Dal “Carta Igienica Challenge” al “Christmas Match”: prende forma la rivalità tra due bomber mai passati di moda. Da una parte Luca Carioni, il “Cigno di Longuelo”, dotato di sinistro atomico ma anche di un carattere decisamente fumantino, valsogli un continuo peregrinare tra le categorie e le piazze più in voga tra gli Anni Novanta e Duemila. Scanzo, Ciserano e Pedrengo le tappe più rappresentative, per un attaccante che dall’alto dei suoi lunghi capelli sciolti, come compete ai grandi ribelli del pallone, da George Best a Claudio Paul Caniggia, ha vissuto di istinto e passionalità, mettendo comunque al centro della propria mission il gruppo-squadra e un ruolo da trascinatore, in termini di carisma oltre che di fiuto realizzativo. Dall’altra, Andrea Orlandi, “Il Magia”, ariete in grado di calamitare palloni e ambizioni trasformandoli in reti e allori, a partire dai trionfi di Madone fino ai più recenti successi conquistati nel calcio in orbita Uisp, prima, e Bergamo Tornei, poi. Due elementi accostabili, per caratteristiche tecniche e attitudini tattiche, eppur accostati, lungo la carriera, in una sola occasione, al tempo del calcio degli esordi e del trampolino rappresentato, per entrambi, dal Trealbe di mister Paris: autentica macchina da gol e di calcio-spettacolo. L’uno più rapace e opportunista, l’altro più orientato a dirigere il traffico dal vertice alto. Ma da ambo le parti, l’intento, coltivato con la personalità oltre che con un finissimo bagaglio tecnico, di portare quella squadra blaugrana nell’Olimpo del calcio lombardo. Fino a una finalissima culminata in una sconfitta che ancora oggi rappresenta un cruccio non da poco. Per il sesto capitolo di “Attenti a quei due”, Carioni e Orlandi ripropongono la loro personalissima sfida dal gradevole gusto-amarcord. Messo da parte quel rotolo di carta igienica che tanto ha fatto ridere e visualizzare, in occasione del primo lockdown, oggi, di mezzo, ci sono voglia di normalità e di ritorno sui tanto amati campi da gioco.

Nome, Cognome, Soprannome.
L.C.: “Luca Carioni. Per tanti ero “Bobo Carioni”, anche se mi piace ricordare l’appellativo che mi riservò Olivo Foglieni, il mio presidente a Ciserano. Per Olivo, ero “Drogba Carioni””.
A.O.: “Andrea Orlandi, “Magia” o anche “Mima””.

Professione.
L.C.: “Imprenditore e professore”.
A.O.: “Commerciante”.

Incarico nel dilettantismo.
L.C.: “Nessun incarico, almeno finché qualche squadra dell’Over 40 vorrà tornare a contare sulle mie prestazioni. Seguo mio figlio Ettore, calciatore anche lui”.
A.O.: “Fino a due anni fa ero viceallenatore all’Oriens di Diego Pagnoncelli: una grande persona, che mi ha aiutato tanto nel calarmi nella parte. Ora gioco a 7 nella Bergamo Tornei, con la RS Minuterie, squadra che ha raccolto l’eredità dei mitici Ardenghi, che in Uisp hanno vinto praticamente tutto”.

Pronostico secco: quando torneremo in campo?
L.C.: “Spero da aprile. Giocare in estate non sarebbe poi un grosso problema, dato il periodo di fermo così lungo ed estenuante da cui veniamo”.
A.O.: “Marzo, così almeno spero”.

Il tuo sportivo preferito.
L.C.: “Per ragioni diverse, scelgo tre giocatori. Caniggia per la sua imprevedibilità, ad ora credo ci sia lui sopra tutti. Poi c’è Trezeguet, per il senso del gol, e c’è Edmundo, per la sua follia”.
A.O.: “Ronaldo, il “Fenomeno”. Nonostante gli infortuni ha vinto tutto, lui era e resta il migliore in assoluto”.

