Vi do un poco di dati che ho raccolto. In Toscana su 54.000 operatori sanitari 10.000 non si vaccineranno (Firenze, il prof di infermieristica all’università: “Io non mi vaccino” – la Repubblica). Il 18% di addetti alla salute renitenti al vaccino è un dato che non si può ignorare.

La notizia dei problemi nella catena del freddo era vera. Questo dimostra solo ciò che già sappiamo: la gattina frettolosa fa i gattini ciechi. La fretta non si sposa mai con la buona riuscita.

Il piano strategico vaccinale del governo prevede 40 milioni di vaccinati per raggiungere l’immunità di gregge. Sarebbe il 66%.

In epoca precovid l’immunità di gregge prevedeva che fosse immune il 95% del gregge. L’efficacia dell’immunità di gregge consiste nell’impedire che chi non può vaccinarsi non entri in contatto con persone contagiose. Tanto più è elevato il numero degli immuni è tanto più difficile sarà il fenomeno.  Ma se circolano 20 milioni di persone non immuni sarà difficile che questo accada. E tanto più difficile dato che una buona metà sono minori, esclusi dal vaccino, che fino a ieri sono stati accusati di essere i maggiori responsabili della diffusione.

Ma non riusciremo a vaccinare nemmeno 40 milioni di persone poiché 10 milioni sono i minori, 10 milioni gli allergici, non si sa quanti milioni di asmatici, esclusi dalla sperimentazione e dunque a rischio, 2 milioni circa di immunodepressi se non di più, 1 milione di donne incinte, 1 miloio9ne di donne in allattamento. E ora torniamo a quel 18% di operatori della sanità toscani che non si vaccineranno. Quanti credete che saranno i cittadini che saranno ancor più preoccupati degli operatori sanitari? Probabilmente assai di più, ma teniamo buona questa percentuale che è l’unica che abbiamo. Il 18% di 40 milioni sono altri 7 milioni di non vaccinati. Ma anche senza tener conto di tutto ciò, non sappiamo se questo vaccino blocca la possibilità di contagiare dei vaccinati.

La scheda ci dice che ci saranno 300 ospedali 1500 gazebo e poi fiere palestre ecc. Ora, per gli ospedali non c’è problema, ma dato che il pericolo di reazione allergica grave è superiore all’1 per milione dei vaccini normali, bisognerà prevedere che ogni punto vaccinale abbia lettini per consentire l’osservazione del vaccinato per almeno 15/30 minuti, personale addestrato alle emergenze anafilattiche, ambulanza a disposizione, meglio due, farmaci e possibilità di intubazione. Questo significa, mezzi, personale, organizzazione e tempo.

Ma c’è una cosa che lotta contro il tempo: il consenso informato. Ogni persona dovrà firmare un consenso informato. Tale documento si compone di 15/19 pagine. Quanto tempo ci vorrà per spiegare ad ogni paziente, come previsto dalla legge, le moltissime cose, talune preoccupanti, che vi sono scritte?

Ora, dato tutto ciò, e dato che la durata dell’immunità vaccinale non si sa affatto quanto duri, si parla di 6/8 mesi, e probabilmente il vaccino andrà aggiornato ogni anno, significa che noi dovremmo vaccinare 40 milioni di persone in meno di un anno. Ogni anno. A meno che l’immunità non duri almeno qualche anno, cosa che ci vorrà qualche anno per scoprire.

Infine, si parla del 95% di efficacia. Ma efficacia per cosa? Per impedire lo sviluppo di malattia sintomatica. Non abbiamo dati di riduzione di mortalità e, soprattutto non sappiamo se questo vaccino sarà in grado di impedire il contagio. E vogliamo raggiungere l’immunità di gregge con un vaccino che potrebbe non impedire il contagio?

Ora, date queste premesse, e incertezze, si discute se sia il caso o no di rendere questo vaccino obbligatorio. Ma questo non è un vaccino sperimentato di cui si sa tutto. Ci obbligheranno a fare un salto nel buio senza alcuna ragionevole certezza? Spero proprio di no.

E non si sa nemmeno, ovviamente, quali sono gli effetti indesiderati o avversi a medio e lungo termine.

Infine, concludo con una battuta: ma mi chiedete il consenso informato per qualcosa che volete divenga obbligatorio? Mi prendete in giro, vero?

Dott. SU Tramonte