Dice “del resto Cesare fin da bimbino è sempre stato buono. Viene a trovarmi e si domanda perché Dio ha deciso che dobbiamo vivere in guerra. I conflitti fanno male, tutti, quelli interiori e quelli in Medio Oriente, ognuno di noi sogna la pace…”. Dopo qualche anno, galeotto fu il biglietto di un concerto, a Firenze, il 17 giugno, sono tornato a chiacchierare con mia zia Carla, la mamma di Cremonini, il famoso cantante, affascinante donna di 74 anni, bolognese con quello che si porta dentro, l’allegria dei giorni, dei tortellini, delle lasagne, delle tagliatelle e del pignoletto. Un’ora, io a ridere, per un attimo nella mia seconda casa, la mia personale culla, teletrasportato sotto la torre degli Asinelli grazie a quella cadenza per me così speciale, di mia mamma, delle mie zie e di mia nonna, lei, la Carla, a raccontarmi un po’ le puntate precedenti dei suoi figlioli. L’intimo, non il cantautore, appunto Cesare, non il fotografo, Vittorio, ma i suoi popini, “due testoni”.
E allora Ce, “che si è messo come un matto, proprio come fa lui, a imparare a suonare la tromba e adesso ne ha comperate sette e non smette mai, né di giorno né di notte, e, se proprio fa una pausa, attacca con la fisarmonica perché si è perdutamente innamorato di Astor Piazzolla”. E allora Ce, “che ama troppo le persone e che se gli arriva qualcuno accanto che ha problemi di soldi, lo assume al volo inventandosi un mestiere, e, Matte, davvero, ormai, a ogni suo concerto pare un esercito, tutti elegantissimi, persino chi fa le pulizie, perché mi dice, mamma, in grembiule non si può”. E allora Ce, “che è il mio cucciolotto, vado a sentirlo alle prove, mi vede e pensa sia accaldata e corre a portarmi l’acqua, un tesoro. È sensibile, è d’oro”. E allora Ce, “che Martina non era quella giusta, per carità una bravissima e bellissima ragazza, ma lui è un uomo sempre in movimento mentre lei è una calma, non si trovavano. Sai, Matte, lo vedi, Cesare parte all’improvviso, lo muove la curiosità, l’ultima impresa l’Alaska, un mese a ricaricare le pile, solo soletto, tra i ghiacci. Fai il conto che adesso è a Londra”.
E poi, ma perché di mezzo c’è il concerto di Cesare, Vitto, il suo primo, “che ha il talento delle foto e finalmente ha smesso di fare il timido e si è convinto a fare una mostra. Le sue immagini arrivano dritte al cuore, tutte, nel profondo, devi venire a vederle, sono uniche…”. Infine io, prima di andare a cena con sua sorella, “che mi capita di leggerti e hai stoffa, il talento delle parole, che non si compera, ma che si affina, sempre, questo è il segreto della vita. E poi sei bello, lo sei sempre stato, e aiuta”.
“E la tua mamma come sta?”, “Bene, è una strega, lo sai, manco l’incidente l’ha fermata. È guarita ed è ripartita per il mondo”, “La Vale…, salutamela e baciamela tantissimo sulla fronte. E tu, fatti sentire ogni tanto”. “Lo farò”. Presto. Se Cesare è così e pure Vittorio, la Carla, che racconto, è molto del merito. E ascoltandone le parole piene di grazia e di ironia, di pace e di coccole, di Bologna e dei suoi contorni, magari, col tempo, arriverò ad averne così tante e grandi anche io.
Matteo Bonfanti