Squadra del cuore. Da sempre?
L.C.: “Juventus. Basti dire che mio fratello si chiama Roberto perché l’idolo di mio padre era Bettega. La Juve è sempre stato un affare di famiglia”.
A.O.: “Inter, ma non da sempre. Fino ai 18 anni ero atalantino, con simpatia per l’Inter, poi mi sono innamorato di Ronaldo e di conseguenza dell’Inter”.

La vittoria (o la partita) che ricordi più volentieri.
L.C.: “Tutte le vittorie della Juve contro l’Inter. E sono davvero tante”.
A.O.: “Facile!!! Inter-Bayern 2-0, Milito Milito”.

E tra i dilettanti? Raccontaci la tua carriera.
L.C.: “Ho giocato con i miei amici fino a 23 anni, tra Terza categoria e CSI. Poi Nembro, Ponteranica, Almè, Madone, Pedrengo, Ciserano, Scanzo, Brusaporto, Grassobbio, Fiorente Colognola, Oratorio Colognola, Excelsior. Diciamo che non sono mai stato una bandiera (e ride, n.d.r.)”.
A.O.: “Ho iniziato come trequartista, per poi fare la punta grazie a Paolo Palazzi. Ho fatto tutte le categorie, dall’Eccellenza fino agli ultimi anni trascorsi tra Seconda e Terza categoria. Ho smesso a 40 anni”.

Qual è il ricordo più bello della tua carriera? E il più brutto?
L.C.: “Le vittorie più belle, a Ponteranica, quando ho vinto i playoff con il mio amico Baroni e la Coppa Lombardia conquistata con lo Scanzo, dopo una finale decisa dai calci di rigore. Il ricordo più bello è rappresentato dalle amicizie che ogni anno ho coltivato, mentre il ricordo più brutto deriva dalla scomparsa di un compagno con cui ho giocato a Madone”.
A.O.: “Di ricordi belli ce ne sono tanti, fin dal debutto in prima squadra a 16 anni. In particolare, c’è la finale di Coppa al “Matteo Legler” di Ponte San Pietro, vinta con il Madone dei tempi d’oro, davanti a tantissima gente, grazie a una mia doppietta. Di brutto c’è stato un infortunio alla spalla che mi ha costretto all’operazione. E che male!!!”.

C’è un dirigente con cui avresti voluto lavorare? E un giocatore?
L.C.: “Tra i dirigenti metto in cima a tutti Bruno Piccinelli, per la simpatia, e Adriano Riccardi, per l’amicizia. Tra i giocatori, mi piacerebbe rigiocare con Marco Siccardi, Diego Pedruzzi, Paolo Bonicalzi e Mauro Regonesi. Un bel poker di fenomeni”.
A.O.: “Ho parecchia stima per Stefano Albani, attuale presidente del Calcio Brembate: mi sarebbe piaciuto averlo da dirigente mentre io giocavo. Purtroppo, non abbiamo mai trovato un accordo. E poi c’è Andrea Erba, attualmente al San Pellegrino. Per l’affiatamento che abbiamo ora al bar dove lavoro, saremmo stati una bella coppia anche in campo. Mio nipote, Michele Riva, che gioca nel Villa Valle, sta un po’ a metà strada nel senso che ormai sono troppo in là con gli anni per poter pensare di giocarci un giorno assieme. Ma ha talento e potenzialità e credo che, semmai tornerò ad allenare, mi piacerebbe allenare uno come lui. In generale, credo non abbia particolare senso rimpiangere quelli che non sono stati compagni. Molto meglio, a mio avviso, ripensare ai bei tempi passati con giocatori del calibro di Scanacapra, Oscar Moretti, Daniele Falchetti, Giordano Colleoni. Ecco, per me il top sono loro”.

