“All’estero ad allenare non ci vado più, non c’è più tempo. Ormai mi sono legato all’Atalanta. La certezza è dispensata, se mai ce ne fosse bisogno in questi giorni di dichiarazionismo spinto tra dopogara e Accademia dello Sport per la Solidarietà, in un’esclusiva G+ riservata agli abbonati Premium della Gazzetta dello Sport: “Quando andiamo a giocare fuori dall’Italia, che mi piace troppo ed è l’unico posto dove sto veramente bene, mi dico sempre: sì, qui è bello, ma dal lunedì al venerdì poi che cosa faccio? Comunque, ora che abbiamo vinto l’Europa League, le offerte non mancano a maggior ragione. Quella dalla Premier era anche molto bella…”.

Esaurito in fretta, almeno nei video visibili in breve sul sito della Rosea, il capitolo della permanenza a Bergamo, il tecnico dell’Atalanta passa in rassegna i suoi gioielli. Primo, il fantasista mancino: De Ketelaere è un giovane in evoluzione, spesso scende a legare il gioco coi centrocampisti, ma l’ho capito subito che la sua posizione è in attacco. Se sei un attaccante, o fai gol o ne fai fare. Più va lontano dalla porta, più va in difficoltà. A volte fa cose straordinarie e a volte meno: stiamo lavorando sulla sua pericolosità”. Infine, il centrattacco: Scamacca s’è sempre impegnato alla morte. Lo giudicano dai tatuaggi e dalla playstation, ma è un ragazzo perbenissimo. Un ragazzo, ecco. Anche se di notte non sai mai dove va…”.