Una tragedia immane, occorsa in un giorno particolarmente malinconico, quale la domenica del “Pieri para Todos”: full immersion di partite dedicate, presso gli impianti dell’oratorio di Loreto, al ricordo di Pierangelo Ceribelli, più semplicemente “Il Pieri”.
Doveva essere la domenica della festa, perché chi conosceva il “Pieri”, e chi conosce il variegato mondo che per tanti anni ha gravitato nell’orbita del calcio Uisp, sa che alla fin fine il miglior modo, per ricordare un amico che non c’è più, è festeggiare. Condividendo una partita a pallone, magari sotto il sole cocente, e poi trovare refrigerio in una birra e in una chiacchierata con i compagni di sempre. Un sacco di campionati trascorsi assieme, i tornei estivi, l’Atalanta: ma soprattutto il piacere di ritrovarsi. Specie quando il tempo non fa più sconti e le possibilità di rivedersi si fanno sempre più rarefatte. Eppure mai e poi mai ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa del genere: una tragedia che ci porta via un altro pezzo pregiato di quel mondo, ancor più pregiato se rapportato a una figura poco incline ai compromessi, alle mezze misure, alle facili carezze, come Davide Monaci. Se ne va un’altra istituzione del calcio Uisp e del calcio bergamasco e quel che è peggio è il senso di impotenza che scaturisce provando ad analizzare i perché di questo dramma. E poi, noi dove siamo stati? Certo, diventerà doveroso analizzare i fatti, per avere un preciso quadro della dinamica e dell’accaduto, ma quando di mezzo c’è un certo tipo di ricostruzione, seppur parziale, l’animo si rabbuia repentinamente, lasciando travisare che Davide aveva bisogno di tutti coloro che gli volevano bene. E in tanti volevano bene a Davide Monaci, più semplicemente “Bomber Monaci”. L’epopea vissuta ai tempi del dilettantismo; quella fiera consapevolezza che se il Bergamo&Sport fosse nato qualche anno prima, avrebbe rovesciato fiumi d’inchiostro per raccontare e celebrare un attaccante di razza, avvezzo alle vagonate di reti e ai colpi raffinati. Un mix sublime di tecnica e istinto realizzativo, poi convogliato nella leggenda, nella narrazione più corposa e avvincente, innescatasi con l’approdo di Davide Monaci nel calcio Uisp. Gli anni dell’Ardenghi New Air, poi divenuto Ardenghi – Bar del Viale, fino al dolce crepuscolo rappresentato dal Birrificio Maivisto. Trionfi in serie, i gol a raffica e quell’innato carisma che ci portava a riconoscerlo quale autentico uomo-squadra, leader in campo e fuori. Perché, dopo tutto, la sua dolcezza d’animo era percepibile soprattutto all’esterno del terreno di gioco, quando c’era da organizzare un torneo, o quando c’era soltanto bisogno di un amico, pronto a portare una parola di consiglio e conforto. L’apoteosi del personaggio emerse lungo le kermesse romagnole organizzate dalla Uisp Lombardia. Gli Ardenghi che dominavano in lungo e in largo sul campo, infilando titoli a go-go; le inenarrabili gesta compiute in Riviera, tra una capatina in birreria e le festa selvaggia in albergo; quel memorabile lunedì, giorno che il guerriero pallonaro dedica al riposo, in cui Davide Monaci ci deliziò tutti, con una rovesciata sulla spiaggia che sancì il punto durante una partita di footvolley. Che personaggio Davide Monaci! Ciò che primariamente viene in mente è il fuoco, il vulcano, quel suo essere instancabilmente votato a dire la sua: tanto più quando di mezzo c’era il direttore di gara e uno spinoso caso da moviola. L’indole fumantina in campo, contrapposta a una dolcezza d’animo infinita, come attestano le svariate amicizie nate attorno al pallone e culminate in rapporti profondi, intensi, come compete a chi non ha avuto solo carezze dalla vita, ma anche brutte batoste e passaggi a vuoto. Pescando nel linguaggio motociclistico, viene in mente quel detto che recita: “Se sei incerto, tieni aperto”. E Davide Monaci, capelli lunghi e aria un po’ rockettara, come compete ai veri motociclisti, era uno abituato a tenere sempre aperto, anche quando gli ostacoli si paravano dinanzi in serie. Poi il buio, o meglio la progressiva perdita dei contatti, mentre il calcio Uisp prova a raccogliere i suoi cocci e, per provare a ripartire, non può prescindere da una chiacchierata, o un amichevole confronto, con il clan di Monaci. Un clan fatto di amici veri, del quale, senza voler fare torto a nessuno, si vuole fare menzione di tre elementi in particolare, che vivono in queste ore momenti di grande sconforto e dolore. Da una parte, Angelo Terzi, il compagno per antonomasia, oltre che amico fraterno, protagonista al fianco di “Bomber Monaci” lungo l’epopea vissuta prima con gli Ardenghi e poi con il Birrificio Maivisto. Dall’altra, Andrea Orlandi, che sul campo si alternava scientificamente con Monaci, dando vita a una staffetta ultra-celebrata. In tempi recenti, il loro rapporto è proseguito, anche grazie al bar di Andrea, diventato spesso volentieri teatro di bellissimi ritrovi. E l’ultimo da menzionare è Yuri Cortesi, coinvolto nell’avventura romagnola vissuta ai tempi delle finali regionali. Il fuoriclasse, il top player, convinto con le buone e le cattive da Monaci, fino a una scommessa che tutti coloro che parteciparono a quella spedizione si ricordano ancora bene: “Se mi fai vincere, io mi faccio tagliare i capelli da te”. Quella foto ce l’abbiamo ancora e la custodiremo a lungo nel cuore, quale attestato delle amicizie che un personaggio come Davide Monaci ha saputo costruire. Nel nome del calcio, nel nome di una passione che era per lui molto più di un passatempo. Nell’ultima domenica di giugno, ha vinto il buio più cupo. Ma riportando a galla i ricordi più belli, pensando soprattutto a Lucrezia, la figlia di 14 anni, vogliamo credere che il sole di Davide Monaci, il sole di una figura passionale e dall’impareggiabile carisma, non tramonterà mai e ci accompagnerà per sempre.
Martedì mattina alle 10 alla chiesa parrocchiale di Osio Sopra i funerali.
Nikolas Semperboni

Nella foto bomber Monaci è con Yuri Cortesi