Il tuo sogno nel cassetto.
L.C.: “Oggi, chiaramente, dobbiamo tornare alla normalità”.
A.O.: “Ora come ora, serve in primis che tutto questo incubo finisca, così da tornare alla normalità. Nella vita di tutti i giorni, così come nello sport e sui campi da gioco”.

E in ambito calcistico, qual è la tua ambizione?
L.C.: “Mi piacerebbe allenare i bambini, seguendoli nella loro crescita. Ma dato il poco tempo a disposizione, temo che questo resterà ancora per un po’ un sogno”.
A.O.: “Mi piacerebbe tornare ad allenare, anche se con l’attività e un figlio di mezzo la vedo dura. Però non si sa mai…”.

Una persona cui sarai sempre grato.
L.C.: “Ne scelgo tre: mia moglie Sara, mio padre Walter e mamma Lisetta”.
A.O.: “Ce ne sarebbero tante. Oltre alla mia famiglia e alla mia compagna, ci sono due persone, in particolare, che mi mancano tantissimo e che vorrei tornassero qui. Una è mio fratello; una persona fantastica, il migliore in tutto e per tutto. L’altra è Bomber Davide Monaci, amico in campo e fuori. Sono loro grato per tanti motivi e ogni giorno la loro assenza si fa sentire”.

Un tuo pregio e un tuo difetto.
L.C.: “Il pregio è sempre stato il mio sinistro. Come difetto, la testa: visto da fuori, avrei odiato un giocatore così scontroso, dal punto di vista caratteriale, come me”.
A.O.: “Il senso del gol e un lavoro che non è mai mancato, al servizio della squadra, sono le mie maggiori qualità. Resta però il rammarico per aver perso certi treni, legati all’opportunità di approdare in categorie superiori. Con la testa di adesso non me li sarei lasciati sfuggire e quindi è innegabile che avrei potuto fare di più, anche se per essere felice mi basto così”.

Un pregio e un difetto dell’altro.
L.C.: “Dalla sua ci sono tecnica, potenza e grande personalità. Di contro, c’è che voleva stare sempre squadra con me in allenamento, perché sapeva che vincevo sempre (ride, n.d.r.)”.
A.O.: “Di pregi ce ne sono tanti! In particolare, tiro e colpo di testa erano devastanti. I problemi iniziavano fuori dal campo, dato che lui era sempre l’ultimo a uscire dalla doccia e mi toccava sempre aspettarlo (ride, n.d.r.)”.

Ricordi quando vi siete conosciuti?
L.C.: “Eravamo insieme al Trealbe….a occhio e croce direi ventisette anni fa”.
A.O.: “Al Trealbe, circa ventotto anni fa”.

Un bilancio del vostro percorso assieme.
L.C.: “Esperienza breve, ma decisamente succosa. Allenati da mister Paris, abbiamo vinto il campionato e l’attacco aveva fatto registrare una media di tre gol a partita”.
A.O.: “Vittoria del campionato col Trealbe, ispirato in avanti da un tridente da favola: Orlandi-Carioni-Baccalà. L’unica pecca è la sconfitta nella finale regionale. Perdemmo 3-2, con un gol mio e suo”.

Tu e lui come… a quale coppia vi ispirate?
L.C.: “Ibra e Trezeguet”.
A.O.: “Vialli e Mancini”.

Il più bel ricordo che hai in sua compagnia.
L.C.: “L’accoglienza riservatami quando sono arrivato a Treviolo e le pizzate post allenamento”.
A.O.: “Le trasferte trascorse a raccontarci barzellette in macchina e le pizzate di fine allenamento. Che risate!!!”.

Manda un saluto all’altro.
L.C.: “Ciao Magia, vengo a trovarti al bar appena ci danno l’ok: almeno, organizziamo una squadra per un bel torneo. Basta che corri un po’ anche per me”.
A.O.: “Ciao Bomber! Ci vediamo presto, prima al mio bar, poi in campo… tanto perdi sempre contro di me”.

Nikolas Semperboni