COVID 19: IL REDDE RATIONEM – di Silvano Tramonte

E’ dal marzo scorso che vado ripetendo, tra le altre cose, che abbiamo mancato terribilmente sulla questione della terapia domiciliare, arrivando addirittura a proibirla. E’ arrivato il momento di capire che i lockdown non bastano, è arrivato il momento di capire che nemmeno i vaccini bastano. E’ arrivato il momento di capire che l’immunità di gregge è un’utopia. E’ arrivato il momento di capire, finalmente, che il virus, questo virus, non lo fermiamo. Non lo possiamo fermare. Quello che possiamo fare è cercare di tenere sotto controllo le esplosioni di contagio ma non possiamo spegnere il contagio. E non potremo mai con un’immunità che dura pochi mesi; con una macchina vaccinale che nonostante le migliori intenzioni è sempre troppo lenta, disorganizzata e povera di mezzi; e con lo spettro delle varianti che anticipano tutte le nostre mosse. In queste condizioni avere una medicina del territorio che funziona e una terapia domiciliare che funziona è fondamentale, e lo è per due ottimi motivi: 1) dobbiamo a tutti i costi evitare, prevenire, limitare le ospedalizzazioni per non bloccare la sanità e 2) dobbiamo a tutti i costi prevenire le complicanze che portano alla terapia intensiva prima e al decesso poi. Contro i virus non esistono terapie davvero efficaci e di uso massivo. MA NON E’ IL VIRUS AD UCCIDERE! Lui, tutto sommato, si fa gli affari suoi limitandosi a prendere in prestito il sistema di produzione cellulare e difatti, nella stragrande maggioranza dei casi, causa una malattia asintomatica o paucisintomatica. Ma in taluni soggetti, per motivi ancora solo ipotizzati, si scatena una reazione immunitaria spaventosa che porta danni terribili in molti distretti e non solo in quello polmonare. Ora dunque qual è il problema? Il problema è che tutti i farmaci che si possono utilizzare per affrontare questa tempesta infiammatoria e le sue manifestazioni cliniche non sono autorizzati per questo specifico uso nella covid19. Non esiste letteratura di supporto. Si sono fatti degli studi, a dire il vero, ma su pazienti ospedalizzati già in preda agli eventi reattivi scatenati dal sistema immunitario e ad una fase non più trattabile. Quindi la mancanza di letteratura ha prodotto, in un sistema troppo rigidamente protocollato, il disastro della covid19 poiché nessuno si è assunto la responsabilità di agire di propri iniziativa, almeno inizialmente. In seguito i medici più esperti e coscienziosi si sono fatti carico di una responsabilità spaventosa nell’interesse dei propri pazienti ma contravvenendo alle regole imperanti, e rischiando di persona. Ma in un sistema privo di dati, che si ritrova a dover fronteggiare una pandemia definita spaventosa e spacciata per apocalittica senza alcun riferimento scientifico, senza alcuna letteratura, senza alcun precedente, non dovrebbe essere assolutamente ovvio e doveroso riconoscere la libertà di cura del medico ed affidarsi alla sua grande esperienza e competenza, ove tali doti esistano? Se non ci fidiamo dei nostri medici nel momento dell’emergenza e del bisogno, di cosa mai dovremmo o potremmo fidarci? E di chi?