E ti pareva. Flessore sinistro di Kristensen e adduttori di Gateano, l’infermeria dell’Atalanta a Firenze va in doppia cifra. C’erano già Hien, Kolasinac, Kossounou e Kolasinac solo dietro, Kessie in mezzo, Raspasori e Scamacca davanti, Bellanova in corsia, Pompei tra i pali. “Mi viene da ridere a chi se la prende con la preparazione. Ventuno giorni in nazionale nell’ultimo mese e un match ogni tre giorni significano che la preparazione non c’è. C’erano otto infortunati alla vigilia, due erano previsti a part time e uno è dovuto entrare subito. Fiocano sempre i soliti e i risultati sono questi. Ma è stata una bella partita, godibile, come presupposti avremmo potuto essere ancora più pericolosi”. Maurizio Sarri spiega così parte delle concause di quella che non sa definire se una mancata vittoria o un pari tutto sommato appetibile: “L’approccio nel primo tempo è stato a metà fra meriti altrui e demeriti nostri, quello al secondo forse è stato condizionato dalla mezzora d’intervallo per il cambio dell’arbitro. Era una sfida in cui ci stava di tutto, difficile dire se siano due punti perso o uno guadagnato. Raggiunto il due pari, io ero convinto di vincere. Non avere annoiato è già tanta roba. Il pareggio è già tanta roba in un periodo da sopravvivenza e non da lusso. Gli ultimi due infortuni rendono ancora più complicata una situazione che adesso mi preoccupa”, spiega l’allenatore nerazzurro.

“La Fiorentina è partita bene, ma dopo un quarto d’ora siamo stati una squadra viva e dalla pericolosità offensiva di alto livello. Non siamo stati bravi a chiudere certe situazioni che pure abbiamo creato. Servono più solidità ed equilibrio, per il resto: è quello che ci manca. Ma rispetto a qualche partita triste che abbiamo fatto in un periodo difficile bisogna accontentarsi di un punto”, la disamina sarriana. Per il blackout da rimonta viola, la spiegazione è quantomeno curiosa: “L’approccio nel secondo tempo, in vantaggio, non era semplice. Davanti ad attacchi di casa sotto i loro tifosi, pur dando meriti agli avversari, siamo rimasti fermi un po’ troppo – il resto del tecnico di Figline Valdarno -. Kristensen e Gaetano? Non ne so ancora nulla, abbiamo recuperato due giocatori part time ma otto erano già fuori. E la situazione si sta facendo ancora più difficile. Ma non stiamo piangendo, stiamo andando dentro e stiamo facendo le nostre partite. De Ketelaere ha risposto con due buone prove”. E il minus della nona giornata? Forse è colpa del Manchester United che ha cambiato idea? “Per Ederson ci vuole pazienza, ha passato un’estate particolare che inconsciamente gli pesa addosso. In fase difensiva sta dando una grossa mano, presto lo ritroveremo al cento per cento”.

A bordocampo a DAZN, Charles De Ketelaere ha provato a spronare la squadra: “Se vogliamo fare passi avanti, bisogna vincere. Io con questo sistema di gioco, stando più centrale, ho più libertà e mi trovo meglio, ma non sono contento. Una partita così era da vincere, dobbiamo alzare tutti il livello in tutte le cose. Dobbiamo farlo per i tifosi e per la società”, il parere del fantasista fiammingo. Gli fa eco Davide Zappacosta, le cui parole assomigliano a quelle delle volte precedenti: “Siamo dispiaciuti perché dopo un buon primo tempo ci siamo abbassati troppo lasciando il pallino del gioco a loro che hanno segnato due gol. Un peccato: c’erano spazzi, avessi retto di più tenendo alta l’intensità avremmo potuto vincere la partita. Nel primo tempo ne ho saltati due ma con la coda nell’occhio non ho visto compagni in area: un peccato anche quello”.

Lorenzo Bernasconi si unisce al coro: “A ogni partita perdiamo pezzi, ma non è un alibi. Chi gioca deve dare il cento per cento. Dobbiamo fare di più, il risultato ci sta stretto anche se siamo riusciti a recuperarla. Nel secondo tempo, in vantaggio, abbiamo preso due gol in poco tempo. Va data una scossa, era successo lo stesso col Frosinone: siamo rientrati un po’ così e abbiamo compromesso la gara. Personalmente la linea a quattro mi sta imponendo compiti più difensivi, ma quando si attacca sono libero di agire”.

