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	<title>Il blog di Giacomo Mayer &#8211; Bergamo e Sport</title>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Atalanta, i dati dicono che con le big te la sei giocata alla pari. Ma quanti sprechi con le piccole&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 09:52:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dati, cifre e note gossip calcistico mentre l’Atalanta è ancora in bilico per il suo futuro prossimo. Mancano due turni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/05/240431fd-188c-4dcc-aaf7-6a87c3acc67b.jpeg"><p>Dati, cifre e note gossip calcistico mentre l’Atalanta è ancora in bilico per il suo futuro prossimo. Mancano due turni al termine della stagione ma già oggi alcuni numeri chiariscono l’andamento di un campionato decisamente altalenante tra cambio di allenatore, diverse concezioni tattiche e risultati non sempre in linea con le aspettative del popolo atalantino. E’ una Dea bifronte: alla pari con le grandi, vale a dire le squadre che le stanno davanti in classifica e in difficoltà con le piccole con risultati che hanno smorzato le ambizioni di conquistare in primi posti validi per Champions o per l’Europa League. Eppure la rosa della prima squadra, tra arrivi e partenze nel mercato di gennaio, è sempre stata ritenuta valida e competitiva.<br />
Ecco le note gaudiose: nei dodici scontri diretti con le prime sei della classifica i nerazzurri hanno conquistato tre vittorie e sei pareggi mentre sono tre le sconfitte. Con l’Inter la Dea è stata sconfitta in casa (1-0), gol al 20’ della ripresa di Lautaro su errato disimpegno di Djimsiti, a San Siro il pareggio (1-1). Alla rete di Esposito ha risposto Krstovic con finale incandescente. A Napoli la prima di Palladino, sconfitta 3-1, partita finita dopo il primo tempo, a Bergamo (2-1) Samardzic con un colpo di testa sorprendente regala nel finale il gol della vittoria. Un pari (1-1) e una sconfitta (0-1) con la Juventus, a Torino un errore di Kossounou consente ai bianconeri di pareggiare dopo il vantaggio di Sulemana, a Bergamo sconfitta beffarda con un primo tempo dominato. Col Milan stiamo ancora raccontando la spettacolare vittoria (3-2) di domenica, all’andata un pari (1-1) con tanti rimpianti. Il tanto atteso confronto con Gasperini è favorevole ai nerazzurri: 1-0 a Bergamo grazie al gol di Scalvini, all’Olimpico avanti con Krstovic, poi Hermoso segna per i giallorossi. Doppio pareggio con il Como: 1-1 a Bergamo, segna Samardzic, risponde Perrone, 0-0 in riva al lago giocando in dieci (espulsione di Ahanor) per ottantaquattro minuti.<br />
Con le squadre medie e piccole si apre un “cahier de doleance”. Impietose le cifre dell’era Juric: cinque partite zero vittorie, tre pareggi e due sconfitte. Si comincia con l’inquietante pareggio (1-1) casalingo col Pisa: autogol di Hien, poi Scamacca fa l’uno a uno, stesso risultato a Parma (1-1) dove segna Pasalic poi pareggia Cutrone, altro pareggio (1-1) a Cremona, agguantato da Brescianini nel finale al termine di una pessima prestazione, a Udine sconfitta (1-0) senza attenuanti, poi il crollo casalingo (3-0) col Sassuolo che costa la panchina al tecnico croato. Bilancio non particolarmente brillante nemmeno con Palladino: a Verona una sconfitta (3-1) e probabilmente la peggior prestazione di tutto il campionato, a Pisa (1-1) pareggio e partita da dimenticare, con il Sassuolo (2-1) altra sconfitta con l’aggravante di aver giocato in superiorità numerica per ottantasei minuti, un pari (2-2) in rimonta grazie alla doppietta di Scamacca in casa con l’Udinese. Poi Genoa e Cagliari. A Marassi vittoria (1-0) all’ultimo minuto grazie al colpo di testa di Hien dopo aver giocato una partita in superiorità numerica per novantacinque minuti. Con i rossoblù sardi, vittoria (2-1) in casa e sonora sconfitta (3-2) a Cagliari.<br />
In attesa di Bologna e Fiorentina (due vittorie all’andata, entrambe dell’era Palladino), aggiungiamo i sei punti conquistati col Torino, divisi a metà dai due tecnici, e i quattro tolti alla Lazio, dimentichiamo il doppio confronto di Coppa Italia.<br />
Se il confronto con la prime sei della classifica certifica, al di là dei risultati, prestazioni più che lusinghiere e di alto livello, a parte la partita di Napoli, le sfide con le squadre di medie e bassa classifica sono decisamente deficitarie sia nei risultati e, in modo particolare, nelle prestazioni. Quantificare i punti gettati al vento non ha valore scientifico, anche perché con eventuali cinque-sei punti in più sarebbe sempre settimo posto.<br />
Nel frattempo non mancano pillole di calciomercato che si sta trasformando sempre più in un gossip quotidiano. Lunedi a Portofino Luca Percassi ha ricevuto il “Premio Nazionale Gianni Di Marzio” come miglior dirigente dell’anno. E ha risposto alle domande dei colleghi di Sky Sport intorno al futuro dell’Atalanta. Non ha affatto escluso l’addio di Tony D’Amico (Milan, Roma) e l’arrivo di Cristiano Giuntoli, sempre più probabile. Su Palladino ha dichiarato che l’incontro è previsto dopo l’ultima di campionato anche se tutti, ma proprio tutti, compreso uno “strano” articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport, danno per certo che il tecnico napoletano non verrà confermato. Siamo solo alla prima puntata.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Dominio, controllo e vittoria: la Dea risorge, il Milan affonda</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2026 21:32:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Atalanta risorge, il Milan affonda. Il 3-2 finale è ingannevole, certo il finale, soprattutto nei sei minuti di recupero, è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/05/d17222e8-7a4a-4533-8a1d-af43a6d0d31f.jpeg"><p>L’Atalanta risorge, il Milan affonda. Il 3-2 finale è ingannevole, certo il finale, soprattutto nei sei minuti di recupero, è stato cuore e batticuore ad oltranza. Ma il pari sarebbe stato una beffa clamorosa. La formazione nerazzurra, senza particolari difficoltà, ha controllato, dominato e vinto la partita con tre gol di ottima fattura, in modo particolare quello del 3-0 a inizio di ripresa ad opera di Raspadori. In avvio era stato Ederson a portare in vantaggio la Dea, poi la replica di Zappacosta. Si può dire un’Atalanta perfetta, quasi a seguire le parole di Desmond Morris (“La tribù del calcio”): vale a dire “durante una partita un calciatore in possesso di palla può fare cinque cose: tirare e segnare, correre e rischiare, localizzare e passare, colpire e sperare, giocare sul sicuro”. Da saggio letterario a concreta applicazione del gioco del calcio. E Palladino lo aveva quasi annunciato nella conferenza stampa di sabato. Tutti i nerazzurri sopra la media, decisamente in campo con concretezza nell’eseguire i movimenti, qualche tocco di efficace fantasia come i palleggi di De Ketelaere e di Raspadori e, finalmente, la sicurezza tattica dei due mediani, Ederson, certamente il migliore in campo, e non da meno De Roon, peccato per il fallo da rigore su Nkunku ma nessuno è perfetto. Copertura e affondi da parte di Zalewski, dall’altra parte Zappacosta autore anche del secondo gol. Poi i tre della difesa, Hien superlativo, insieme a Kolasinac mentre Scalvini è dovuto uscire, causa un pestone di Leao, fischiatissimo dal popolo milanista. Senza dimenticare le paratone di Carnesecchi.<br />
Palladino torna alla formazione tradizionale, rinuncia, e meno male, al cosiddetto doppio centravanti e propone il trio De Ketelaere-Raspadori-Krstovic e si rivela subito una scelta lungimirante ed azzeccata. Allegri, a sua volta, con il 3-5-2 modificato in mezzo al campo con il rientro, da mezzala, di Loftus-Cheek in compagnia di Ricci e di Rabiot, torna anche Bartesaghi ed in attacco l’inedita coppia Leao-Gimenez. Subito un palo esterno colpito, in modo estemporaneo, da Rabiot poi solo Atalanta che con ritmi moderati ma efficaci si porta dalle parti di Maignan. E arriva il gol: da destra De Ketelaere appoggia a Raspadori che, nonostante l’abbraccio di De Winter, riesce a calciare, seppur in modo sporco, rimpallo per Ederson che infila Maignan. Un sacco bello. Il Milan, fischiatissimo, cerca una pallida reazione ma gli atalantini sono tutti al posto giusto. Il raddoppio arriva al 29’: CDK appoggia a Krstovic che alleggerisce sulla destra per Zappacosta, lesto ad inserirsi e a battere l’incerto Maignan. Poi anche la prima paratona di Carnesecchi su Leao. Nella ripresa, dopo pochi minuti, Scalvini è costretto ad uscire sostituito da Kossonou, a sua volta fuori per infortunio al 18’ dentro Ahanor. Arriva subito lo spettacolare 3-0: De Roon recupera su Ricci, lancia Ederson che allarga a Raspadori, gran sinistro che s’infila sotto l’incrocio dei pali, alla destra del portiere del Milan. I tifosi milanisti, che hanno contestato dal primo minuto l’ad rossonero Giorgio Furlani, abbandonato gli spalti. Allegri rivoluziona la squadra con gli inserimenti di Nkunku, il più pericoloso fino alla fine, di Fullkrug, di Fofana e poi di Atekame ed Estupinian, Palladino prova con Pasalic e Bellanova al posto di CDK e di Zappacosta. Nel finale l’arrembaggio del Milan con i gol di Pavlovic su punizione di Ricci e con il rigore trasformato da Nkunku per un fallo di De Roon. Minuti finali concitati, ci pensa sempre Carnesecchi fino al fischio finale di Zufferli, non particolarmente brillante nella conduzione della partita.<br />
