Nessuno è perfetto. Un pasticcio di Carnesecchi, forse l’unico errore della prova atalantina, regala il successo alla Juventus. Per prestazioni e super parate è stato il migliore in assoluto dell’Atalanta di questa stagione ma stavolta il portiere nerazzurro sbagliando l’uscita sul cross dell’ex Holm ha permesso a Boga, altro ex, di portare in vantaggio la Juve. E addio ai sogni di gloria. Con questa amara sconfitta l’Atalanta esce, probabilmente in maniera definitiva, dall’illusione Champions ma continuerà a lottare fino alla fine, come ha sottolineato Palladino, anche perché c’è sempre la Coppa Italia sul finire di campionato. La sconfitta inopinata è ancora più dolorosa perché l’Atalanta è stata protagonista di una prestazione da grande squadra facendo indossare alla Juventus un abito rattoppato e succinto. Il gioco del calcio è bello e altrettanto crudele: due palle gol clamorose, palo compreso, un’altra fuori di poco (rovesciata di Krstovic) non sono state sufficienti per mettere kappao la formazione di Spalletti, dominata in lungo ed in largo per tutto il primo tempo. E come succede contro le grandi squadre, gli errori o le imprecisioni costano caro. La consolazione del popolo nerazzurro è nel cuore di una partita che se giocata sempre così difficilmente si resterà a mani vuote. A cominciare dal prossimo duello con la Roma di Gasperini, sabato sera all’Olimpico.
Come spesso accade sono in tanti a scrivere formazioni sbagliate perché Palladino è fedele alla linea della tradizione e conferma gli undici che hanno spazzolato il Lecce, a sua volta Spalletti sostituisce lo squalificato McKennie con l’ex Holm e in attacco conferma un altro ex: Jeremie Boga. Due scelte che verranno ampiamente premiate. Il primo tempo, soprattutto la mezzora d’inizio, è un assoluto dominio nerazzurro: gran lavoro e anche produttivo sugli esterni, da una parte Scalvini e Zappacosta annullano Yldiz, dall’altra Bernasconi e Zalewski costringono Holm e Kalulu a fermarsi nei pressi di Di Gregorio, in mezzo De Roon e Ederson manovrano e spingono in avanti con la collaborazione di De Ketelaere e le sponde, magari sporche, di Krstovic. Subito al via, minuto 7, Scalvini toglie il pallone dai piedi di Yldiz, poi Ederson allarga a Zalewski che ha una prateria davanti e una porta sguarnita, sbaglia l’ampiezza del tiro che finisce fuori seppur d’un soffio. Un errore che costerà caro. Non è finita perché due minuti dopo, su punizione calciata alla perfezione ancora da Zalewski, Scalvini di testa colpisce il palo alla sinistra di Di Gregorio, sorpreso anche de Roon che non riesce a mettere in rete. Atalanta padrona e Juve spaventata tant’è vero che Spalletti commenterà così la prima mezzora di gioco : “Nella prima mezz’ora abbiamo sofferto perché loro sono stati bravi a venirci addosso mentre noi partivamo in ritardo. Nel secondo tempo abbiamo giocato alla pari”. E l’avvio del secondo tempo è un shock: Conceiçao, fino a quel momento piuttosto scialbo, inizia l’azione che porterà al gol, se ne va saltando Kolasinac, Zappacosta in mezzo all’area respinge, palla a Holm che supera Zalewski e, dal fondo, crossa in mezzo, Djimsiti non riesce a colpire di testa, Carnesecchi sbaglia l’uscita, il pallone carambola su Scalvini e da due passi Boga riesce a spedire in rete. Una frittatona. I nerazzurri ripartono convinti di recuperare ma perdono di lucidità e avanzano nell’area bianconera alla cieca, senza brillantezza. E’ vero, l’ingresso di Raspadori vivacizza il fronte d’attacco ma non basta, cerca l’assist decisivo anche De Ketelaere ma gli manca lo spunto offshore e ci si mette anche Di Gregorio che salva la sua porta sul colpo di testa di Djimsiti. Niente, la porta bianconera, difesa da almeno otto juventini presenti nella loro area, resta chiusa. All’Atalanta il rammarico del 55,4% di possesso palla, quattordici tiri e tredici calci d’angolo, alla Juve un golletto per insediarsi al quarto posto facendo felice John Elkann presente allo stadio.
Giacomo Mayer