola in giù.

Carnesecchi 6: come rivela il mister a bocce ferme, gli expected goals si contano sulle falangi d’un dito solo e a lui stavolta non tocca metterci alcuna pezza delle sue.

Kossounou 5,5: se non usa il fisico e il fondo atletico, è dal ritorno dalla Coppa d’Africa che non sa come fare. Kristensen lo usa da materasso. Non si può consentire a chicchessia di passare dalla sua zolla come sul raddoppio friulano (12’ st Zalewski 6,5: largo nel 4-2-4 sostanziale o presunto di Palladino da rimontone, centra la palla giusta per riaprirla).
Hien 5,5: da fermo denuncia qualche battuta a vuoto, come si vede sulla stantuffata-rompighiaccio di Kristensen. Davis, complessivamente, se lo porta a spasso una volta. Che è di troppo.
Kolasinac 6,5: guerriero indomabile, sullo 0-2 è l’unico che si salvi della fase difensiva ipoteticamente intesa. Mancava solo che infilasse la testa da solo nella ghigliottina. Nella metà campo nemica, invece, tanta foga non viene mai ripagata (43’ st Djimsiti sv).

Bellanova 5: timido, incerto, indeciso. Un sovrappiù che sta soffrendo un cambio che va per i trentaquattro e gira al doppio (12’ st Zappacosta 6,5: altra musica con lui a fare il terzino, pardon il quarto, d’ala, anche se a spezzare la catena devono pensarci altri).
Musah 5,5: merita sicuramente una prova d’appello dopo averne segnati due di fila al Sassuolo e alla Lazio, ma c’è il sospetto che abbia bisogno di mordere il freno per rendere (1’ st De Roon 6,5: non ne fa giuste tantissime, ma il tocco per Krstovic nell’azione del pari sul 2 vale mezza partita).
Pasalic 6,5: non è che ci capisca molto neanche lui, che però come col Borussia Dortmund recupera un rinviaccio del portiere per dare il la a qualcosa di buono. Grande palla, poco prima dello 0-2, per Scamacca, fermo al palo.
Bernasconi 6,5: discesa libera più che slalom, si trova bene in catena e, anche se alla fin fine non decide alcunché, si conferma uno degli elementi più applicati e pure impermeabili alle variazioni al copione. 

Samardzic 5,5: con la qualità che si ritrova, ogni remo tirato in barca fa veramente incazzare. Non basta pennellare da fermo o pescare Scamacca una volta in croce per garantirsi il minutaggio da intoccabile in assenza di De Ketelaere (12’ st Krstovic 6,5: lavora come nessuno, come pochi quando sale la temperatura non la metterebbe nel lago d’Endine. Però entra nell’azione del punto e pure in quella che ne avrebbe potuti strappare un altro paio).
K. Sulemana 6: fa un gran rebelotto, con tutto il rispetto, perché mira a parte (e non è poco) si agita come un diavolo in un aspersorio senza troppo costrutto per la squadra e se stesso. Se non altro, tiene indaffarato chiunque gli si pari davanti.

Scamacca 8: il legno interno prima di subire il raddoppio non lo scoraggia, ma il merito è anche dell’inserimento del doppio centravanti. Col montenegrino sono rose e fiori. Le spine se le conficca da solo chi dei due ha meno mira. Il profumo di doppietta e di 2-2, invece, il ragazzone ipertatuato di Fidene, grande giocatore in attesa di diventare un centravanti vero alla Harry Kane. Arrivederci alla sfida del 10 marzo.

All. Palladino 6,5: ruota bene gli uomini soprattutto alla luce del cambio di strategia, un po’ come il martelletto per rompere il vetro sui mezzi pubblici in caso di mal parata. Temerario perché accetta la sfida quasi da mission impossible per come s’era messa, razionale e lucido perché una terza via comunque non esisteva. Se non cambi, scivoli, diceva il suo predecessore. Il profeta del novennio prima dell’interregno di Ivan Juric, s’intende.
Simone Fornoni