Intanto sono giorni di tormenti, almeno fino a mercoledì notte quando la Dea conoscerà, forse definitivamente, il suo futuro: la proletaria Conference o solo viaggi in lungo e in largo nella Penisola? Sono quesiti non da poco, non servono interrogazioni parlamentari ma un’attenta analisi di programmazione che nelle stanze del Centro Bortolotti i dirigenti stanno già facendo. E’ dato per certo, dagli esperti, l’arrivo di Cristiano Giuntoli nel ruolo di diesse al posto di D’Amico, a quanto pare in viaggio verso il Milan, forse Roma, ma comunque tra i principali protagonisti della scelta di Juric sulla panchina dell’Atalanta. E non finisce qui. Perché sembra che la permanenza a Bergamo di Raffaele Palladino sia tutt’altro che certa. Eppure egli rimarrebbe più che volentieri. Così come lo “svecchiamento” della rosa. Come a dire che la rivoluzione del dopo Gasperini comincia con un anno di ritardo. Vedremo se si può affermare “meglio tardi che mai”. Comunque consoliamoci col 3-2 di San Siro, la Conference non sembra un miraggio.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; La Dea non ha più il tocco magico: una deriva preoccupante</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2026 09:35:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una deriva preoccupante, un’altra prestazione da dimenticare. E’ da un po’ che l’Atalanta non ha più il tocco magico, adesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/05/57c1528f-1ea9-4692-b802-03d8bab71a4e.jpeg"><p>Una deriva preoccupante, un’altra prestazione da dimenticare. E’ da un po’ che l’Atalanta non ha più il tocco magico, adesso l’ha perso forse in modo definitivo, sancito dallo zero a zero col Genoa. Primo tempo sbiadito e mediocre, secondo tempo leggermente meglio, anche una traversa, ma sempre senza idee, e il risultato è rimasto tale e quale da quando l’arbitro Pezzuto ha fischiato il calcio d’avvio. E attenzione perché anche il settimo posto rischia di non essere più una certezza. L’Atalanta non vince una partita dal 22 marzo, 1-0 piuttosto risicato al Verona e poi si è ripetuta col Lecce, avversarie di bassa classifica e conferma, ma forse era già evidente, la sua difficoltà nel trovare le soluzioni di gioco. Per la verità il Genoa è venuto a difendersi ma con ordine e senza costruire barricate con manovre essenziali, accettando duelli e vincendone un buon numero. E, stavolta, anche Palladino ci h messo del suo con alcune mosse improvvide, come il doppio centravanti e la conferma di alcuni atalantini non brillanti. Insomma troppe situazioni negative e ormai si ha l’impressione che la squadra sia rimasta al 4-1 inflitto al Borussia Dortmund. Da quella notte in poi, ovviamente senza annoverare il doppio confronto col Bayern, un lento ma inesorabile declino con poche eccezioni. Altro che rincorsa all’Europa. Dopo la sconcertante prova di Cagliari l’Atalanta era attesa ad un riscatto, ad un partita di forza e magari con qualche gol decisivo. Col doppio centravanti, oltre a De Ketelaere, ci si aspettava una partita più efficace nell’area avversaria. Invece Scamacca è sembrato indolente, tant’ è vero che dopo un quarto d’ora Palladino ha mandato Raspadori a riscaldarsi, e Krstovic volonteroso, come sempre, ma pasticcione e costretto ad un doppio impegno. Anche perché i due si sono pestati i piedi a vicenda, e più volte. Un’Atalanta asfittica e senza idee anche se non è mai mancata la spinta propulsiva di Ederson con De Roon, pressato prima da Frendrup e poi da Amorim, classe 2005, in affanno.&nbsp; Nel primo tempo solo un tentativo di De Ketelaere, anch’egli in serata bislacca, parato facilmente da Bijlow. E anche i due esterni poco incisivi, sia Zappacosta sia Zalewski che, nel secondo tempo, con maggior spazio propulsivo ha spedito in mezzo palle innocue e senza criterio. E per fortuna che il Genoa si è reso pericoloso solo due volte con Vitinha, la prima volta parata facile di Carnesecchi, la seconda salvataggio di Djimsiti. E non è un caso che i difensori, Djimsiti appunto, Scalvini e Ahanor, che comunque ha fallito un’occasione d’oro, siano oltre la sufficienza. Palladino, nel secondo tempo, ha provato l’inserimento di Raspadori. Più deciso e intraprendente verso la porta di Bijlow ma ha sulla coscienza un gol fallito su respinta del portiere genoano dopo una gran botta di Ederson. Certo, ha anche colpito una traversa. Troppo poco anche se è stato spedito in campo come trequartista. Palladino, comunque, è stato chiaro: “Quando vede gente che si risparmia o non fa quello che serve, mi fa arrabbiare. Nessuno si deve sentire titolare, sono tutti in discussione”. E prima della partita aveva dichiarato: “Siamo tutti sotto esame, io in primis”. Messaggio chiaro per tutto il mondo Atalanta.<br />
<strong>Giacomo Mayer&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Atalanta tra errori difensivi e autolesionismo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 19:26:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un’Atalanta autolesionista con tre micidiali errori difensivi regala una vittoria, peraltro, meritata al Cagliari. Una partita folle che ha visto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/04/70b578b9-eee2-48ec-8414-2e4cdc8a945c.jpeg"><p><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Un’Atalanta autolesionista con tre micidiali errori difensivi regala una vittoria, peraltro, meritata al </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">agliari. Una partita folle che ha visto i nerazzurri soccombere dopo venti secondi di gioco per il fulmineo gol dell’esordiente Mendy e rischiare l’inferno all’8’ quando ancora Mendy, con un po’ di fortuna, è riuscito a raddoppiare. Poteva essere un’ecatombe col Cagliari che ha sprecato il 3-0 e invece l’Atalanta, seppur lentamente, ha riconquistato campo e gioco e Scamacca in quat</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ro minuti ha realizzato una doppietta salvifica. Poi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ncora un errore all’inizio del secondo tempo e Borrelli, entrato al posto di Mendy m</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">tte a segno il 3-2 che sarà definitivo. L’assedio del secondo tempo non è servito per agguantare almeno il pari, causa l’imprecisione di tutti gli attaccanti schierati da Palladino e le parate di Caprile. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bisogna anche ricordare l’occasione fallita da Belotti in contropiede, che ha sfruttato una scivolata di Scalvini, ma ha rimediato il solito Carnesecchi. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Eppure dopo il 3-2 c’era tutto il tempo per rimediare, in campo c’erano Scamacca, Raspadori, un gran lavoro ma anche imprecis</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">oni</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Krstovic al posto di Bellanova, Zalewski per Zappacosta, e un Samardzic ispirato (ma non è bastato) al posto di De Ketelaere, ancora così così. Ebbene tutta questa grazia del dio del calcio non è bastat</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> per agguantare nemmeno un pari. E i tentativi non sono mancati, ma Caprile ha p</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rato di tutto e di più su Scamacca e su Krstov</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">c, Pasa</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">lic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> con un splendi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a rovesciata ha spedito di un millimetro fuori di porta e Raspadori ha fallito almeno due occasioni. Troppi le amnesie difensive. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">A Cagliari l’Atalanta nell’ultimo decennio ha conquistato cinque successi su sei e, nel frattempo, il club rossoblu, per via di scambi e affari di mercato, è diventato una specie di succursale della Dea, col dovuto rispetto. Nerazzurri con l’intenzione di dimenticare in fretta l’ama</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">r</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o calice della Coppa Italia, sardi in cerca di punti per togliersi dalla bassa classifica</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e adesso sono otto</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e calendario abbastanza agevole. Come si sostiene, spesso anche a vanvera, valgono le motivazioni e l’Europa da una parte, la salvezza dall’altra</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">sono significati piuttosto validi. Prima del fischio d’inizio di Sacchi l’Atalanta </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ha</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ben quarantanove partite nelle gambe, il Cagliari quindici in meno</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Palladino cambia in mezzo al campo con Pasalic per Ederson, Bellanova sostituisce Bernasconi con Zappacosta che passa a sinistra, in attacco si rivede Scamacca affiancato da Raspadori e da De Ketelaere. Pisa</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">cane</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, invece, rimescola le sue figurine, lascia in panchina Palestra e lancia dal primo minuto</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, dopo quattro appa</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rizioni </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">in prima squadra</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> il dic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">iann</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">venne</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Paul Mendy,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">14 gol e tre assist con la Primavera, acquistato dal Bambey, club senegalese, per quindicimila euro. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Non c’è tempo per verificare l’assetto tattico delle due squadre che il Cagliari passa in vantaggio: Adopo vince lo scontro con Zappacosta e effettua un cross che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">M</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">endy, tutto solo in mezzo all’area piccola, trasforma di testa in gol. Venti secondi di gioco. L’Atalanta perde subito distanze, controlli e subisce la veemenza dei rossoblu. Arriva il raddoppio su angolo, mischia nell’area piccola, Carnesecchi riesce a deviare, il pallone carambola su Deiola, arriva Mendy che riesce a spedire in rete. Otto minuti di gioco. L’Atalanta dà </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">l’impressione di essere ancora alla notte di mercoledì durante i calci di rigore, il Cagliari raddoppia le marcature e gioca con forza e determinazione. &nbsp;Poi i nerazzurri si assestano, De Roon e Pasalic cominiano a giocare in mezzo</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> dopo aver sofferto Esposito e Gaetano</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Bellanova entra in partita e comincia</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;a spingere. Si vede anche Scalvini. Atalanta in attacco e Cagliari che si ritira in &nbsp;difesa. Sale in cattedra Scamacca che prima accorcia con un diagonale perfetto, dopo scambio con De Keteleare e poi pareggia su assist di Scalvini che ha &nbsp;ricevuto da Bellanova. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sembrava potesse cominciare un’altra partita, invece al secondo minuto della ripresa, Folorunsho, da metà campo, salta Scalvini, poi nessuno lo ferma, gran tiro respin</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o da Carnesecchi, Borrelli più veloce di tutti spedis</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">c</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e in ret</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. 3-2 sen</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">z</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a appello. Ci sono rimaste male i 362 </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">tifosi bergamaschi presenti a Cagliari. Si possono consolare con i cinque gol e una partita, sotto l’aspetto tecnico e tattico, d’altri tempi.</span></span></p>