Le pagelle al Franchi – Troppo poco dietro De Ketelaere e Zalewski on fire

Dietro Charles De Ketelaere, se non c’è il vuoto non è che ci manchi granché. Ma mettiamo sul piedistallo anche Nicola Zalewski. Giù, ecco il solito Ederson, lo stesso del retropassaggio-killer per costringere l’Atalanta col Frosinone nella stessa partita a rincorsa a parti invertite in casa della Fiorentina. Joao Mario ha lo stesso spazio per concludere, sul 2-1, regalato da Samardzic a Terzic domenica scorsa. La difesa? No comment, parlano le pagelle, ma ancora prima i fatti.

Carnesecchi 6: chiude l’angolo a Mastantuono, la prende anche alla coppia Ndour-Pellegrino nel mega rimpallo anche se non era impossibile, quindi Joao Mario una seconda volta lo imbocca. Decisivo? No. Lo è De Gea, su Kristovic a fine primo tempo e CDK nel secondo.

Zappacosta 5,5: responsabilità dirette sul provvisorio vantaggio viola. E averla fatta da vice-assistman sul punticino non lo salva dall’insufficienza. Se non gioca lì lui, però, chi lo fa?
Kristensen sv (5’ pt Scalvini 6: rivede la luce dopo 17 giorni cavandosela per modo di dire. Su un suo recupero a momenti il fiammingo non la metteva col piede debole).
Obrić 5,5: sfortunato sulla deviazione del 2-1 di Joao Mario? No, da professionisti si deve sapere sempre dove stare. E lasciamo perdere aiuti o raddoppi che dir si voglia su Mastantuono.
Bernasconi 6: duello perso con Mastantuono, che nondimeno non segna anche perché lui lo chiude sul sinistro. E comunque, costretto in trincea, mangia meno fango e respira meno iprite di altri.

Gaetano 6,5: recuperone ai danni di Fagioli sul ribaltamento per il vantaggio, il suo lavoro oscuro anche rinculando non viene mai sottolineato (12’ st Pašalić 5,5: a cosa serva in una mediana a due non è dato saperlo, ma l’adduttore del compagno non lasciava scelta).
Éderson 5: a che serve un capitano che ne azzecca molte meno della media d’un’onorata carriera? Passerà per vedova di Gasperini pure lui? Come lascia tirare Joao Mario sul provvisorio svantaggio è inconcepibile. Come regala un fallo laterale disimpegnano col tacco nel nulla, idem. Sono due partite che non propone alcunché dalla cintola in sue e in più fa i fiocchetti ai regali di Natale anticipati.

Elmas 6,5: discreta partita, si fa preferire chi non rende nemmeno lontanamente come lui solo perché già ammonito (13’ st Rowe 5,5: finora è una scommessa persa. Non c’è altro da dire, anche se pare pure impegnarsi).
De Ketelaere 8: seconda partita filata sugli scudi, ma alla fine fine sta a un gol e quattro assist complessivi come il polacco di Poli. L’unico a vederci chiaro nella nebulosa tattica tendente all’infinito.
Zalewski 7: ci prova e qualche volta gli riesce. Bel rimorchio per mettere il naso avanti. Il pari, poi, che bel sinistro, a destra dove è parimenti ficcante, se non proprio efficace con continuità (39’ st K. Sulemana sv: bentornato, dopo quel collaterale lesionato a Gelsenkirchen a una settimana da ferragosto).

Krstović 5,5: De Gea gli ruba il due zero su quello stacco perfetto ed emotivamente la sua partita cala il sipario. In questo momento vale tre Scamacca, che è di nuovo ai box. Normale pagare qualcosa. Forse spendere per un terzo centravanti non sarebbe stato un errore.

All. Sarri 6: con questi ultimi due, gli infortunati sono a doppia cifra. Un’attenuante piena per chi sta in panchina e ha l’onere di dare ordini. Dice che la preparazione non c’entra, perché nell’ultimo mese per via delle Nazionali non c’è stata. Giusto, il calendario è tiranno. Ma la squadra non è mai continua, soffre sempre di amnesie, dietro sta troppo bassa e becca. Lì le Nazionali mica c’entrano. O i giocatori sono poco ricettivi, o è troppo una brava persona lui per imporre la rivoluzione che del resto è una scelta societaria dopo l’annata-cuscinetto tra Juric e Palladino. Il primo non s’era ammanicato con lo spogliatoio, l’altro con la sua eleganza non aveva poi fatto male. E a Bergamo non siamo poi così abituati a chi trattiene rabbia ed esplosioni. Effesse