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Per il diciottesimo atto, “Attenti a quei due” riporta i propri radar su una piazza conosciutissima e ricolma di passione, laddove il calcio non può essere una mera questione di passatempo: Carobbio degli Angeli. Eppure, nel racconto monografico di Davide Ondei e Marino Sangaletti, il pallone c’entra relativamente, perché la loro è primariamente un’amicizia d’infanzia, più figlia dei giochi tra bande che della coabitazione su un campo da pallone. Soltanto in un secondo passaggio, i due hanno imboccato, naturalmente a Carobbio, un passaggio comune, a livello di guida tecnica, assumendo il comando di una formazione del settore giovanile biancoazzurro. L’uno a fianco dell’altro, come è sempre stato, nel segno della più totale intesa, perché a dispetto dei percorsi calcistici diversissimi non hanno mai smarrito le radici più profonde, riconducibili al paesello e a un rapporto che è nato e cresciuto praticamente da solo; senza condizionamenti, tantomeno opportunismi di sorta. La riprova proviene da quella splendida realtà che è “3 Giorni di Grinta” – vedere per credere la pagina allestita su Facebook – vale a dire una tre giorni di festa e divertimento dedicata da “Onde”, dal “Ciarro”, da tutta la compagnia di stanza a Carobbio degli Angeli a Matteo Gritti, l’amico di una vita scomparso prematuramente nel 2012. E in una brigata alquanto allargata, votata alla risata contagiosa e a un’aggregazione che oggi manca maledettamente, non poteva mancare il grosso calibro, colui che capace di mantenere fede alle aspettative viaggia oggi sulla cresta dell’onda, pur senza dimenticare il mondo da cui è venuto: Andrea Belotti, per tutti “Gallo”, amico sodale, insieme a un altro golden boy del nostro calcio come Michele Bentoglio, dei due protagonisti della puntata di “Attenti a quei due”. Il centravanti della Nazionale garantisce per tutti, ma soprattutto per “Onde” e “Il Ciarro” Sangaletti; pilastri di un reparto arretrato che rimanda immediatamente alla solidità della loro amicizia.
Nome, Cognome, Soprannome.
D.O.: “Davide Ondei. “Onde””.
M.S.: “Marino Sangaletti, detto “Il Ciarro””.
Professione.
D.O.: “Agente di commercio”.
M.S.: “Metalmeccanico”.
Incarico nel dilettantismo.
D.O.: “Giocatore, al Calcio Brusaporto”.
M.S.: “Portiere nell’ASD Carobbio 2020”.
Pronostico secco: quando torneremo in campo?
D.O.: “Fortunatamente, noi in pratica non ci siamo mai fermati, visto che stiamo applicando il protocollo dei professionisti. Prevedo che faranno di tutto per far ripartire l’Eccellenza, per non falsare la Serie D, mentre per il resto sarà per settembre”.
M.S.: “Spero settembre!”.
Il tuo sportivo preferito.
D.O.: “Paolo Maldini. Lo dico da milanista, per me è sempre stato il Capitano, un’icona che probabilmente non esiste più in questo mondo. Un esempio di leader, impeccabile in tutto ciò che faceva”.
M.S.: “Manuel Neuer, perché è un portiere completo in tutto”.
Squadra del cuore. Da sempre?
D.O.: “Milanista, da sempre e per sempre”.
M.S.: “Atalanta, da sempre!”.
La vittoria (o la partita) che ricordi più volentieri.
D.O.: “Sicuramente, Milan – Juve del 2003, finale di Champions vinta ai rigori. A dirla tutta, però, la più grossa soddisfazione da tifoso, che come tale deve soffrire prima di festeggiare, l’ho avuta con il pareggio nel derby di ritorno di semifinale. Ricordo come fosse ieri quell’1-1 con l’Inter e i minuti finali non passavano più”.
M.S.: “Atalanta – Valencia 4-1 (ottavi della scorsa edizione di Champions League, n.d.r.)”.
E tra i dilettanti? Raccontaci la tua carriera.
D.O.: “Sono cresciuto per anni nel settore giovanile dell’Albinoleffe, poi ho avuto la fortuna di fare l’esordio in Serie B, oltre ad altri tre anni vissuti in Lega Pro. Il mio primo vero anno di dilettantismo l’ho fatto nella Grumellese, in Serie D, dove ho giocato per due stagioni, prima di passare al Seregno. Dopo Seregno, è arrivato un anno a Darfo e poi sono passato al Brusaporto. Questa è già la seconda stagione”.
M.S.: “Un pezzettino di settore giovanile a Sarnico, poi Carobbio degli Angeli fino alla chiusura della società. Quando il Carobbio ha chiuso, sono andato tre anni alla Pro Mornico e un anno al Real Bolgare. Ora sono tornato a Carobbio, dato che il presidente Toti, fortunatamente, con tanta passione, ha rifatto la squadra!”.
Qual è il ricordo più bello della tua carriera? E il più brutto?
D.O.: “Di veramente bello c’è stato il mio esordio in Serie B (1 maggio 2012, n.d.r.), contro il Brescia, mentre il ricordo più brutto deriva dalla sconfitta in casa del Pordenone, che costò la retrocessione dell’Albinoleffe”.
M.S.: “Il più bello sicuramente è legato all’anno della vittoria del campionato di Seconda categoria del Carobbio, con tanto di tifosi al seguito. Il più brutto è stato il dover lasciare Carobbio. La società aveva chiuso e mi è toccato andare via”.
C’è un dirigente con cui avresti voluto lavorare? E un giocatore?
D.O.: “Sinceramente, non c’è nessun dirigente in particolare. Per quanto riguarda il calciatore, penso a mio fratello Ilario”.
M.S.: “Tra i dirigenti, dico mio zio Ivan Selini, ex diesse del Brusaporto e ora collaboratore allo Zingonia Verdellino. Tra i giocatori, diventa troppo facile dire Davide, ma voglio restare in famiglia e allora dico Ilario Ondei. Un grande giocatore, sfortunato dal punto di vista degli infortuni, e una grande persona”.

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Ondei e Sangaletti allenatori