<p><strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Atalanta-Lazio, un&#8217;altra notte di passione per Bergamo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 14:17:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una notte di passione. Una delle tante che l’Atalanta ha regalato al suo popolo in questo decennio di meraviglie calcistiche. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/03/e5f65849-527e-43b7-8585-273aa59f6169.jpeg"><p>Una notte di passione. Una delle tante che l’Atalanta ha regalato al suo popolo in questo decennio di meraviglie calcistiche. Se batte la Lazio i nerazzurri conquistano la settima finale di Coppa Italia, la quarta dal 2019 ad oggi. Come compendio di un ingresso, ormai certificato, tra le grandi del calcio italiano, e una certezza in quello europeo.<br />
Bergamo, ancora una volta, è pronta a sostenere i suoi beniamini, si prevede il tutto esaurito per la partita più importante della stagione. Il poi si vedrà. E’ una semifinale che può valere anche altri viaggi lungo l’Europa, eliminando i laziali il posto è praticamente sicuro. Ormai da tempo la Coppa Italia è il sogno dei bergamaschi. Le recenti tre finali perse fanno ancora male. Dopo l’Europa, alzare un trofeo di prestigio anche in Italia sarebbe la realizzazione di un percorso anche per Antonio e Luca Percassi. Ma prima c’è una partita da vincere a tutti i costi. L’Atalanta si presenta stasera dopo il pareggio di campionato con la Roma, reduce da una prestazione che non è stata granché ma che ha dato l’impressione di essere una prova generale tra formazione del primo minuto e i cinque cambi effettuati da Palladino. E’ evidente che contro la squadra di Sarri serve decisamente un altro approccio, magari quello visto con la Juventus, al di là della sconfitta, sarebbe il top la magnifica partita sotto le Mura Venete col Borussia. E’ inutile girarci intorno ma la Lazio che sabato è andata a strapazzare il Napoli a casa sua fa paura, perlomeno è da tenere in massima considerazione. Se fino a poche settimane fa il pronostico poteva essere favorevole alla Dea, adesso proprio no. C’è un sostanziale equilibrio fra le due formazioni, sia tecnicamente che tatticamente. La partita d’andata, quarantotto giorni fa, stasera non fa testo, allora sia i nerazzurri che i laziali erano reduci da due batoste in campionato, 3-1 col Sassuolo i nostri, 2-0 col Toro loro. Adesso in questa fase finale della stagione, entrambe le squadre hanno ritrovato verve e voglia di vincere un trofeo che vale un’intera stagione.<br />
Palladino ha a disposizione tutti i giocatori della rosa, forse Hien è ancora in dubbio mentre non dovrebbero esserci problemi per Scalvini e Kolasinac. Quindi l’imbarazzo delle scelte nello stilare l’undici da mandare in campo dal primo minuto, comunque sono possibili sorprese, senza dimenticare possibili supplementari e calci di rigore. La Lazio ha ritrovato condizione e gioco e Sarri sta recuperando i numerosi infortunati. Il 4-3-3 laziale a Napoli è stato micidiale, altrettanto i vari contropiedi sia da destra che da sinistra e in mezzo l’olandese Taylor da far paura. Ma l’Atalanta ha mezzi e virtù calcistiche non indifferenti e accanto ecco l’intero popolo bergamasco a sostenerla fino all’ultimo urlo.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; A Roma un pari non è mai da buttare. Ora massima attenzione a una Lazio che ha fatto a fette il Napoli</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 08:59:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Roma un pareggio non è mai da buttare. L’uno a uno è risultato di una partita giocata con intensità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/04/70d67190-5577-4360-a33c-9ec867198376.jpeg"><p>A Roma un pareggio non è mai da buttare. L’uno a uno è risultato di una partita giocata con intensità e momenti di lotta da parte dei nerazzurri ma anche dei giallorossi di Gasperini che non è riuscito a vincere contro i suoi ex ragazzi. I giallorossi avrebbero vinto ai punti, ma una partita di calcio non è un match di boxe. Un pari che comunque è stata salvaguardato da Carnesecchi, decisamente il migliore in campo per parate decisive. Nel primo tempo a mantenere il vantaggio di Krstovic, nella ripresa ad evitare guai dopo il pari di Hermoso e anche aiutato da una traversa ma lui c’era. In mezzo tanta lotta e altrettanta voglia di vincere ma con un numero eccessivo di errori tecnici, non comuni in casa nerazzurra. Forse gli atalantini avevano altri pensieri, magari a mercoledì quando aspetta loro quella che probabilmente sarà la partita fondamentale della stagione, una finale di Coppa Italia è sempre una conquista significativa.<br />
L’Atalanta ha dato subito una svolta alla partita con il gol del vantaggio dopo solo dodici minuti di gioco, al primo tiro. L’autore Nikola Krstovic, ancora una volta in campo dl primo minuto e non ci sono più dubbi su chi sia il titolare del ruolo di centravanti, che con il destro fulmineo e fulminante ha siglato il suo undicesimo stagionale, dieci in campionato e uno in Champions. E’ arrivato a Bergamo, nella scorsa estate, tra lo scetticismo di molti e, dopo un inserimento un po’ difficoltoso, alla fine del girone d’andata si è sbloccato con la doppietta a Bologna, e ha trovato continuità superando nel ballottaggio Scamacca, anche per gli infortuni dell’attaccante romano.<br />
La partita non è stata bella dal punto di vista tecnico ma è stata intensa e con cambi di fronte abbastanza frequenti seppur i nerazzurri siano stati più guardinghi del solito, in modo particolare nel secondo tempo quando la Roma ha attaccato con foga ma con troppa imprecisione. Certo Malen, ben controllato da Djimsiti, ha cercato il colpo decisivo, almeno due volte, ma il portiere atalantino ha sempre detto di no, un no deciso con parate da par suo. Meno bene l’Atalanta in fase offensiva, eppure Ederson alla mezzora del primo tempo ha avuto tra i piedi il pallone del due a zero. Un’occasione colossale che avrebbe indirizzato la partita in modo diverso, invece sul finire del primo tempo ecco il pari di Hermoso. Nel secondo tempo Roma decisamente più aggressiva, la Dea si è tirata indietro e, diciamo così, ha vivacchiato senza mai creare problemi a Svilar.<br />
I sogni di gloria, vale a dire Champions, si sono allontanati definitivamente per l’Atalanta ma anche per la Roma, fischiata alla fine. Gasperini, dopo una settimana tribolata, a dir poco, continua il suo calvario nell’Urbe. L’Atalanta, invece, si gioca molto in una stagione cominciata malissimo ma rimessa in sesto da Palladino alla ricerca della settima finale di Coppa Italia. Intanto la Lazio ha affettato il Napoli con ripartenze, dicasi contropiedi, micidiali guadagnando due gol vincenti, un rigore sbagliato da Zaccagni, e altre due occasioni da gol fallite per insipienza di Noslin. Quindi massima attenzione.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Il calcio è bello ma crudele: una grande Atalanta resta a mani vuote</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 10:30:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[Nessuno è perfetto. Un pasticcio di Carnesecchi, forse l’unico errore della prova atalantina, regala il successo alla Juventus. Per prestazioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/04/f62a0c41-da8c-4141-9692-f03bcd7e1c10.jpeg"><p>Nessuno è perfetto. Un pasticcio di Carnesecchi, forse l’unico errore della prova atalantina, regala il successo alla Juventus. Per prestazioni e super parate è stato il migliore in assoluto dell’Atalanta di questa stagione ma stavolta il portiere nerazzurro sbagliando l’uscita sul cross dell’ex Holm ha permesso a Boga, altro ex, di portare in vantaggio la Juve. E addio ai sogni di gloria. Con questa amara sconfitta l’Atalanta esce, probabilmente in maniera definitiva, dall’illusione Champions ma continuerà a lottare fino alla fine, come ha sottolineato Palladino, anche perché c’è sempre la Coppa Italia sul finire di campionato. La sconfitta inopinata è ancora più dolorosa perché l’Atalanta è stata protagonista di una prestazione da grande squadra facendo indossare alla Juventus un abito rattoppato e succinto. Il gioco del calcio è bello e altrettanto crudele: due palle gol clamorose, palo compreso, un’altra fuori di poco (rovesciata di Krstovic) non sono state sufficienti per mettere kappao la formazione di Spalletti, dominata in lungo ed in largo per tutto il primo tempo. E come succede contro le grandi squadre, gli errori o le imprecisioni costano caro. La consolazione del popolo nerazzurro è nel cuore di una partita che se giocata sempre così difficilmente si resterà a mani vuote. A cominciare dal prossimo duello con la Roma di Gasperini, sabato sera all’Olimpico.<br />
