Oggi vi parlo di Camilla. Camilla non è sola, con lei ci sono tutti i giovani che in questi mesi sono morti dopo essere stati vaccinati, non solo in Italia, non è un posto così speciale, ma in tutto il mondo. E che ancora moriranno. Camilla ne è diventata il portavoce, per uno di quegli strano fatti del destino, e sto parlando di me, padre di una figlia con qualche anno in più. Sono triste, terribilmente triste. Ho visto la foto di Camilla, ho letto quelle poche righe, e mi sono immaginato la scena: lei che esce e se ne va, insieme ai suoi amici, come ad una grande festa. I giovani sono abituati a queste kermesse, per loro sono feste, occasioni di allegria, divertimento, spensieratezza, qualche trasgressione. Questa era un vaccino day: una grande festa vaccinale, hub aperto ai giovani, si vaccina tutti, senza invito, chi viene alla festa è ben gradito! E Camilla è andata, insieme agli amici, per vaccinarsi, così come ha fatto molte volte, ma questa volta insieme agli amici, da grande, in una grande festa di allegria e baldoria. Senza sospetti. E con una grande illusione: la libertà. Senza sapere, riflettere, che quella “libertà” non è affatto libertà ma esattamente il contrario. Nessuno glielo ha detto. I genitori d’accordo, magari felici anche loro della felicità della loro bambina. E così Camilla è andata a vaccinarsi. Solo che quello che le hanno inoculato non è un vaccino. E Camilla è morta perché quel liquido che le hanno inoculato lo hanno chiamato vaccino ma non è un vaccino. Ma se non l’avessero chiamato vaccino la gente ne avrebbe avuto paura. Si sarebbe ritirata. Invece no: i vaccini hanno la faccia buona, salvano la gente, soprattutto i giovani… e i giovani vanno a immolarsi da soli col sorriso sulle labbra…  L’avessero chiamato Rimodulatore Genico Ribosomiale, nome assai più appropriato, ancorché inventato da me, poiché esprime esattamente cos’è e quello che fa, nessuno presumibilmente se lo sarebbe fatto inoculare. Io stesso c’ho messo un poco per capirci qualcosa e tirare qualche conclusione. Ma Camilla non lo sapeva. Credeva a quello che le dicevano. Gli adulti, perché gli adulti lo sanno… Così Camilla è morta e io sono triste e pieno di rabbia impotente. E’ morta ingannata da adulti. E’ morta ingannata e inutilmente, perché nei giovani la covid è una malattia di poco conto quasi per tutti. Camilla, con tutta la vita da vivere, tutte le emozioni ancora da provare, se n’è andata immolata su un altare non si sa bene neppure a quale divinità dedicato. In un rito che più il tempo passa più si dimostra pericoloso. Il chirurgo che ha tentato di salvarla ha detto di non avere mai visto nulla di simile e di essere di fronte a un fenomeno non normale (“Una cosa mai vista, non è normale”: cosa è successo a Camilla? – ilGiornale.it)

Ma Camilla ora non c’è più, non soffre, non sente, non si rammarica, non è triste né arrabbiata. Lei. Ma i genitori si, ci sono. Io non so cosa provano ma so come mi sentirei io e non ci voglio nemmeno pensare. Il loro dolore durerà tutto il resto della vita. Senza più senso…