C’è che due bimbine, Viola e Sole, una di terra e l’altra di mare, ormai prossime ai tre anni, mi danno la mano, mi guardano in fondo e coi loro occhi mi raccontano il mondo come dovrebbe essere, insomma come vorrebbero che ce lo dovessimo inventare. E allora mi sono messo a scrivere fiabe, lunghe lunghe oppure minuscole e sottili. La prima parla della Colomba della Pace, la scultura che ha fatto il mio amico Pablo un giorno che si sentiva solo, per farla volare, la seconda, invece, racconta la mia amicizia col pesce Ambrogio che durante le mie vacanze a Calambrone mi veniva sempre a trovare, saltando nell’acqua, giusto per farmi ridere e nuotare, nella terza ci sono io e i miei amici, Marco e Fabio, che risolviamo un enigma bello grosso, un rompicapo vero e proprio, con l’aiuto di un geco, Ernesto, che abita a Cenaia, che ama tanto prendere il sole e un sacco scherzare. Inizio verso sera, al tramonto, quando il sole e la luna si salutano, scambiandosi due opinioni su quel che han fatto o che dovranno fare. Prendo il mio libro di Gianni Rodari e, ancora illuminato dalle sue parole, immagino i dintorni, le nuvole che mi fanno le boccacce, le stelle che mi inseguono, il mare o la montagna in ogni mia città, a Livorno e a Pisa, a Bologna e a Lecco, a Bergamo soprattutto, dove c’è il mio cuore, i miei figli, Vinicio e Zeno, Ze, detto Zen Zenisky. E torno bambino, sui banchi delle elementari, e rivedo le mie maestre, la Lilly e la Patrizia, la Monica e la Marilisa che arrivava in classe chiedendoci “what’s your name? How are you?”. E mi scopro un uomo buono, migliore perché non rutto mai le mie sfortune addosso agli altri e voglio bene a tutti, ai bianchi, ai gialli, ai neri, ai marroncini e ai vichinghi come me. Sono passati tanti anni, quaranta almeno almeno, e non so dove siano le mie maestre, magari in Australia, tra i campi di canguri, oppure in California, a surfare sull’oceano col Mago Merlino, o, ancora, in India ad addomesticare serpenti lunghi lunghi e un po’ lunatici come Kaa. Ma ogni volta che sono grande, e mi capita una volta al mese, e accendo la tv e ci sono i politici in televisione, che ce l’hanno con questo e con quello, che comandano e che prendono tanti soldi che non basta una banca per tenerli dentro, ma che comunque sono arrabbiati e che hanno sempre un nemico da insultare, vorrei avere una bacchetta magica per farli tornare bambini. A scuola, dove ci sono le maestre che a me hanno insegnato che siamo tutti uguali, nell’anima e nel cuore, che l’arcobaleno arriva ogni volta che lo vogliamo, che il primo compito da fare è imparare ad abbracciarsi quando arriva il temporale e che le armi sono orrende. Neanche da guardare. Da buttare e da dimenticare.
Ps – Farò un libro per bambini a Natale. Il ricavato sarà per i bimbi in guerra, a Gaza e a Kiev e negli altri Paesi dove c’è un conflitto che non so. Accetto consigli sulle associazioni da contattare.
Matteo Bonfanti
Nella foto: io pupo, fotografato per un libro delle elementari