C’è un limite anche alla pazienza. Perché lo zero a zero con l’Hapoel nella prima dei playoff porta tanti interrogativi verso un‘Atalanta che non è mai riuscita, in modo convincente, a creare problemi a grattacapi alla formazione israeliana. Pareggio scialbo, inconcludente e prestazione scolastica. E’ mancato il guizzo, non c’è stato lo spunto decisivo e le idee di gioco poche e confuse. Si sapeva che sarebbe stata una partita complicata, lo stesso Sarri aveva avvertito il popolo atalantino. Ashaf Tzur si è messo a fare il portiere che salva il risultato negli ultimi minuti della partita due volte su Krstovic. Sì, è vero, si è esaltato anche al 36’ del primo tempo con una parata su girata volante di Scamacca. A sua volta Carnesecchi ha evitato la beffa parando un tiro di Boateng, tutto solo davanti a lui, che ha sfruttato un errore di Kossounou con Scalvini fuori uso. Nient’altro, poco altro.
Partita soporifera, senza sbocchi offensivi, tanto gioco in orizzontale, partenze dal basso con Scalvini, poi sostituito da Kristensen, e con Kossounou, impostazione lenta che permetteva ai centrocampisti dell’Hapoel di assestarsi in mezzo al campo senza problemi, Gateano e Samardzic piuttosto fragili che pativano l’aggressività al limite della correttezza degli avversari. I rossi di Tel Aviv, incitati da milleduecento sostenitori scatenati e protagonisti di un tifo infuocato (non è caso che il loro motto sia “Hapoel fino alla morte”), hanno giocato una partita senza timore né panico, controllando e ammassandosi davanti al proprio portiere e lasciando ai nerazzurri le loro manovre orizzontali che non avevano esiti spettacolari. Così nel primo tempo è stato difficile emozionarsi, l’unico diversivo la pioggia scesa copiosa e il vento di tempesta dopo la mattanza estiva perché la partita portava noia. Brivido da gelarsi le vene al 24’ quando Doron Leidner scende solo soletto da sinistra e crossa in mezzo, Kossounou non intercetta, e Boateng, abbandonato da uno Scalvini dolorante per una botta alla caviglia, ha tra i piedi il pallone dell’uno a zero, Carnesecchi non si fa intimidire e salva la patria. Due minuti dopo entra Kristensen al posto dello stesso Scalvini. E al 36’ arriva finalmente il primo e unico tiro in porta dell’Atalanta: scambio Samardzic-Zalewski per Scamacca, gran tiro al volo e Tzur manda in angolo. E il secondo tempo? Niente di nuovo. Solo negli ultimi minuti ecco l’occasione di passare in vantaggio ma il portiere israeliano nega il gol a Krstovic per due volte. Alla fine della partita qualche nota da prendere in considerazione: irriconoscibili Zalewski e Raspadori, anonimo Samardzic mentre Gaetano, dotato di buona volontà, cerca di trovare il suo centro di gravità, lo fa tra alti e bassi ma è in crescita e anche i compagni devono avere fiducia in lui con palloni giocabili. Non può vagare in mezzo al campo senza sostegno. Ci vuole di più, molto di più.
Giacomo Mayer