Come spesso accade sono in tanti a scrivere formazioni sbagliate perché Palladino è fedele alla linea della tradizione e conferma gli undici che hanno spazzolato il Lecce, a sua volta Spalletti sostituisce lo squalificato McKennie con l’ex Holm e in attacco conferma un altro ex: Jeremie Boga. Due scelte che verranno ampiamente premiate. Il primo tempo, soprattutto la mezzora d’inizio, è un assoluto dominio nerazzurro: gran lavoro e anche produttivo sugli esterni, da una parte Scalvini e Zappacosta annullano Yldiz, dall’altra Bernasconi e Zalewski costringono Holm e Kalulu a fermarsi nei pressi di Di Gregorio, in mezzo De Roon e Ederson manovrano e spingono in avanti con la collaborazione di De Ketelaere e le sponde, magari sporche, di Krstovic. Subito al via, minuto 7, Scalvini toglie il pallone dai piedi di Yldiz, poi Ederson allarga a Zalewski che ha una prateria davanti e una porta sguarnita, sbaglia l’ampiezza del tiro che finisce fuori seppur d’un soffio. Un errore che costerà caro. Non è finita perché due minuti dopo, su punizione calciata alla perfezione ancora da Zalewski, Scalvini di testa colpisce il palo alla sinistra di Di Gregorio, sorpreso anche de Roon che non riesce a mettere in rete. Atalanta padrona e Juve spaventata tant’è vero che Spalletti commenterà così la prima mezzora di gioco : “Nella prima mezz’ora abbiamo sofferto perché loro sono stati bravi a venirci addosso mentre noi partivamo in ritardo. Nel secondo tempo abbiamo giocato alla pari”. E l’avvio del secondo tempo è un shock: Conceiçao, fino a quel momento piuttosto scialbo, inizia l’azione che porterà al gol, se ne va saltando Kolasinac, Zappacosta in mezzo all’area respinge, palla a Holm che supera Zalewski e, dal fondo, crossa in mezzo, Djimsiti non riesce a colpire di testa, Carnesecchi sbaglia l’uscita, il pallone carambola su Scalvini e da due passi Boga riesce a spedire in rete. Una frittatona. I nerazzurri ripartono convinti di recuperare ma perdono di lucidità e avanzano nell’area bianconera alla cieca, senza brillantezza. E’ vero, l’ingresso di Raspadori vivacizza il fronte d’attacco ma non basta, cerca l’assist decisivo anche De Ketelaere ma gli manca lo spunto offshore e ci si mette anche Di Gregorio che salva la sua porta sul colpo di testa di Djimsiti. Niente, la porta bianconera, difesa da almeno otto juventini presenti nella loro area, resta chiusa. All’Atalanta il rammarico del 55,4% di possesso palla, quattordici tiri e tredici calci d’angolo, alla Juve un golletto per insediarsi al quarto posto facendo felice John Elkann presente allo stadio.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Partita saggia e in totale controllo. Continua la scalata europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 16:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre a zero alquanto facile e l’Atalanta continua la scalata verso l’Europa. I nerazzurri con i gol di Krstovic, nono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/04/b4100c49-5749-44fd-913a-d45edbd382f4.jpeg"><p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Tre a zero alquanto facile e l’Atalanta continua la scalata verso l’Europa. I nerazzurri con i gol di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, nono in campionato, di Scalvini e di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Raspadori</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> fanno felici i settantasette tifosi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">arrivati &nbsp;in</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> “Via del Mare” e il resto del popolo atalantino. Un successo mai in discussione con tre gol, un altro annullato e due strepitose parate di Falcone: summa della prestazione della Dea. Poteva essere una partita insidiosa contro un avversario affamato di punti e in una pos</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">zione di classifica disastrosa, invece la</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> squadra di Palladino ha disputato una partita saggia, sempre controllando, mai in affanno, lasciando, nella prima parte, al Lecce la forza e la determinazione di governare il gioco, seppur Carnesecchi perennemente disoccupato. Del resto il contropiede è una virtù calcistica e i nerazzurri, soprattutto nel primo tempo, l’hanno messo in pratica quasi in man</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">iera</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> scientifica: così un gol e due occasioni con l’assistman di giornata, Charles De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ketelaere</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, decisivo con i palloni poi trasformati in gol dai compagni. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Insomma, con tutte le verifiche del caso, l’Atalanta si sta preparando alla perfezion</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> in vista di Juventus, Roma e Lazio. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">E’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">complicato trovare un atalantino insufficiente, a pienissimi voti oltre a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">CDK</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> senza rimpianti ma giustamente nostalgico in terra Salentina, Scalvini, un gol da centravanti e una partita perfetta, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ederson</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, uno spettacolare crescendo rossiniano, un gol in fuorigioco di mezzo busto, e altre occasioni sfortunate e, quando è entrato, anche </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Raspadori</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, un gol e movimenti al bacio. Hanno funzionato le due catene d’arrembaggio: a sinistra Bernasconi e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Zalewski</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> un po’ meno </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kolasinac</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, a destra il mirabile trio Scalvini-Zappacosta-De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ketalaere</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. L’Atalanta si porta a quota </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">cinquantatre</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e sta organizzando, come accennato, l’assalto a Roma e Juventus e rosicchia due punti al Como che è a cinquantotto. Non si sa mai. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Nel frattempo colleziona la quinta vittoria in trasferta, secondo match consecutivo senza subire gol, un cospicuo bottino di quarantaquattro gol, di cui ventuno nel girone di ritorno e solo otto subiti. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Palladino conferma la formazione che ha vinto col Verona, Di Francesco ne cambia tre e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">sarenno</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> i peggiori del Lecce: </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ndaba</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Fofana e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Cheddira</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> al posto di Gallo, infortunato, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Gandelman</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Stulic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che entreranno nel secondo tempo. Il Lecce cerca subito di prendere il comando e ci riesce con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">convinzione &nbsp;ma</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> sporca sempre il suo palleggio, l’Atalanta sembra assistere con un po’ di difficoltà &nbsp;ma al primo affondo sfiora il gol: De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Katelaere</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> a destra scambia con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, appoggio e gran sinistro del belga ma Falcone salva la porta del Lecce. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ramadani</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ngom</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> cercano la pressione e allargano, quando ci riescono, a Banda ma niente ansia per i difensori atalantini. Poi il gol</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> al 28’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">: Zappacosta a De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ketelaere</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, sempre, da destra, pallone per Scalvini che, da centr</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">vanti autentico, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">si beve il malcapitato </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ndaba</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e infilza Falcone. Finisce qui l’illusoria partita dei salentini. Altra parata di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Falcone &nbsp;su</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> lanciato a rete dalla coppia Scalvini-De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ketelaere</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e nei minuti di recupero </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ederson</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> non riesce a spedire in rete un rasoterra di Zappacosta. Nella ripresa Di Francesco toglie Fofana </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ed</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">manda in</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;campo l’israeliano, ex Gent, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Gandelman</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Subito ammonizione di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Djimsiti</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> per un fallo su </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Cheddira</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ma l’Atalanta va in gol con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ederson</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, dopo una combinazione </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&#8211; CDK, ma il brasiliano è in </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">fuorigioco</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Si scuote, si fa per dire</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, il Lecce con Banda e con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Cheddira</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Carnesecchi osserva quasi annoiato. Il raddoppio è realizzato da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, lasciato solo dalla coppia </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Siebert</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">-Thiago Gabriel, al termine di una manovra offensiva costruita da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ederson</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e da CDK. L’ex non esulta, chiede scusa, bacia il prato verde. Sul 2-0 fuori </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Zalewski</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e</span></span>&nbsp;<span class="s2"><span class="bumpedFont15">De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Roon</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, sostituiti da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Raspadori</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, altra prestazione di qualità. Prova a cambiare anche Di Francesco con Coulibaly e Ndri, fuori </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Veiga</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ramadani</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Altri cambi anche in casa nerazzurra, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kossounou</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e Bellanova per i due ammoniti </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Djimsiti</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e Zappacosta. Al 28’ il 3-0 realizzato da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Raspadori</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">: inserimento di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp; per Ederson</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, tiro respinto da Falcone, CDK da destra allarga a sinistra per l’ex Atletico Madrid che fulmina il portiere salentino. Esce tra gli applausi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, entra </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sulemana</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e l’Atalanta sfiora il 4-0 con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Raspadori</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ederson</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Prima dell’inizio della partita De Roon ha</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;portato un mazzo di fiori sulla postazione di Germano Fiorita, il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">fisioterapista del Lecce, colpito da un infarto fatale proprio a Bergamo nello scorso campionato. Poi una curiosità: i giocatori del </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ecce sono entrati in campo con in braccio cuccioli di cane per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’abbandono </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">degli animali domestici.