La nona più falsa che esista. L’Atalanta della pareggite occupa attualmente tale posizione, quindi fuori dalla zona coppe, nella classifica del massimo campionato, ma per le chances create e spesso non finalizzate dovrebbe essere sul podio, sei gradini più su. Soltanto Inter e Napoli ne producono di più. Lo stesso Diavolo, che martedì non ha messo il coperchio alla pentola dopo aver acceso il fuoco ma vale a maggior ragione l’opposto, e la Roma del grande ex Gian Piero Gasperini ne subiscono invece meno. 15,46 ad allacciata di scarpe sono una media altissima, per quanto niente affatto rispecchiata dai punteggi finali. 

Gli xG, per esteso expected goals (fli xGA, “against”, sono le palle gol concesse), sono una voce statistica che non lascia campo agli equivoci, nel senso che si tratta delle chiare occasioni da gol in cui la marcatura è scientificamente attesa, ma non sempre realizzata. Il vero punto di svolta, come racconta il raffronto tra la graduatoria ufficiale, sulla base cioè dei risultati conseguiti e dei punti raccolti, e le voci raccolte da understat.com, sarebbe appunto iniziare a segnare quando ce ne sono tutti i presupposti.

Il vero freno alla novella grandeur della squadra bergamasca, che su dodici incontri dallo start stagionale fino all’anticipo dell’infrasettimanale solo tre volte ha segnato più di una rete. Ovvero nelle due vittorie consecutive, fin qui le uniche, in serie A, il poker sporco al Lecce il 14 settembre e il tris sul campo del Torino sette giorni più tardi, e nel 2-1 al Bruges a fine settembre in Champions League.

Ben sei 1-1, al netto degli occhiali con la Lazio sul fronte interno e con lo Slavia Praga sul palcoscenico europeo, stanno zavorrando il cammino della squadra di Ivan Juric. Col Pisa all’esordio e col Milan due pari acciuffati dominando, un po’ meno a Parma, certamente nel secondo tempo a Cremona sabato scorso e pure col Como alle soglie della seconda sosta per le Nazionali dove al contrario s’era andati in vantaggio come con la Juventus. E ancora, in tre match non s’è segnato, compresa la sola battuta d’arresto in casa dei campioni d’Europa del Paris Saint-Germain, e altrettanti sono stati i clean sheet (Torino, Lazio, Slavia).

La cura, in definitiva, è l’aumento deciso della percentuale realizzativa. Come? Raggiungendo nuovi equilibri e soprattutto il top della forma in tutti i componenti il reparto offensivo. Charles De Ketelaere, Nikola Krstovic e Kamaldeen Sulemana sono a quota due in campionato e nessuno tra i bergamaschi ha segnato più di loro. Ademola Lookman, sbloccatosi coi rossoneri, ha appena raggiunto a 1 Gianluca Scamacca, il centravanti da riportare in forma-partita. Lazar Samardzic, con Marco Brescianini l’opzione più teoricamente avanzata del reparto di mezzo, è a due col rigore ai belgi, come l’eclettico Super Mario Pasalic, match winner nel finale coi belgi e mancato tale al “Tardini”. L’infortunato Giorgio Scalvini e Nicola Zalewski l’hanno messa solo sul fronte interno.

In definitiva, è ancora presto per parlare della solita cooperativa del gol, espressione molto sentita da queste parti da nove anni a questa parte. I giocatori a segno per adesso sono in doppia cifra totale. E i risultati non rendono onore alla fase di costruzione e creazione: 15-12 come quoziente reti complessivo e 13-7 nel solo campionato non rendono giustizia a quel 15,46 di expected goals. Si può fare di più. Anzi, una cosa sola: spararla in porta purchessia. Alla Dea, per riscalare l’Olimpo come ai bei tempi, non serve e non manca altro.
Simone Fornoni