Dovrebbe essere un giorno allegro, felice anche. La fine di un anno terribile, terribilmente condiviso a livello planetario. Poche volte accade che tutti, tutte le persone del pianeta, l’intera umanità, si trovi a vivere e condividere un vero e proprio dramma. Il 2020 sarà un anno da ricordare per quanto è stato nefasto per tutti, pochi esclusi. Quelli che ci avranno lucrato. Coloro che trovano nell’avidità la propria migliore espressione di gioia. Sono tanti, probabilmente tantissimi, ma di questi tantissimi pochi saranno stati al posto giusto nel momento giusto e con le carte giuste. Gente che non invidio minimamente e con cui son felice di non condividere la gioia che provano. Ed è qualcosa. Qualcosa di cui essere felice. La felicità non sta nelle cose che possediamo ma nella soddisfazione di noi, nella consapevolezza di essere nel giusto, di aver fatto il giusto, quello che andava fatto. Si dice che la speranza è l’ultima a morire e allora dobbiamo trovare la forza di sperare ancora. Perché se è vero che anch’essa muore, prima o poi, se muore lei moriamo noi stessi, dentro. Dobbiamo trovare la forza di sperare perché la forza di sperare è la forza di vivere, di lottare, di non arrendersi. E’ la speranza che ci sostiene nei momenti più bui, quando tutto sembra perduto, quando le braccia sono stanche e l’animo è sfibrato, allora quello è il momento in cui dobbiamo ergerci dentro noi stessi, e costringere cuore e nervi e muscoli a resistere, anche quando sono esausti e così continuare finché non vi sia altro in noi che la volontà che dice ad essi: resistete! E’ un imperativo, tanto più forte quanto più intimo, in quella profonda intima latebra di noi in cui solo noi, davvero, possiamo. E allora, ecco il messaggio di speranza: speriamo che il vaccino funzioni e che la guerra con la Covid volga a nostro vantaggio, speriamo che l’entusiasmo ci porti tutti a ricominciare e a ricostruire, che torni a girare l’economia e che la vita continui e sorga un luminoso mattino. Come dopo un terremoto, come dopo una qualunque calamità. O una guerra. In fondo, lo sappiamo, è nei momenti difficili che tiriamo fuori il meglio di noi. E questo è un momento certamente molto difficile, dunque sarà il momento in cui reagiremo e, ancora una volta, ce la faremo. Ognuno di noi. Nel suo piccolo pezzo di mondo, nella sua intima e personalissima realtà, nella sua vita, sì, ma tutti insieme perché la speranza è comune, il bisogno è comune, lo scopo condiviso, anche se non ce lo dichiariamo, e tutti insieme siamo inarrestabili, invincibili. BUON ANNO A TUTTI!!!

Dott. SU Tramonte