Conoscendo poco e male il valore di tanti giocatori dell’Eccellenza, quando in estate il ds Trapletti ci aveva detto che “la promozione sarebbe stato l’unico obiettivo possibile di questa stagione”, ci era parsa un po’ una spacconata. Chiediamo quindi umilmente scusa a Ruggero per avergli dato dello sborone, ben sapendo che stiamo scrivendo di una persona di spirito e che quando leggerà gli scapperà giusto un sorrisetto e la voglia di tirarci un po’ le orecchie alla prima occasione, ora che il suo pronostico si è rivelato azzeccato e il Brusaporto è volato in Serie D. Campionato strepitoso, condotto dalla prima giornata, calcio bello bello, che l’autore di questo articoletto senza pretese ha visto qualche mese fa nella sfida chiave della stagione, la meravigliosa rimonta interna contro una Vertovese perfetta e col diavolo in corpo, vinta con la pazienza dei forti grazie a un golasso di Ferrari all’ultimo minuto.

Che dire che non abbia già detto sul nostro giornale di lunedì la nostra bravissima inviata Martina Biava dopo il trionfo col Cazzago Bornato? Solo aggiungere che vincere è difficilissimo e che per farlo in un girone di Eccellenza complicato come il C, con altre dieci pretendenti al trono, significa avere tutto. Partiamo dalla dirigenza, detto del capolavoro nel costruire l’organico del ds Trapletti, parliamo della presidentessa, Silvia Comotti, e del fratello Gianpietro, protagonista sul campo col Bagnatica dei record appena salito in Seconda, squadra a cui ci dedicheremo domani. Non conosciamo personalmente i Comotti, ma i nostri amici in comune ci parlano di due ragazzi speciali, competenti ed entusiasti, ma pure un sacco gentili, con un sorriso per tutti, per i compagni di avventura del pallone come per gli avversari, e non per scelta, ma per via del cuore. Del resto lo si dice,  “tale padre, tali figli”, e nel grande salto tra i semiprofessionisti c’è tantissimo di Giovanni Comotti, scomparso due anni fa, che, invece, chi scrive aveva conosciuto ai tempi della stellare cavalcata in Promozione con al timone mister Salvatore Di Costanzo, per noi Dico, altro gigante che ci ha lasciato troppo presto. Il pres gialloblù era uno forte, un’anima buona, ma anche tanto appassionata e spiritosa, col vizio che è una virtù che dovremmo avere tutti noi, la meravigliosa risata piena in tribuna anche quando si perde, perché il calcio è soprattutto stare bene bene la domenica dopo una settimana di impegni e di sfighe in ufficio, in azienda o in famiglia.

A Brusaporto c’è questo, lo spirito che era del presidente Giovanni, l’abbiamo sentito sedendoci sugli spalti del bellissimo centro sportivo, ne abbiamo ascoltato l’energia anche guardando i ragazzi in campo, la stella Fogaroli, sì, Giulio, il capitano, uno che tra i dilettanti sta in alto a sinistra, tre metri sopra il cielo, il calciatore che ormai un quinquennio fa aveva dato l’addio al dorato mondo del professionismo e la cosa aveva fatto notizia. Ne avevano scritto anche i campioni del giornalismo, quelli dei quotidiani nazionali, tutti parlandone come una scelta quantomeno un po’ azzardata perché il ragazzo era giovane, era uno tra i più forti dell’allora Lega Pro e stava scendendo quattro categorie più giù, in Promozione. Adesso il Foga è in Serie D, e anche qui merita giusto qualche scusa e un applauso per averci visto lungo, l’altro applauso, quello che preme più a noi, è per l’ennesimo campionato stellare con la maglia gialloblù, giocato alla sua fantastica maniera, in quella fetta di campo tra il centrocampo e l’attacco, con la classe sopraffina dei suoi piedi, ma pure con addosso l’immensa voglia di vincere, portandosi sulle spalle i compagni nelle rare domeniche in cui è girato tutto storto.

