Niente musi lunghi in casa Atalanta dopo il ko tennistico col Bayern Monaco che ne ha di fatto determinato l’eliminazione precoce dagli ottavi di Champions League già nella partita d’andata. Orgoglio salvo, e non solo per il gol della bandiera di Mario Pasalic, nelle dichiarazioni del dopogara: “L’avversario è davvero di un altro livello. Superiore non soltanto a noi stavolta, ma alla gran parte della concorrenza in Europa. Abbiamo provato a sorprenderlo con un atteggiamento propositivo, ma non è andata come speravamo perché non siamo riusciti a scombinarne i piani – afferma a Sky Sport il jolly croato -. Per aver raggiunto Muriel al terzo posto dei marcatori atalantini all time a 68 gol sono contento, ma non è servito a niente. Da professionisti dobbiamo accettare il verdetto del campo. E non sono così presuntuoso da dire che se fossimo partiti col 3-4-2-1 il risultato sarebbe stato diverso. Avevamo di fronte giocatori ingiocabili, è stata una batosta figlia di una superiorità indiscutibile davanti alla quale però possiamo solo toglierci il cappello. Non credo che subiremo alcun contraccolpo”.

Tema tattico, orgoglio e accettazione del verdetto trovano pienamente concorde l’allenatore Raffaele Palladino. “Col senno di poi riproporrei il 4-4-2 che in corso d’opera sabato scorso ci ha consentito di recuperare l’Udinese almeno sul 2-2. La doppia punta, l’avere questi riferimenti. La realtà è che il Bayern a tratti è stato ingiocabile e la differenza non l’hanno fatta le scelte di modulo, ma i valori in campo. Contro il 4-2-3-1 difendere a blocco basso avrebbe significato portarseli in casa, ma ad andarli a prendere alti poi ti attaccano la profondità. Questa è una squadra che alle difficoltà sa reagire e lo farà fin da sabato in casa dell’Inter: tra De Ketelaere, Scalvini, Ederson e Raspasori possiamo recuperare qualcuno, Giorgio di sicuro perché stasera non c’era solo perché squalificato”, la premessa in sala conferenze.

“Il risultato ci fa male, sarà una notte pesante dopo sei gol presi. Ma questa è una squadra che reagisce: ai giocatori a fine partita ho detto, tiriamo su la testa, recuperiamo le energie e ributtiamoci in campionato. Mica avevamo la presunzione di arrivare in finale di Champions League: i nostri obiettivi sono campionato e Coppa Italia, le competizioni più importanti – prosegue il mugnanese -. I migliori in campo sono stati i tifosi che ci hanno applaudito dall’inizio alla fine. Una grande dimostrazione d’amore verso di noi: cercheremo subito di reagire, non dev’esserci un contraccolpo. Amore e sportività, dal nostro pubblico: non penso che altrove avrebbero applaudito il quinto gol avversario, come sul secondo di Olise”.

“Col senno di poi riproporrei questo 4-4-2 con queste due punte di peso. Una scelta fatta anche in funzione delle assenze, siamo corti davanti a causa della defezione prolungata di De Ketelaere e Raspadori, oltre a Ederson e Scalvini. Rimettendo il nostro sistema di gioco nel secondo tempo non è cambiato niente, dimostrazione palese che la differenza è stata di valori – osserva Palladino -. Giocare contro giocatori così forti individualmente ti alza il livello, perché gli altri avversari sono inferiori al Bayern. O si vince o si impara e da una grandissima squadra che andrà probabilmente fino alla fine di questa competizione noi abbiamo imparato”.

“Con queste squadre bisogna stare attenti ai dettagli: sul calcio piazzato doveva esserci attenzione e più comunicazione. Alla squadra, che ha dato tutto sudando la maglia, non rimprovero nulla, anche sotto di sei sporcavamo le loro giocate e andavamo in transizione”, la chiosa del tecnico. a fine partita ci hanno applaudito, qualcosa di impagabile.

“Il Bayern è qualcosa di scioccante, di incredibile, che ci ha messo in difficoltà in ogni fase del gioco con qualità nel passaggio finale, nell’assist e nel tiro. Per l’Atalanta è stata una serata veramente molto difficile, ma abbiamo avuto un pubblico che è un qualcosa di inspiegabile, perché non ha mollato un secondo – conferma Marco Carnesecchi -. E dire che comunque ai nostri avversari mancava uno che segna poco (ride, NdR). Avversari davvero incredibili, a cui possiamo solo dire bravi”. “Il pubblico è stato speciale, questa è una serata che ci deve unire ancora di più – la tesi di Marten de Roon, il capitano -. Il Bayern era semplicemente troppo forte, ma il nostro pubblico vale il doppio. L’abbraccio sotto la Curva Nord è stato qualcosa di toccante, un affetto sconfinato che ormai conosco da undici anni. L’errore nostro, probabilmente, è di aver continuato a cercare di prendere alti gli avversari, mentre probabilmente ci sarebbe convenuto aspettarli più bassi per ripartire in contropiede. Per descrivere la superiorità del Bayern e le nostre difficoltà non si trovano parole adatte: la scelta di un approccio offensivo non ha pagato. Ora rifacciamoci in campionato a cominciare dall’Inter”. Esse