Tutto a pelo d’erba, mica a tavolino: “Non è tra Spalletti e me, dipende da chi va in campo e come lo fa. Noi allenatori non abbiamo il joystick per tenere tutto sotto controllo. E mi scappa da ridere quando leggo le statistiche dei confronti: si può forse rimproverare a uno che ha in mano il Levante di perdere sempre col Barcellona?”. La vigilia di Maurizio Sarri rivela qualche sonno agitato: “La Juventus è una pagina chiusa, uno scudetto vinto dopo essere stato dato per scontato mentre non lo era assolutamente. Un’esperienza strana e difficile anche per ragioni extracalcistiche”, taglia corto il tecnico dell’Atalanta, riferendosi all’annata 2019-2020 sospesa a marzo e ripresa in estate per la prima ondata pandemica, senza pubblico negli ultimi mesi.
Con due panchine già saltate in A, Grosso a Firenze sostituito da Vanoli e Tedesco a Bologna rimpiazzato dal fresco ex nerazzurro Palladino, l’uomo di Figline Valdarno non sente il fuoco sotto la sedia: “Di chi la responsabilità delle cacciate anzitempo, della mentalità che porta a licenziare uno se perde nelle prime giornate o a esaltarlo se vince da una big? Io la darei a voi giornalisti e ai dirigenti. Lo dice anche Klopp che un allenatore non si può giudicare dal suo primo anno alla guida di una squadra. Nel mio caso è passato un mese”.
Capitolo pazienza, con questo 4-3-3 che fatica a essere ingranato: “Non so dire nemmeno quanto sia inserito Kristensen nella linea a quattro o quanta fatica abbia fatto, ma gioca lui perché Kossounou è fuori. Da dieci giorni se non altro si allena costantemente in gruppo dopo aver recuperato dai problemi alla caviglia. Ha sicuramente qualità individuali – continua Sarri -. Finora la fase difensiva è stata eseguita troppo bassa e passiva, con letture non buone. Uno con l’etica del lavoro di Kolasinac può fare il trascinatore, mentre Scalvini ha ampi margini di miglioramento come leadership e personalità. Alla Lazio avevo il novanta per cento di giocatori che avevano già giocato con me, adesso il percorso è diverso”.
Capitolo calendari, un pallino sarriano: “I Mondiali che finiscono dopo metà luglio, il mercato il primo settembre… Si rischia di prendere un giocatore a fine agosto e arrivare a novembre con dieci allenamenti pieni, perché adesso ci sono due turni di sosta per le Nazionali. Fino a novembre si resta cinque settimane senza. Non è possibile andare avanti in questo modo, piuttosto si finiscano i campionati in anticipo per lasciare posto al resto”.
Spazio al momento amarcord: “Mazzola è un mio compagno di figurine. Un giocatore di grande livello, quando scompaiono questi personaggi si portano via una fetta della tua vita. Lo ricordo con la maglia azzurra, ai Mondiali, sono ricordi che ti rimangono e ti svaniscono davanti”. E ancora, varie ed eventuali: “Voglio un’Atalanta più propositiva, come nei 20-25 minuti a partita finora, specie con la Roma dove eravamo in vantaggio al novantesimo. Vorrei vederli trasformarsi in 60. Nella pausa si lavora sulla condizione fisica, tecnica di chi resta individualmente. Il problema delle Nazionali nel rapporto coi club è distruttivo, non può andare avanti così: per cinque settimane si resta quasi senza giocatori, andrebbero confinate a fine stagione, il calendario s’ingolfa e c’è pure l’ipocrisia delle liste coi limiti: allora ne consentano con 40 giocatori… Le parole di Cristiano Lucarelli sulla tessera del tifoso, le trasferte e i divieti (“Voglio rinascere prefetto, ndr”: la procura di Livorno ha aperto un fascicolo)? Non mi vorrete far fare la stessa fine? Magari esagera nei toni, ma sono vicino ai nostri tifosi e contrario alle pene collettive. Perché se uno non ha fatto niente di male deve rimanere fuori dallo stadio, magari col figlio, se non fa una tessera? E’ anticostituzionale”.
“La partita di domani è dura, non per Spalletti ma per chi c’è in campo. Noi allenatori non controlliamo tutto col joystick. Siamo legati ai giocatori, al modo di giocare, al loro rendimento. Ho un buon rapporto con Luciano, negli anni miei a Empoli lui era rientrato dalla Russia. Abbiamo allenato talvolta le stesse squadre o nelle stesse piazze, ci siamo visti spesso soprattutto nella Capitale. Nella costruzione fa tre più due e quattro più uno in fase offensiva: abbiamo già affrontato squadre col 3-4-2-1”.
Davanti c’è un altro pallino, in carne e ossa: “Raspadori ha fatto fatica a trovare una condizione fisica di livello. Col Cagliari entrando più centralmente non ha inciso, ma ho avuto l’impressione di un giocatore vivo”. Infine, il dubbio amletico: “Kessie o Gaetano? Ho ancora un giorno per pensarci, preferirei per rispetto dirlo prima all’uno o all’altro che ai giornalisti. Ma possono giocare entrambi, perché Franck fa anche la mezzala e Gianluca può farlo, ma il suo futuro è da centrocampista centrale”. E gli avversari? “Nell’ultima partita la Juve ha mostrato soluzioni che negli ultimi tempi abbiamo già affrontato. Un 3-4-2-1. Le partite si vincono o si perdono in relazione al momento nostro e degli avversari. Mi scappa da ridere quando vedo gli scontri diretti tra allenatori: se alleno il Levante, mi si si può rimproverare di perdere sempre col Barcellona? Se lo battessi, allora non allenerei più il Levante…”. Esseffe


sabato 19 Settembre 2026

