Era ieri, parecchio appesantito da tre focacce liguri buonissime, intorno alle quattro del pomeriggio tentavo di digerire facendo su e giù da un tratto assai popular della spiaggia libera di Andora. Rilassato, ho acceso il cellulare e ho scoperto che avevo un sacco di messaggini da leggere, soprattutto su gmail, ma tanti tantissimi. Pensando al peggio, mi sono fatto coraggio e ho aperto i vari social. Tranne i soliti mes, quello di mio figlio Zeno, che criticava le scelte tecniche di mister Pioli, e quello di mia mamma, la Vale, nel consueto tentativo quotidiano di scoprire in quali lidi fossi finito, ce ne erano una valanga che commentavano un mio pezzo parecchio modesto e chiaramente da ridere sulla costosissima Nizza. Un quarto mi applaudiva quasi avessi scritto “I promessi sposi”, un altro quarto insultava i francesi con epiteti poco edificanti, la metà mi offendeva dandomi dell’odiatore seriale, razzista, chiuso mentalmente e che racconta falsità, ributtandomi al volo nell’insicurezza cronica su cui io e il famoso psicologo Ze Ze stiamo lavorando con alterni successi da una decina d’anni. Ho attraversato, sono corso al bar e ho ordinato un Negroni per riordinare le idee e per cercare di capire cosa fosse cambiato rispetto al mio ultimo tragicomico sfogo, scritto in cui sostanzialmente me la prendevo con gli assicuratori, che in Italia sono un botto, ma che non aveva suscitato la benché minima reazione, solo qualche risata tra i miei venti affezionati lettori, gli stessi da un decennio. L’arcano mi si è svelato in tutta la sua complessità al trentaseiesimo messaggio, quando una persona cara, Giuditta, mi avvisava che il mio articolo le era comparso sul telefonino aprendo google, tra i contenuti suggeriti, addirittura con una notifica, manco fossi Mattarella o la Ferragni. Così agli altri. Da lì il casino persino sul nostro sito, www.bergamoesport.it. Immediatamente il mio pensiero è andato ai famosi, i blogger, i fashion blogger, gli youtuber, gli influencer e i cantanti. E ho pensato “beh, è vero che a soldi se la passano bene, ma chissà le menate che si devono sorbire se io sono stato massacrato per un pezzullo di venti righe giusto quell’attimo comico”. E sono andato a leggermi qualche commento sotto gli ultimi articoli di colleghi che apprezzo, Saviano, la Lucarelli, Gramellini. Ammazzate oh, pareva una guerra. E mi sono detto “poveri, che vita di merda”.
Matteo Bonfanti