Va detto che di battute a vuoto il Brusaporto targato Giacomo Mignani, mister extralusso per l’Eccellenza, intelligente, capace e disponibile, in questo 2018-2019 ne ha avute davvero poche. A riprova i punti raccolti, sessantatre in ventotto giocate, venti vinte, tre pareggiate, appena cinque ko, solo diciassette reti subite, la bellezza di cinquantadue quelle fatte. Tante, tantissime, e qui apriamo un altro capitolo, che di nome fa Aldo, di cognome Ferrari, ed è uno dei migliori calciatori visti di persona in questa annata di football orobico. Diciannove golassi, partendo da sinistra, fisico, ma anche tecnico, veloce e rapido, un iradiddio, bello da vedere, letale. Lui accanto a Stefano Lorenzi, altro big, ariete, ma dai piedi delicati, uno che fa notizia quando non segna, a riprova le quattordici volte che in questa stagione l’ha messa nel sacco. Insomma stiamo parlando di una coppia offensiva da sogno, con Fogaroli dietro, a pescarli quando il gioco si fa duro e i duri non ballano, ma danno spettacolo.

Non solo il tridente da urlo, anche tanto altro: un portiere stellare, Giordano Gavazzeni, scuola Villongo, giovanissimo ma sicuro, una difesa che più forte non si può perché formata da top dell’Eccellenza, parliamo di uno come Andrea Santinelli e di un altro come Angelo Carminati, ma anche da parecchi ragazzi dal sicuro e luminoso avvenire come Riccardo Esposito o Stefano Tomasi, che a vent’anni o giù di lì hanno una sicurezza nei propri mezzi che l’autore di questo pezzo non ha davanti alla tastiera a quaranta suonati e dopo due decenni di onorata professione. In mediana un gigante come Matteo Ruggeri, poi Nicolò Belotti, la classica mezzala che si butta dentro senza paura e o segna o regala assist d’oro, quindi Matteo Bonardi, l’elemento dei tre che porta la doverosa croce per far sì che i compagni di reparto possano cantarsela e suonarsela a piacimento. Queste le pedine fondamentali, ma la lista dei giocatori super è assai più corposa perché il campionato è lungo lungo e lo si vince se i giocatori di qualità in rosa sono molti più di undici. Così, giusto per fare qualche nome, ricordiamo le prove di Nicolas Dossi, di Iacopo Epis, di Massimo Gugolati, di Daniele Serafini, di Nicola Zanchi e di Giulio Trovesi, sei forti forti, a cui Mignani si è affidato parecchio, senza mai pentirsene.

E’ tutto di un Brusa che viaggia in Ferrari, appunto Aldo, con Mignani che guida la lussuosa vettura costruita in estate da Trapletti assai meglio dell’ultimo Vettel, anche grazie a chi siede accanto a lui sul sedile del passeggero, appunto la presidentessa Silvia Comotti e il fratello Gianpietro. Dietro di loro, in una macchina da Formula Uno, ma che ha lo spazio di una limousine, tante persone preziose. Tra questi il numero uno onorario Giulio Preda, i tre vice, l’entusiasta e competente Luca Maffeis, uno stra in gamba come Alberto Pezzotta e l’infaticabile Roberto Biava, che fa anche l’accompagnatore. Poi ci sono il dg Massimo Colzani, il team manager Vincenzo Agnelli, i segretari Giuseppe Chiodini, Daniela Gabbiadini e Ilenia Nespoli, i cassieri Leone Marchetti e Cesare Brevi, tutti i consiglieri, il preparatore atletico Francesco Mazzini, quello dei portieri, il maestro Angelo Teani, il massaggiatore Valter Fretti, il magazziniere Gianfranco Signorelli, gli addetti all’arbitro e al campo che sono Pietro Lodovico Maffeis, Luigi Seghezzi, Bruno Lorenzi e Luciano Bergami.

Nella speranza di non avere dimenticato nessuno, il nostro grazie al Brusaporto della vittoria, perché per noi di Bergamo & Sport ogni squadra della nostra provincia che vola in Serie D è qualcosa di bellissimo che si realizza, un sogno se l’impresa la fanno delle persone tanto in gamba come ci sono a Brusa.

Matteo Bonfanti