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Giacomo Mayer</span></span></strong></p>
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		<title>Ciao Beppe, ora gioca a calcio con Titti nel cielo nerazzurro</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:43:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Atalanta ha perso uno degli attaccanti più famosi della sua storia: Beppe Savoldi, classe 1947, scomparso oggi dopo una grave [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/03/Beppe-Savoldi-foto-FB-Gianluca-Savoldi.jpg"><p>L’Atalanta ha perso uno degli attaccanti più famosi della sua storia: <strong>Beppe Savoldi</strong>, classe 1947, scomparso oggi dopo una grave malattia. “Beppe-gol”, per le sue capacità realizzative soprattutto nell’area di rigore, la sua reale “confort zone” ma non solo. E’ stato forse il più bravo ed efficace attaccante italiano nel gioco aereo, il colpo di testa è stata la sua migliore arma da goleador, intuiva prima di tutti i difensori dove sarebbe arrivato il pallone, grazie anche alle sue doti di saltatore, raffinate quando da ragazzo giocava a basket all’oratorio delle Grazie, in pieno centro a Bergamo. E non è un caso che a mandarlo in campo per prima volta da titolare con la maglia nerazzurra, 5 settembre 1965, a diciotto anni, sia stato Ettore Puricelli, allora tecnico atalantino, conosciuto come “testina d’oro” e anche “mister due miliardi”. Dopo la trafila nel settore giovanile atalantino e l’approdo in prima squadra, il campionato della sua definitiva affermazione è nella stagione 1967-68 con ventisette presenze e tredici gol, decisivi per la salvezza. Nel campionato successivo passa al Bologna dove rimane fino al giugno 1975. E’ un attaccante ormai affermato tra i più quotati del nostro calcio con sole quattro presenze con la maglia della Nazionale, ma non per demeriti. Erano gli anni di spietata concorrenza tra i centravanti italiani. Il Napoli lo vuole a tutti i costi e non bada a spese: due miliardi. Da qui gli venne affibbiato l’appellativo “mister due miliardi”: 118 presenze e 55 gol con la maglia partenopea. Nel 1979 torna al Bologna e nel 1982 all’Atalanta, dove chiude la sua carriera agonistica. Intraprese anche quella da allenatore senza eccesiva convinzione. Si è riunito al fratello Titti scomparso nel 2008. Insieme una partita di calcio nel cielo nerazzurro.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; I 3800 tifosi nerazzurri, De Roon, gli ottavi di finale: la serata dell&#8217;orgoglio bergamasco</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 08:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[La partita è quel che è, quel che viene, nient’altro. 4-1 suggellato senza problemi dal Bayern, in totale dieci tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/03/409d7e7c-5294-4c96-b114-0f000bdd6e0f.jpeg"><p>La partita è quel che è, quel che viene, nient’altro. 4-1 suggellato senza problemi dal Bayern, in totale dieci tra andata e ritorno e, meno male, due anche dall’Atalanta, Pasalic a Bergamo, Samardzic a Monaco. Sempre su finire di partita. Non era previsto dagli astri e nemmeno dalle cartomanti, tanto meno dai pronostici che l’Atalanta potesse ribaltare l’andata. Ora il pensiero comune va di corsa al campionato e alla Coppa Italia. Sono questi gli obiettivi. Dimenticare in fretta il Bayern, c’è il Verona prima della sosta. La rosa è finalmente al completo, Palladino avrà un ampio raggio di scelte.<br />
L’Allianz Arena è uno spettacolo architettonico fuori, di popolo dentro con settantacinquemila compresi i coraggiosi e fedelissimi tremila e ottocento bergamaschi. Dentro c’è anche un omaggio agli italiani: un tenore canta “Montagne Verdi” di Marcella Bella e i fans biancorossi gli vanno dietro. Tra lo stupore nostro. L’Atalanta si presenta con sette novità (dal primo minuto Sportiello, Hien, Kossounou, Ederson, Sulemana, Bellanova e De Ketelaere), Kompany propone Bischof, l’ex Napoli Kim, Goretzka, Keane, Karl e Guerreiro. Cambia qualcosa? No. Il Bayern gioca a memoria, mette in atto un “torello” quasi all’asfissia mentre i nerazzurri cercano di tenere e non farsi tramortire. Sportiello è in serata di gran spolvero e para quasi imparabile, addirittura anche un calcio di rigore a Kane, fallo di braccio di Scalvini su tiro dello stesso Kane. Ma il penalty deve essere ripetuto perché il nostro si è mosso in anticipo e la seconda volta il capitano del Bayern non sbaglia. Poi all’inizio del secondo tempo arriva la goleada con Kane e Karl nel giro di due minuti e poi con un contropiede di Luis Diaz. Non è il caso di esagerare nella cronaca e nell’analisi. Palladino ha parlato di orgoglio, una squadra che non deve abbattersi davanti alle inclemenze del tempo, l’1-6 dell’andata, e confermare l’impatto di dodici presenze di Champions nel 2025/26. Con un epilogo che va oltre le previsioni di settembre, approdare ai playoff, invece, tra una grande vittoria e qualche inciampo, ecco il ritorno degli ottavi di finale. Senza dimenticare, e non fa mai male, gli oltre settanta milioni nella cassaforte nerazzurra. Dunque l’orgoglio, e viene da chiosare “senza pregiudizio”, la partita giocata con dignità. Virtù che i giocatori nerazzurri hanno sempre preservato. Quarantacinque partite di Champions, e mettiamoci anche la conquista dell’Europa League hanno permesso all’Atalanta di guadagnare credibilità calcistica in tutto il Vecchio Continente bistrattato da un uomo dalla zazzera arancione e dal sorriso a culo di gallina. Oltre ad acquisire una posizione (15esima) di tutto rispetto nel ranking Uefa per club. E poi Marten De Roon, 435 presenze con la maglia nerazzurra, una colonna d’Ercole, invalicabile per non trovare tempesta. E’ entrato in campo al 12’ della ripresa. Almeno lui un record se lo è conquistato.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Europea, solida economicamente, con uno stadio di proprietà e un tifo strepitoso. Alla faccia di chi parla male della Dea</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 15:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
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		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo giuro. Non lo faccio quasi mai ma martedì notte, dopo Atalanta-Bayern 1-6, mi sono permesso un po’ di zapping [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/03/aaa13648-0286-4a69-8702-fab17443965e.jpeg"><p>Lo giuro. Non lo faccio quasi mai ma martedì notte, dopo Atalanta-Bayern 1-6, mi sono permesso un po’ di zapping tra Sky, Rai, Mediaset, Sportitalia e tv locali. Ebbene, quasi all’unanimità tutti gli opinionisti, spesso presunti tali, hanno commentato: <em>“Che ci fa l’Atalanta in una competizione d’élite come la Champions? Che figuraccia”</em>. Sentenza inappellabile. Lo stesso plotone d’esecuzione la notte del 26 febbraio aveva, più o meno, applaudito: <em>“Meno male che c’è l’Atalanta”</em> al 4-1 col Borussia Dortmund. Dopo le figuracce dell’Inter, eliminato dal Bodo, della Juventus messa ko dal Galatasaray e del Napoli, campione d’Italia non pervenuto nemmeno a disputare i playoff. Senza entrare nell’ormai obsoleto dibattito sulla crisi del calcio italiano. Di sicuro alla guida della Figc e della Lega di Serie A Ci vorrebbe uno come Mao Zedong. Dunque, quando il sorteggio ci aveva regalato il Bayern, il pronostico non ammetteva possibilità di andare oltre e tutti quanti, noi di Bergamo, scongiuravamo su improbabili disavventure del gioco del calcio. Siamo stati, comunque, contenti perché il club bavarese completava le figurine del nostro almanacco d’Europa. Eppure girando in questi anni tra gli stadi d’Europa e anche d’Italia sentivo l’opinione di parecchi “inviati speciali” dei vari giornali e giornalini asserire che l’Atalanta era la solo squadra che giocava a livelli europei, prima nell’era Gasperini ma anche adesso con Palladino. Come a dire che commenti e sentenze sono frutto del momento e non di una disamina coerente.<br />
E’ bene ricordare che l’Atalanta gioca le due più importanti competizioni continentali per club dal settembre 2017 ad oggi, con una sola pausa nel 2022/23. &nbsp;Aggiungiamo che il club nerazzurro ha una solidità economica accertata e non effimera o camuffata come la stragrande maggioranza delle società di serie A, uno stadio di proprietà nato dalla lungimiranza di vedute di Antonio Percassi e dell’amministrazione comunale (Giunta Gori), da scelte azzeccate, e quelle sbagliate subito corrette (da Juric a Palladino) e da un popolo nerazzurro meraviglioso, appassionato e fedele anche nei momenti bui (serie C e retrocessioni varie) che ormai è come il “Muro Giallo” di Dortmud, oppure “You’ll Never Walk Alone” di Liverpool o il San Mames di Bilbao.<br />
