Un uomo dalla smisurata gentilezza, sono certo che la scomparsa di Franco Tentorio, sindaco della nostra città dal 2009 al 2014, sia un dolore profondo per tantissimi bergamaschi. Io per primo.

Parlo della mia esperienza facendo un passo all’indietro e tornando ai primi anni di questo secolo. All’epoca il mondo dell’editoria era molto diverso, la politica locale era ad appannaggio de L’Eco in modo pressoché totale. Le notizie arrivavano solo lì e io, allora giovanissimo caporedattore de Il nuovo giornale di Bergamo, spesso ne ero completamente tagliato fuori. Tanto dipendeva dai numeri incredibili del quotidiano di viale Papa Giovanni, una macchina da guerra con pochi eguali in Italia, un giornale imprescindibile per chiunque vivesse all’ombra delle Orobie, un po’ era anche per via del fiuto dei loro cronisti di punta, tra tutti Dino Nikpalj, collega che scriveva cosa stava accadendo in Comune sempre prima degli altri. Per noi de Il nuovo giornale di Bergamo Veneziani era inarrivabile, per L’Eco era di casa.
Poi però Franco diventò vicesindaco e qualcosa cambiò. Tentorio era infatti un politico dall’immensa disponibilità, pronto a farsi una bella chiacchierata con chiunque lo andasse a trovare nel suo ufficio. Ricordo che la prima volta che lo intervistai parlammo solo di Atalanta e scoprii che aveva una passione unica, dovuta anche ai noti trascorsi famigliari. Chi mi conosce sa che io sono di sinistra, non lo nascondo, eppure a me Franco piaceva. Era un politico vecchio stampo, di quelli cresciuti all’interno dell’Msi, coerente e innamorato delle istituzioni. Passato il nostro primo periodo, diciamo in cui ci eravamo conosciuti, eravamo diventati amici perché con Franco parlare era facile. Persona molto colta, aveva un modo di chiacchierare amabile, raccontava un sacco di aneddoti sulla sua vita, ma era anche capace di ascoltare a fondo il suo interlocutore, a volte consigliandolo. E poi era un politico ironico, dei pochissimi a cui piace farsi anche una risata, spesso dalla battuta pungente.
Questo mi viene da scrivere in questo momento dove tanti sono i ricordi e ho la stessa sensazione di ieri, quando ho saputo della morte di Beppe Savoldi, altra persona a cui mi sentivo legato, altro uomo che mi dicevo che avevo voglia di andare a trovare, rimandando ogni volta a data da destinarsi per via del mio numero sempre crescente di impegni.
Franco Tentorio, vicesindaco e poi sindaco di Bergamo, politico che ha servito la nostra città per mezzo secolo, era infatti diventato consigliere comunale nel 1970, aveva 81 anni e una smisurata passione per la bicicletta, il suo pallino, raccontato mille volte in lungo e in largo a me, allora un giovane cronista a cui lui voleva bene.
Matteo Bonfanti