Eccoci qua, il mio allegro preambolo scritto il giorno prima della partita. Grande fiducia. Dopo le due partite ultime dove, oggettivamente, ho visto dei passi avanti nel gioco dell’Atalanta. Pian piano forse il metodo Sarri comincia a sentirsi al netto dei  troppi, troppi, troppi infortuni. Ma ci rendiamo conto cosa stiamo regalando agli avversari! A tal punto, qualche sospetto nasce; come diceva qualcuno “pensare male è peccato ma a volte ci azzecchi”.  Il gruppo dei preparatori atletici portati da Sarri con a capo Tognaccini, l’ex Milan Lab, magari hanno qualche responsabilità o hanno fatto qualche sbaglio? È chiaramente il dato più preoccupante di questo inizio stagione. Il mister giura che non è colpa assolutamente della preparazione, e siccome Sarri non è un bugiardo, noi intanto gli crediamo.
A proposito di allenatori, continua a tormentarmi la partita col Frosinone e il gioco di quella squadra incredibile allenata da un allenatore, Massimiliano Alvini, del quale comincio a innamorarmi, ovviamente nel senso calcistico, mi piacciono le donne: so ala égia. Che personaggio Alvini, ex AlbinoLeffe. Simpaticissimo, allegro, guascone, un po’ come tutti noi vorremmo un po’ esserlo. Uno che quando gioca una partita gioca solo ed esclusivamente per vincere, non conosce altro tema. Con qualsiasi squadra, anche col Real Madrid. È uno che al termine della partita, per prima cosa si gira e dice al suo staff ai giornalisti: vi siete divertiti?  Troppo forte! Insomma mi piacciono questi tipi di allenatori, detto ciò sono straconvinto che noi dobbiamo andare avanti con il nostro mister e lasciargli finire il lavoro. Non si può mandare via un allenatore dopo tre mesi, come dice giustamente anche un altro grande allenatore, Fabregas, vedi intervista al Corriere 8 giugno dell’anno scorso.
Noi tifosi non vogliamo dare consigli a Luca P., che è bravissimo a scegliere i collaboratori, ma ci permettiamo di consigliarli di guardare anche all’estero. Magari il mio sogno: Francesco Farioli, un altro mio preferitissimo: ex Nizza, Aiax, ora al Porto. Ok, dopo i preamboli, mi preparo per andare allo stadio. Abbiamo il Parma.
Credo ingenuamente, che quando abbiamo un avversario in casa, noi ospitiamo anche una città, in questo caso Parma, e che città! Forse agonisticamente sbaglio, ma anche il tifoso della squadra avversaria, costretto in quel triangolino di curva, andrebbe sempre rispettato, mai offeso, come è giusto non offendere chi ti ospita. Sarà un’utopia, ma lasciatemelo credere.
Per quanto riguarda me, ultimamente Parma è “il mercante in fiera”, che probabilmente è la mia scusa che ho per andare poi a mangiare in una delle trattorie che amo di più. La Buca a Zibello.
La cara Miriam, che ci chiamava i ragazzi, purtroppo non è più tra noi. La sua cantina con i culatelli più buoni del mondo, appesi con il loro grande desiderio di nebbia, di freddo e umidità, aspettano di essere tagliati dalle Berkel rosse antiche. La Buca non ha bisogno della mia pubblicità, ma l’Elio Ghisa darebbe tre stelle più altre tre stelle. Il suo ex capo, il grande Gino Veronelli, darebbe il cuore
Ecco, arriva il Parma. E quando arriva il Parma, prima ancora di pensare al pallone, mi viene fame. Prosciutto, culatello, Parmigiano Reggiano, tortelli d’erbetta. Una città dove si mangia così bene che viene quasi voglia di perdere la partita pur di farsi invitare a cena. Ho detto quasi! Parma ha dato i natali ad Arturo Toscanini, ha uno dei teatri più belli d’Italia e vive nel mito di Giuseppe Verdi. Insomma, gente abituata alla grande musica. Noi bergamaschi siamo più pratici: loro hanno il Teatro Regio, noi Gaetano, il musicista il cui cognome è il nostro teatro. La Forza del Destino contro la Lucia di Lammermoor. Ma il loro destino stasera è segnato (dai, anche il Villavalle ha vinto 5 a 2…). Poi noi abbiamo la Curva Sud e la Nord, E vi assicuro che, quando sono in giornata, anche la nostre curve sanno dirigere un’orchestra. Speriamo soltanto che stasera la musica la suonino i nerazzurri. Perché il prosciutto lo lasciamo volentieri ai parmigiani, ma i tre punti preferiremmo tenerceli noi.
(Divagazione. Kimi mondiale!!!  Come dice il Vasco: un lampo di luce in un mondo di balordi arroganti). Bene, eccoci il giorno dopo alla partita. Solito orario difficile, per “chi a la matina al laura” oter. Si parte… Escono i calciatori accompagnanti dai bellissimi bambini e bambine. Tra loro, il nostro ex enigma El Bilal. Hai segnato poco, non cominciare oggi.
La formazione è quella che ti aspetti in seguito alle numerosissime e gravi assenze per infortunio. Mariolone, CDK il motore, voglio vedere qualcosa dall’enigma Rowe: 40 testoni li voglio vedere in campo. La partita è partita come doveva partire, scusate il gioco dei vocaboli. CDK è come al solito il grandissimo ispiratore delle azioni pericolose. Il primo che fa un passaggio indietro al portiere entro in campo gli faccio il partorello. In campo c’è solo una squadra, Gaetano D. per ora sta dominando su Giuseppe V. La sto guardando in una trattoria romana con accanto una tavolata di tifosi romanisti, davanti a un cacio e pepe e un bicchiere di Malvasia puntinata. Non mi hanno riconosciuto, meno male perché non so come poteva finire.
Continuiamo ad attaccare senza risultati, in questi frangenti hai una paura assurda della beffa, ma loro mi sembrano veramente modesti. Eccola la beffa, non bestemmio perché è un grande peccato, e non si bestemmia mai. 0-1. L’enigma mi fa piangere. 40 testoni buttati?? Fine primo time.
Secondo time, pochi minuti, autogol di Zappa: 0-2. Pochi minuti e lo 0-3. L’ora più buia è arrivata. Londra, maggio 1940. Churchill deve decidere se arrendersi o combattere. Bergamo, novembre 2026. Luca Percassi deve decidere se insistere con Sarri o cambiare rotta. Non ci sono i bombardieri tedeschi sopra Londra, ma i palloni degli avversari che arrivano dalle parti di Carnesecchi cominciano a fare un certo rumore. Churchill aveva davanti la Wehrmacht. Percassi ha davanti una classifica che non promette niente di buono. Churchill scelse di resistere. Ma attenzione, caro Luca P., resistere non significa necessariamente restare immobili. E soprattutto, Churchill aveva una certezza: per vincere una guerra bisogna convincere i propri soldati a combatterla.
La domanda è: i nostri giocatori credono ancora nel loro generale? Perché, se non ci credono più, non basterà cambiare qualche schema. Bisognerà cambiare la storia. Chi vivrà vedrà… Luca P. non vorremmo essere nei tuoi panni. Noi, i Churchill, ti siamo vicini
Notte, atalantini!
Fabio Acquaroli