L’uno a sei è deprimente ma certifica il divario di valori calcistici, già esistente da tempo tra il nostro modo di giocare e quello del resto del mondo, almeno tra i cinque campionati più importanti d’Europa, Bodo Glimt permettendo. E nelle valutazioni complessive della partita la Dea è scesa in campo senza Scalvini, Ederson, Raspadori, De Ketelaere ed in panchina annoverava due “under 23” che giocano in C. A sua volta Il Bayern non ha avuto problemi senza Neuer,&nbsp; Kim, che nel Napoli era un titolare mentre adesso è sempre in panchina, Goretzka, nazionale tedesco anch’egli ormai in panchina, Keane, re dei bomber, Musiala, Davies e la “new entry” Karl. L’Atalanta, settima in campionato, lotta per mantenere quella posizione, il Bayern in Bundesliga si allena per dominare in Champions. Bisogna guardare al futuro: Coppa Italia e continuare il cammino in campionato a cominciare di un’altra trasferta off limits sabato pomeriggio a San Siro con l’Inter che ha battuto la Dea nove volte di fila. C’è sempre una prima volta.</p>
<p><strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Sono sbarcati i marziani. Di fronte al Bayern non c’è modulo che tenga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 23:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
		<category><![CDATA[Highlight]]></category>
		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono arrivati i marziani, eppure l’Atalanta era preparata allo sbarco ma le contromisure non sono servite. Troppo forte, anzi fortissimo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/03/4265c1b5-95bf-47f5-b8ce-a0cf85c58d8a.jpeg"><p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sono arrivati i marziani, eppure l’Atalanta era preparata allo sbarco</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ma le contromisure non sono servite.</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Troppo forte, anzi fortissimo il Bayern che ha maramaldeggiato come e quando voleva. Il finale è </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">6-</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">1 e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, per la verità, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il risultato finale </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">poteva essere ancora più clamoroso. Adesso si discuterà a lungo sulle scelte del tecnico che ha presentato la Dea con l’inedito 4-4-2 dall’in</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">zio. Tanto per provare qualcosa di diverso ma i cambiamenti nel calcio, sempre più conservati</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">v</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o, spesso sono deleteri, soprattutto se affronti, appunto, il Bayern, marziani calati a Bergamo. E’ stato un azzardo</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ma non aveva altre opzioni. Si poteva conferma il 3-4-3, oppure per non spaventarsi il 5-3-2 o il 3-5-2. Sono considerazioni effimere e inutili perché di f</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ro</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">nte al Bayern non c’è modulo che tenga. Lo ribadiamo, la squadra di Kompany gioca su un altro pianeta, probabilme</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">te nella Bundesliga si alle</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a mentre in Champions gioca a cacio. E che calcio. Ve</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ocità supersonica, palleggi a mille all’ora, scambi di ruoli e di pos</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">zioni da far venire il mal di t</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">esta</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> agli avversari come è successo in questa notte di magie calcistiche. Quelle messe in mostra, quasi capolavori, dal Bayern. &nbsp;</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">A cuor leggero, quasi con animi spensierati tanto gli applausi e le ovazioni </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a &nbsp;fine partita hanno compensato le lacrime amare.</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Non </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">sono mancati</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> gli incitamenti soprattutto perché </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">è stata </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">una serata speciale, gran gala del calcio, che completa l’almanacco di tante belle figurine che hanno fatto mostra di sè sul loro prato o su quello del nostro stadio. Non tutte felici di onori, non poche tornate nella loro patria o negli open space di casa sgualcite dal trattamento tecnico e tattico dei giocatori in maglia nerazzurra. Insomma col Bayern Monaco la figurona </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">che mancava</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> è stata appiccata sulla casella vuota dei ricordi sparsi in tutta Europa. Si sa, comunque, che la Champions ha valore e sentore diversi. Per carità, immagini posticce ma uomini veri che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">conoscono il loro destino ma che hanno l’ambizione di modificarlo. Perché il gioco del calcio è imprevedibile, perfino filosofi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> come Heidegger o Sartre</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> non sono mai riusciti a codificarlo. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Quasi sempre</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> il risultato al fischio d’inizio è sempre diverso da quello finale.</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Ed è stato così per Atalanta-Bayern. Nerazzurri nella &nbsp;tempesta, dal 12’ al 25’ del primo tempo con i gol inebrianti dei tedeschi: Stanisic su calcio d’angolo, probabilme</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">te l’unico su colossale errore difensivo, batte Olise per Gnabry e poi l’ex Le</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">v</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">erkusen castiga subito i nerazzur</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">r</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i. Il secondo al 22’: Upamecano se ne va indisturbato, e Scamacca dov’era?, e regala il pallone a Olise per il 2-0, al 25’ Bernasconi perde Olise, pallone per Gnabry e 3-0 . Non c’è </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">storia, non c’è partita, solo qualche sgasata di Sulemana che fa ammattire Laimer, ammonito e lasciato negli spogliatoi all’inizio del secondo tempo. Ci si illude che il Bayern rallenti. Non è così. Intanto Djimsiti ha rilevato Scamacca per il più consueto 3-4-2-1 ma all’8’ arriva il 4-0 : tacco di Luis Diaz per Jackson. Il 5-0 è opera di Olise, il 6-0 di Musiala su cross di Diaz, c’è anche un palo di Upamecano. Nell’ultimo minto di recupero il gol di consolazione atalantina con il Bayern in dieci per l’ennesimo infortunio a Musiala: incursione imperiosa di Bellanova, cross a fil di porta, Krstovic cerca di anticipare Urbig, arriva Pasalic che mette in rete. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Al fischio finale di Eskas il meraviglioso popolo atalantino applaude la squadra come se avesse vinto 6-1. Non è stata una notta da buttare.</span></span></p>
<p class="s3"><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Giacomo Mayer</span></span></strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Un pareggio che accontenta la Dea e apre scenari lusinghieri</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 09:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
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		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ finita con un pareggio (2-2) che accontenta l’Atalanta e apre scenari piuttosto lusinghieri per il ritorno. In vantaggio due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/03/4c48604e-8843-4a6a-8d3a-e2c1841f152b.jpeg"><p>E’ finita con un pareggio (2-2) che accontenta l’Atalanta e apre scenari piuttosto lusinghieri per il ritorno. In vantaggio due volte la Lazio su errori dei nerazzurri ma subito ammortizzati dai fulminei pareggi. Pasalic, dopo sei minuti, rimedia all’errore di Kolasinac che si è lasciato scappare&nbsp; Dele-Bashiru, Musah con la decisiva collaborazione di Sulemana lenisce col 2-2 il rammarico di Pasalic che, controllando male un pallone, offre a Dia l’occasione del vantaggio, dopo solo tre minuti di illusione dei laziali. E il pari e patta, alla fine, consolida le aspirazioni della Dea di guadagnare il prossimo 22 aprile, ma la data è da definire, un’altra finale di Coppa Italia dal maggio 2019 ad oggi.<br />
Nello sconsolante deserto dell’Olimpico mentre continuano le proteste della maggior parte dei tifosi biancocelesti avversi al presidente Lotito è stata una partita che l’Atalanta ha giocato senza dannarsi l’anima ma con cognizione di causa. Comunque, un gol annullato a Krstovic, bel colpo di testa, per un fuorigioco millimetrico di Zappacosta, autore del cross, una traversa sempre dell’immarcescibile Zappacosta, un altro colpo di testa di Pasalic fuori d’un soffio ma anche qualche errore di troppo, e non solo sui due gol. I nerazzurri prima hanno governato il gioco, poi l’hanno lasciato alla Lazio che ha avuto un palleggio, magari non irresistibile e di sicuro effimero, senza mai creare azioni pericolose dalle parti di Carnesecchi. Certo De Roon ha patito più del previsto i movimenti del connazionale Taylor aggiungendosi al dinamismo di Dele-Bashiru. Zalewsky votato, anche stavolta, sul “regista” avversario, vale a dire Cataldi, ha cominciato bene nell’assolvere il suo compito ma poi si è smarrito. A creare inquietudini alla Lazio ci hanno pensato Zappacosta e Bernasconi, spesso lasciati liberi dagli avversari che invece si addensavano al centro del campo,&nbsp; sporadiche le iniziative di Zaccagni&nbsp; e di Isaksen mentre Maldini non riusciva a liberarsi dalla morsa di Hien. Ecco, l’Atalanta va in vantaggio dopo 8’ di gioco: Scalvini lancia sulla destra Zappacosta, controllo e cross per Krstovic che di testa infila Provedel. Ma il vantaggio viene annullato per un fuorigioco millimetrico dell’esterno destro nerazzurro. Poi, seppur lentamente e senza correre pericoli, la Dea si affievolisce, la Lazio prende campo ma le idee sono scarse. L’inizio del secondo tempo è uno shock: Dele-Bashiru triangola con Maldini e con uno scatto lascia in surplace Kolasinac e porta in vantaggio i suoi. I nerazzurri si riorganizzano e dopo sei minuti esatti arriva il pari: Samardzic si sveglia dal letargo e con un gran sinistro costringe Provedel a respingere, Pasalic è più lesto di tutti e pareggia. Nonostante affiori un po’ di stanchezza, i nerazzurri sono più efficaci. Poi arrivano i cambi: Musah e Kossounou rilevano De Roon e Scalvini, per lui una leggera contusione al ginocchio sinistro, quindi Sulemana e Ahanor entrano per Samardzic e Kolasinac. C’è tempo anche per l’unica parata della partita di Carnesecchi su Taylor. Il pari sembra assodato. Invece la Lazio passa in vantaggio con Dia che sfrutta un errato controllo di Pasalic. Da non credere. Gli atalantini non ci stanno. Si buttano in attacco, Ahanor allarga a sinistra per Sulemana che salta Marusic e spedisce in mezzo, Musah, tutto solo davanti a nove laziali inermi, fulmina con un gran destro Provedel.</p>
