In questo triste e disperato periodo pandemico, spesso abbiamo visto e sentito usare la locuzione latina “Divide et impera”, in italiano dividi e comanda, secondo cui la miglior strategia, applicabile da parte di una sparuta ma dominante minoranza per controllare e governare un popolo, è dividerlo provocando rivalità e ostilità, fomentando discordie e rivendicazioni e acuendo i contrasti tra fazioni, tribù o etnie.

Spezzare l’unità in tante piccole subunità in lotta tra loro permette al tiranno di mantenere il potere, impedendo all’opposizione di riunirsi contro il nemico comune, permettendo così a un potere centrale, numericamente modesto, di dominare grandi masse di popolazione.

Tale tecnica produce conflitti sociali concepiti appositamente per generare ostilità e odio tra persone culturalmente deboli e dotate di scarsa capacità critica.

I grandi imperi della storia usarono queste tecniche per controllare territori molto estesi con forze armate piuttosto ridotte e dislocate strategicamente.

La storia riporta infiniti esempi di quanto detto, e non solo in tempi antichi, ma anche assai recenti: si pensi all’impero britannico, alla questione del Belgio in Ruanda o a tutte le manovre delle grandi potenze e dei nuovi imperi in Asia e Africa.

L’ultimo esempio, in ordine di tempo, di strategia della divisione, basata sul terrore e sull’odio, è proprio quella messa in campo dal governo italiano, che nemmeno rappresenta la sovranità popolare, dispiegando tutte le armi psicologiche a disposizione: dalla costrizione all’obbligo, dal divieto all’isolamento, dalla minaccia all’aggressione, dalla menzogna alla falsità. Tutto è buono pur di scatenare odio e rabbia tra vaccinati e non vaccinati; entrambi, precipitati in una spirale di paura e ostilità, non si rendono conto di essere, in realtà, sulla stessa barca, sotto la stessa tempesta e, combattendosi tra loro, di stare perdendo il controllo dell’esile mezzo che potrebbe rappresentare l’unica salvezza: la collaborazione per il governo della barca.

Ma ci sono segnali importanti che la gente ha capito, che il trucco non funziona più. Più la gente lo capisce, prima usciremo da questa falsa emergenza. Uno tra questi lo riporto in parte:

“Ha scatenato un piccolo terremoto l’appello pubblico, firmato da centinaia di docenti, contro l’obbligo del green pass nelle università. Il documento ha fatto rumore, anche per via della presenza tra i firmatari di volti noti come il professor Alessandro Barbero, storico e divulgatore televisivo. Ed è stato accolto con repliche sdegnate da parte delle istituzioni. Il DiariodelWeb.it ha intervistato il professor Paolo Gibilisco, docente di Matematica all’Università di Tor Vergata, tra gli ideatori dell’appello in questione.

Professor Paolo Gibilisco, che cosa vi ha spinto a lanciare questo appello?

Personalmente mi sono interessato al tema dell’obbligo vaccinale ormai da molti anni. Adesso la situazione è precipitata. Stiamo assistendo ad una deriva antidemocratica, nella sostanza, che usa come pretesto il problema sanitario. Quando questa deriva ha impattato concretamente gli studenti, il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e i docenti, ci siamo sentiti con quattro o cinque colleghi e ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa per salvare l’onore dell’università. Da qui siamo partiti per dire che siamo contro il green pass.

Per quale motivo siete contrari?

Perché è inefficace dal punto di vista sanitario e totalmente fuori dalla sostanza della Costituzione. Al di là di qualsiasi sentenza che può produrre la Corte costituzionale: qui non stiamo facendo gli azzeccagarbugli. L’idea di distinguere tra cittadini di serie A e di serie B è quanto di più alieno alla Carta.

Voi avete messo per iscritto che ritenete il provvedimento *«discriminatorio»* a tutti gli effetti.

Assolutamente sì. Mi ha profondamente commosso il fatto che tra i firmatari ci siano molti docenti vaccinati. Questa non è una battaglia tra vaccinati e non vaccinati. Duole vedere le più alte istituzioni della Repubblica che cercano di creare questa divisione. La nostra è una battaglia di libertà: i cittadini che compiono scelte sanitarie diverse rivendicano per tutti i diritti e l’accesso ai servizi fondamentali. Come l’università.

Così il grande docente ha fregato Draghi e il GreenPass: alla Sapienza le sue lezioni di tengono all’aperto – Telegraph”.

