La partita è quel che è, quel che viene, nient’altro. 4-1 suggellato senza problemi dal Bayern, in totale dieci tra andata e ritorno e, meno male, due anche dall’Atalanta, Pasalic a Bergamo, Samardzic a Monaco. Sempre su finire di partita. Non era previsto dagli astri e nemmeno dalle cartomanti, tanto meno dai pronostici che l’Atalanta potesse ribaltare l’andata. Ora il pensiero comune va di corsa al campionato e alla Coppa Italia. Sono questi gli obiettivi. Dimenticare in fretta il Bayern, c’è il Verona prima della sosta. La rosa è finalmente al completo, Palladino avrà un ampio raggio di scelte.
L’Allianz Arena è uno spettacolo architettonico fuori, di popolo dentro con settantacinquemila compresi i coraggiosi e fedelissimi tremila e ottocento bergamaschi. Dentro c’è anche un omaggio agli italiani: un tenore canta “Montagne Verdi” di Marcella Bella e i fans biancorossi gli vanno dietro. Tra lo stupore nostro. L’Atalanta si presenta con sette novità (dal primo minuto Sportiello, Hien, Kossounou, Ederson, Sulemana, Bellanova e De Ketelaere), Kompany propone Bischof, l’ex Napoli Kim, Goretzka, Keane, Karl e Guerreiro. Cambia qualcosa? No. Il Bayern gioca a memoria, mette in atto un “torello” quasi all’asfissia mentre i nerazzurri cercano di tenere e non farsi tramortire. Sportiello è in serata di gran spolvero e para quasi imparabile, addirittura anche un calcio di rigore a Kane, fallo di braccio di Scalvini su tiro dello stesso Kane. Ma il penalty deve essere ripetuto perché il nostro si è mosso in anticipo e la seconda volta il capitano del Bayern non sbaglia. Poi all’inizio del secondo tempo arriva la goleada con Kane e Karl nel giro di due minuti e poi con un contropiede di Luis Diaz. Non è il caso di esagerare nella cronaca e nell’analisi. Palladino ha parlato di orgoglio, una squadra che non deve abbattersi davanti alle inclemenze del tempo, l’1-6 dell’andata, e confermare l’impatto di dodici presenze di Champions nel 2025/26. Con un epilogo che va oltre le previsioni di settembre, approdare ai playoff, invece, tra una grande vittoria e qualche inciampo, ecco il ritorno degli ottavi di finale. Senza dimenticare, e non fa mai male, gli oltre settanta milioni nella cassaforte nerazzurra. Dunque l’orgoglio, e viene da chiosare “senza pregiudizio”, la partita giocata con dignità. Virtù che i giocatori nerazzurri hanno sempre preservato. Quarantacinque partite di Champions, e mettiamoci anche la conquista dell’Europa League hanno permesso all’Atalanta di guadagnare credibilità calcistica in tutto il Vecchio Continente bistrattato da un uomo dalla zazzera arancione e dal sorriso a culo di gallina. Oltre ad acquisire una posizione (15esima) di tutto rispetto nel ranking Uefa per club. E poi Marten De Roon, 435 presenze con la maglia nerazzurra, una colonna d’Ercole, invalicabile per non trovare tempesta. E’ entrato in campo al 12’ della ripresa. Almeno lui un record se lo è conquistato.
Giacomo Mayer