Sono arrivati i marziani, eppure l’Atalanta era preparata allo sbarco ma le contromisure non sono servite. Troppo forte, anzi fortissimo il Bayern che ha maramaldeggiato come e quando voleva. Il finale è 6-1 e, per la verità, il risultato finale poteva essere ancora più clamoroso. Adesso si discuterà a lungo sulle scelte del tecnico che ha presentato la Dea con l’inedito 4-4-2 dall’inizio. Tanto per provare qualcosa di diverso ma i cambiamenti nel calcio, sempre più conservativo, spesso sono deleteri, soprattutto se affronti, appunto, il Bayern, marziani calati a Bergamo. E’ stato un azzardo ma non aveva altre opzioni. Si poteva conferma il 3-4-3, oppure per non spaventarsi il 5-3-2 o il 3-5-2. Sono considerazioni effimere e inutili perché di fronte al Bayern non c’è modulo che tenga. Lo ribadiamo, la squadra di Kompany gioca su un altro pianeta, probabilmente nella Bundesliga si allena mentre in Champions gioca a cacio. E che calcio. Velocità supersonica, palleggi a mille all’ora, scambi di ruoli e di posizioni da far venire il mal di testa agli avversari come è successo in questa notte di magie calcistiche. Quelle messe in mostra, quasi capolavori, dal Bayern. A cuor leggero, quasi con animi spensierati tanto gli applausi e le ovazioni a fine partita hanno compensato le lacrime amare. Non sono mancati gli incitamenti soprattutto perché è stata una serata speciale, gran gala del calcio, che completa l’almanacco di tante belle figurine che hanno fatto mostra di sè sul loro prato o su quello del nostro stadio. Non tutte felici di onori, non poche tornate nella loro patria o negli open space di casa sgualcite dal trattamento tecnico e tattico dei giocatori in maglia nerazzurra. Insomma col Bayern Monaco la figurona che mancava è stata appiccata sulla casella vuota dei ricordi sparsi in tutta Europa. Si sa, comunque, che la Champions ha valore e sentore diversi. Per carità, immagini posticce ma uomini veri che conoscono il loro destino ma che hanno l’ambizione di modificarlo. Perché il gioco del calcio è imprevedibile, perfino filosofi come Heidegger o Sartre non sono mai riusciti a codificarlo. Quasi sempre il risultato al fischio d’inizio è sempre diverso da quello finale. Ed è stato così per Atalanta-Bayern. Nerazzurri nella tempesta, dal 12’ al 25’ del primo tempo con i gol inebrianti dei tedeschi: Stanisic su calcio d’angolo, probabilmente l’unico su colossale errore difensivo, batte Olise per Gnabry e poi l’ex Leverkusen castiga subito i nerazzurri. Il secondo al 22’: Upamecano se ne va indisturbato, e Scamacca dov’era?, e regala il pallone a Olise per il 2-0, al 25’ Bernasconi perde Olise, pallone per Gnabry e 3-0 . Non c’è storia, non c’è partita, solo qualche sgasata di Sulemana che fa ammattire Laimer, ammonito e lasciato negli spogliatoi all’inizio del secondo tempo. Ci si illude che il Bayern rallenti. Non è così. Intanto Djimsiti ha rilevato Scamacca per il più consueto 3-4-2-1 ma all’8’ arriva il 4-0 : tacco di Luis Diaz per Jackson. Il 5-0 è opera di Olise, il 6-0 di Musiala su cross di Diaz, c’è anche un palo di Upamecano. Nell’ultimo minto di recupero il gol di consolazione atalantina con il Bayern in dieci per l’ennesimo infortunio a Musiala: incursione imperiosa di Bellanova, cross a fil di porta, Krstovic cerca di anticipare Urbig, arriva Pasalic che mette in rete. Al fischio finale di Eskas il meraviglioso popolo atalantino applaude la squadra come se avesse vinto 6-1. Non è stata una notta da buttare.
Giacomo Mayer


mercoledì 11 Marzo 2026