<p><strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Che notte. Da ricordare per l’eternità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bergamoesport]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 20:58:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atalanta]]></category>
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					<description><![CDATA[Incredibile 4-1. E’ veramente una notte magica, da ricordare per l’eternità. Un’Atalanta straordinaria, sublime che annichilisce il Borussia &#160;e conquista [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/68f2fbf5-109f-4565-ad81-a71e174b4b36.jpeg"><p><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Incredibile 4-1. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">E’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> veramente una notte magica, da ricordare per l’eternità. Un’Atalanta straordinaria, sublime che annichilisce il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Borussia &nbsp;e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> conquista per la seconda volta gli ottavi di Champions. Adesso ci aspettano l’Arsenal o il Bayern Monaco, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">venerdì </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il sorteggio. Una spettacolare partita suggellata dai gol di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Scamacca</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Zappacosta, l’immancabile </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Samardzic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che ha trasformato il calcio di rigore con una freddezza mai vista spendendo il pallone sotto l’incrocio dei pali alla sinistra dello sciagurato </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kobel</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">E’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> il finale che ha incendiato Bergamo, dopo novantotto minuti perfetti. Quindi, partiamo dal fondo. Manca meno di un minuto al termine, la Dea conduce per 3-</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">1 ,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> inco</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">mbe lo spettro dei supplementari, l’Atalanta è stanca dopo una partita esemplare, magnifica all’inverosimile. Pe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">r</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">fetta. Il portiere </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kobel</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> sbaglia l’uscita e regala un rinvio a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che subito ne approfitta e cerca un pallonetto, poi lo trasforma in cross per Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;che di testa come un kamikaze cerca di trasformare il lancio del compagno in gol, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bensebaini</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> vuole salvare il salva</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">b</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ile e con ignobile colpo di tacco squarcia la fronte dell’attaccante montenegrino. Succede un parapiglia perché l’arbitro Sanchez non è lesto a capire l’entità del fallo. Viene chiamato al </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Var</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;poi decreta l’inevitabile rigore. Ci pensa Lazar </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Samardzic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, forse il giocatore più discusso, a regalare il passaggio agli ottavi. &nbsp;Sembrava complicato rimontare i due gol di scarto dopo la partita di Dortmund, invece l’Atalanta subito smentito le varie prefiche perché, ripetendo al contrario il copione dell’andata, è passata in vantaggio dopo cinque di gi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">oco col ritrovato </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Scamacca</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che ha ribadito in rete un cross nato dalla combinazio</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e del duo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Zalewski</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">-Bernasconi e sporcato da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bensebaini</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Un avvio decisivo. E qui si vede subito la mano di Raffaele Palladino, che sembra ormai un taumaturgo del calcio, che, rispetto al successo col Napoli, rispolvera dal primo m</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">nuto Bernasconi e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Scamacca</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. I nerazzurri attacc</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ano </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il Borussia soprattutto con gli inserimenti degli esterni, da una parte il duo delle meraviglie Bernasconi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&#8211;</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Zalewski</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, dall’altra l’immarcabile Zappacosta e il sempre più convinto </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Samardzic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Scamacca</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che fa salire e apre il gioco sugli input di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e di De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Roon</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ma anche dell’impreviste, per il Borussia, incursioni di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kolasinac</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. I gialloneri in difficoltà in difesa con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bensebaini</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> subito ammonito, per lui una serata da dimenticare, e Emre Can in difficoltà, tappa i buchi Anton. A centrocampo i gialloneri sono prevedibili, sono più vivaci in attacco con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Guirassy</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, ammansito subito da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Hien</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, e con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il duo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Beier-Brandts</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che si scambiano il fronte del gioco. Ma insieme allo svedes</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Scalvini e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kolasinac</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> non fanno sconti. L’uno a zero sembra un punteggio limitato da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kobel</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che sventa su </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Zalewski</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e sull</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">incursioni di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;e di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Scamacca</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Il Borussia risponde con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Beier</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, che nel secondo tempo colpirà un palo, ma Carnesecchi vigila e para. Poi al 45’ arriva il raddoppio: cross di Bernasconi, respinta di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kobel</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Zappacosta da fuori area stoppa il pallone e fulmina il portiere tedesco con una deviazione del solito </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bensebaini</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Lo stadio è veramente una bolgia, come desiderato da Palladino. E anche il primo quarto d’ora del secondo tempo vede la marcia inarrestabile dell’Atalanta che attacca con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e Scamacca, poi tocca a De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Roon</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, su invito di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Samardzic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, il pallone del poss</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">bile 3-0 ma spreca banalme</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">te. Dopo il palo di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Beier</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che aveva lasciato in surplace </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kolasinac</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, ecco il 3-0. &nbsp;De </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Roon</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, da sin</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">stra, regala un cross al bacio trasformato in gol dall’ennesimo colpo di testa vincente di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Niko Kovac corre</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">&nbsp;ai </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ripari :</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> prima entrano Fabio Silv</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Chukwuemeka</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, poi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Yan</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Couto e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Adeyeme</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Palladino risponde con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ahanor</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> per </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kolasinac</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> per Scamacca. L’Atalanta fatica a reggere gli affondi del Borussia che ha conquistato gioco e campo e crea mischie pericolose nell’area di Carnesecchi. Inevitabile il bel gol di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Adeyemi</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Nel finale entra anche </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sulemana</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> per </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Zalewski</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. I nerazzurri sono stanchissimi dopo un dominio indiscusso, c’è anche un gran bel diagonale di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Samardzic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che esce non di molto. Sembra finita, ci si prepara ai supplementari: ci pensano, nell’ordine, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kobel</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pasalic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Krstovic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bensebaini</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ad incendiare lo stadio. Il rigore di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Samardzic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> accende i fuochi d’artificio. Che notte. &nbsp;</span></span></p>