Riprendo le parole del prof. Gibilisco: questa non è una battaglia tra vaccinati e non vaccinati, MA UNA BATTAGLIA DI LIBERTA’. E la libertà non conosce schieramenti, fazioni, divisioni basate su affermazioni false e strumentali: non è vero che i non vaccinati mettono a rischio i vaccinati, ma è vero che, dal punto di vista del rischio tra vaccinati e non vaccinati, il rischio di contagio è il medesimo, e non lo dico io ma Anthony Fauci, consulente presidenziale USA (potresti aggiungere un riferimento bibliografico?). Stando così le cose, la differenza tra vaccinati e non vaccinati è debole, sfumata, si limita ad una minore suscettibilità di malattia grave tra i vaccinati, limitata però ad un tempo di breve durata subito dopo la seconda vaccinazione. Tutto qua.

Altro forte esempio di coesione e comprensione reciproca, della necessità imprescindibile di recuperare l’unità, perché l’unione fa la forza e insieme si vince tutto, e del perché le lotte intestine fanno comodo solo a chi le fomenta, ci viene da Trieste:

La manifestazione di Trieste ha unito vaccinati e non vaccinati, chi si oppone al ricatto lavorativo e sostenitori delle cure domiciliari. No-Vax e «sinistra diffusa» nella stessa piazza contro Draghi, Speranza e la «stampa di regime».

«Non lasciar passare il lasciapassare», si legge nel documento, «perché non è uno strumento sanitario efficace, ma solo uno strumento politico di ricatto. (…) Perché viola i diritti costituzionalmente garantiti, per primi il lavoro e lo studio (…) trasformando i cittadini da soggetti a oggetti del diritto. Perché apre la via alla digitalizzazione dei dati sensibili a fini discriminatori: oggi funziona sullo status vaccinale, domani qualsiasi altro dato potrà essere caricato sul GP [Green pass]. Perché, soprattutto, limita l’accesso agli spazi sociali e culturali, impedendo la partecipazione alla vita democratica». No-vax e sinistra insieme alla manifestazione contro il Green pass (editorialedomani.it).

La logica del “no-vax” creata ad arte dal potere per opprimere il popolo e mantenerlo schiavo con strategie di tensione e divisione, barcolla e comincia a cedere. La gente si sta rendendo conto di essere stata usata e ingannata, proprio da coloro che avrebbero dovuto invece proteggerla:

«No al fascismo, no al Green pass» è stato il grido all’ingresso nel salotto di piazza Unità d’Italia, dove la manifestazione si è conclusa sotto le finestre della Prefettura con balli di strada, fischi e slogan contro il governo.

Nei volantini è specificato: «vaccinati e non vaccinati insieme contro la discriminazione», ha rimarcato a Domani il componente del Coordinamento. Il fatto che alla manifestazione fossero presenti anche molti No-vax conta poco, quello che importa, ha aggiunto, «è la libertà di scelta a livello terapeutico: ognuno deve decidere in base alle proprie valutazioni». Flop del blocco no-vax alle stazioni: più i giornalisti che i manifestanti.

Ecco, dunque, la chiave di volta del problema: per uscire dalla crisi dobbiamo capire. Capire che il problema non è sanitario, ma un gioco di potere geopolitico; capire che la lotta intestina tra pro-vax e no-vax è stata fomentata e incendiata dolosamente ad arte; che i vaccini non sono il problema ma lo è l’obbligo vaccinale, e che, soprattutto, non possiamo, non dobbiamo accettare un permesso per vivere. Vivere è un diritto naturale e nessuno, per nessun motivo, può declassarlo ad una concessione del potere. Dove o quando questo avvenga, civiltà democrazia diritto e millenni di evoluzione, riprecipitano nella barbarie della conquista e della prigionia, dei saccheggi e degli stupri, e della riduzione degli uomini alla più disperante schiavitù che l’uomo abbia mai conosciuto: quella digitale, occhiuta, che tutto vede e tutto controlla, che mai non un solo momento di privacy lascerà ad ognuno di noi. Se è questo ciò si vuole, allora si accetti supinamente e con gioia il green pass, ma se vogliamo continuare a vivere da uomini liberi, lavorare piangere gioire amare crescere figli liberi e forti, allora ci dobbiamo opporre con tutte le nostre forze, con determinazione e responsabilità, rifiutare di lasciarci dividere, stringerci fianco a fianco, vaccinati o no, per un’unica sola fede: libertà!