<p><strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Un centravanti che fa la differenza e la Dea finisce nel sacco</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 09:12:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il blog di Giacomo Mayer]]></category>
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					<description><![CDATA[La differenza, sostanziale, sta tutta in Serhou Guirassy, centravanti franco-guineano, che regala una meritata vittoria al Borussia. Va in gol [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/16ca965c-0863-4e67-858c-92037cadf99b.jpeg"><p>La differenza, sostanziale, sta tutta in Serhou Guirassy, centravanti franco-guineano, che regala una meritata vittoria al Borussia. Va in gol dopo tre minuti dal fischio d’inizio e costruisce il secondo, realizzato da Beier, alla fine del primo tempo. Era il pericolo numero per l’Atalanta e così si è palesato per tutto il primo tempo quando i gialloneri di Kovac hanno dominato i nerazzurri. Magari senza strafare ma costruendo una partita senza errori. Pressione continua sul portatore di palla e cambi di velocità che hanno messo in crisi l’Atalanta. Certo, il gol a freddo ha cambiato le intenzioni di Palladino di giocare senza sudditanza, invece non è stato proprio così. Se si considera che nel primo tempo, ma anche nella prima parte del secondo, Kobel, il portiere del Borussia, è stato inoperoso, per la verità nemmeno Carnesecchi ha dovuto fare gli straordinari ma il gioco è sempre stato governato da Nmecha che ha surclassato De Roon, un po’ meno da Bellingham anche perché Ederson è sempre stato presente e attivo in mezzo al campo. Ma i due esterni Ryerson e Svenson erano sempre pronti a scattare in avanti, magari insieme a Beier e a Brandt. Anche Zalewski, in combutta con Bernasconi &nbsp;e con Ederson, ha cercato, sulla sinistra, di creare problemi alla difesa del Borussia e ci è anche riuscito, peccato che in mezzo all’area non ci fosse nessuno a concludere le sue incursioni. Purtroppo c’è un problema perché l’attacco nerazzurro è orfano di De Ketelaere, di Raspadori e anche di Scamacca, un primo tempo da dimenticare, poi è stato sostituito da Krstovic che si è impegnato allo spasimo.<br />
Una partita persa nel primo tempo e anche nella prima parte del secondo quando il Borussia non h più creato pericoli, ma nemmeno l’Atalanta. &nbsp;Poi Palladino ha deciso di cambiare con Sulemana al posto, numerico e non di posizione, di uno spaesato De Roon, messo in difficoltà da Nmecha, ed ha riportato Pasalic al centro del gioco. Sarà un caso ma l’Atalanta cominciato a giocare con maggior precisione e consistenza. Certo il Borussia è calato vistosamente ma l’assedio finale non ha prodotto quel gol che avrebbe potuto offrire speranze per la partita di ritorno di mercoledì prossimo.<br />
Ancora Dortmund, otto anni dopo, era il 15 febbraio 2018, un 3-2 speranzoso grazie alla spettacolare doppietta di Ilicic ma anche agli errori di Toloi, il bene e il male di una partita come succede spesso. Otto anni e il “magico 2023-24” quando il Borussia ha sfiorato la Champions, persa in finale col Real Madrid, mentre l’Atalanta ha vinto l’Europa League battendo il Leverkusen, acerrimo rivale gialloneri nel land della Renania settentrionale più noto come Ruhr, terra, come si diceva una volta, di opifici, carbone, acciaio, industria e sembra che cominci da queste parti la “ricostruzione” dell’esercito tedesco.<br />
Davanti al “muro giallo”, quasi ventiquattromila spettatori, tanti quanti e anche di più dell’intero stadio di Bergamo l’Atalanta cerca l’impresa. Palladino conferma in difesa Koussonou, male nel primo tempo meglio nelle ripresa e Kolasinac, che non ha mai smesso di lottare, a fianco di Djimsiti, poi sostituito da Hien, rientro positivo, Zalewski gioca in attacco ed è l’unico che crea problemi ai tedeschi nel primo tempo, aiutato da un diligente Bernasconi, a destra Pasalic, pesce fuor d’acqua prima e costruttore di gioco poi, inconsistente Scamacca. Nel finale Bellanova ha rilevato un generoso Zappacosta, e si è visto anche Samardzic, protagonista dell’unico vero tiro nella porta di Kobel. I gol: al 3’da destra Beier appoggia a Ryerson,in mezzo all’area Guyrassi vola in alto, anticipando nettamente Kossounou e spedisce in rete. Al 42’ Guyrassi scambia con Nmecha e se va da sinistra lasciando sul lastrico Dijmsiti, cross&nbsp; destra da dove arriva tutto solo Beier che insacca senza una benché minima diagonale di qualche atalantino di turno, magari Kossounou.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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		<title>Vista da Mayer &#8211; Partita stradominata, un Krstovic in grande spolvero e settimo risultato utile consecutivo in campionato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 08:54:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 2-1 ottenuto dall’Atalanta con la Cremonese non deve trarre in inganno o destare sospetti perversi. La Dea ha stradominato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img style="margin-bottom:15px;width:100%;display:block;" src="https://bergamoesport.b-cdn.net/wp-content/uploads/2026/02/bba1ba23-d338-4c69-954b-100d870c3a8f.jpeg"><p>Il 2-1 ottenuto dall’Atalanta con la Cremonese non deve trarre in inganno o destare sospetti perversi. La Dea ha stradominato la partita con una prestazione di assoluto dominio e di tante occasioni anche se solo due concretizzate da Krstovic, neo capocannoniere nerazzurro con 7 gol all’attivo, e da Zappacosta. E’ un altro significavo passo avanti con il settimo risultato utile consecutivo, cinque vittorie e due pareggi. In pratica dopo la sconfitta con l’Inter l’Atalanta ha cominciato a correre, rallentando a Pisa e, seppur in inferiorità numerica per quasi l’intera partita, tenendo a banda il Como, che sembra la squadra diretta concorrente per un posto in Europa. Aggiungiamo la perla dei quarti di Coppa Italia col 3-0 alla Juve. Atalanta, quindi, in salute.<br />
La partita con la Cremonese è addirittura sembrata ordinaria amministrazione, almeno fino alla sbadataggine di Kossounou all’ultimo minuto. Perfino facile nel creare azioni su azioni e confermando un presidio netto e chiaro verso la porta di Audero. Smentito anche il luogo comune, purtroppo vero, di una certa difficoltà nell’affrontare le cosiddette “piccole” anche se in casa solo il Pisa, alla prima giornata, aveva imposto il pari. Ma erano altri tempi, quasi un passato remoto.<br />
Palladino manda in campo una formazione offensiva anche se all’ultimo momento deve rinunciare a De Ketelaere (fastidio al ginocchio destro) e lo sostituisce con Samardzic, finalmente protagonista di un’ottima prestazione, che fa compagnia a Raspadori e a Krstovic. Gli squalificati Ahanor e De Roon rilevati da Kolasinac e Pasalic mentre l’esterno sinistro è Zalewski. Nicola risponde mandando subito in campo i tre nuovi acquisti (Luperto, Thorsby e Maleh) con un 5-3-2 che, per forza di cose ma a doppio svantaggio già avvenuto si trasforma in 3-5-2.<br />
La sostanza della partita è nettamente dalla parte dei nerazzurri che dominano in tutti settori del campo sostenuti dalle geometrie e dai palleggi sotto la guida illuminata di Pasalic e di Ederson. Poi sugli esterni: Zappacosta costringe l’ex Pezzella a starsene rintanato dietro, Zalewski fa la stessa cosa a sinistra mentre Raspadori si muove su tutta la linea offensiva creando grattacapi a tutti i difensori grigiorossi e Krstovic ingaggia una lotta greco-romana con l’ex compagno Baschirotto . Già al 9’ dopo tre angoli consecutivi Djimsiti di testa colpisce il palo esterno, al 13’ il vantaggio: cross al bacio , da destra, di Raspadori, Krstovic controlla di destro e poi calcia di sinistro infilando l’incerto Audero.&nbsp; Il dominio è assolto e al 20’ apertura di Raspadori per Zalewski, perfetto appoggio al centro per Samardzic che, al volo, colpisce la traversa. A questo punto inevitabile il raddoppio: Pasalic allarga a Zappacosta che, da destra, salta Luperto, rientra con una finta e beffa il portiere della Cremonese.<br />
Nel secondo tempo Nicola prova Con Djuric , eventualmente pronto di testa per le palle lunghe ma Djimsiti non è certo uno che si faccia intimorire e difatti, vince i duelli. L’Atalanta controlla, lascia un effimero possesso palla alla Cremonese. Le risposte offensive dei nerazzurri arrivano presto ma prima Krstovic, assist di Samardzic, calcia fuori, quindi Sulemana, entrato al posto di Samardzic, spreca un ‘occasione d’oro con un tiraccio sbilenco su assist di Kossounou, quindi è Raspadori a sfiorare il tre a zero. Poi Djuric di testa, su cross di Zerbin, costringe Carnesecchi ad una parata decisiva sul palo destro. Il 3-0 sembra cosa fatta al 45’ grazie a Djimsiti su mischia d’angolo. Peccato che Sulemana sia in evidente fuorigioco. Riparte la Cremonese e su assist di Zerbin Thorsby mette in rete con Kossounou che, ancora una volta, si fa scavalcare dal pallone. Erroraccio per fortuna senza conseguenze. &nbsp;Krstovic e Zappacosta i migliori ma è difficile trovare un nerazzurro senza un voto consistente e di valore.<br />
<strong>Giacomo Mayer</strong></p>
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