C’è una differenza sostanziale, stilistica e morale, tra la polemica e gli insulti. Basta vedere quello che è successo mercoledi pomeriggio al Franchini con tuttto lo stadio che ha insultato a più riprese Giampiero Gasperini con epiteti volgari (“Gasperini, figlio di p…”) che, a sua volta, in sala stampa a richiesta di un commento, ha risposto per le rime rispedendo al mittente gli insulti. Forse poteva rispondere in altro modo ma quando si viene coinvolti negli affetti più cari, non è semplice restare indifferenti. Negli stadi, soprattutto italiani, i cori contro gli avversari sono all’ordine del giorno, di solito si distinguono in questo scambio di epiteti volgari e razzisti tra i gruppi che stazionano nelle curve, gli ultras insomma. A Firenze non è così perché la maleducazione, un modo di dire morbido, alligna, in modo particolare, nella tribuna cosidettta d’onore, quella dei benpensanti, quella delle élites, e nei dintorni. Gli insulti contro Gasperini sono cominciati proprio da lì e sono durati tutta la partita coinvolgendo, ad un certo punto, tutto il Franchi. E in quella zona di gente perbene qualche settimana fa, durante Fiorentina-Inter, un ragazzino, tifoso interista, che esultava dopo il gol di Borja Valero, venne preso a male parole dai cosiddetti tifosi viola. Stesso episodio durante la semifinale di Coppa Italia della scorsa stagione. Ma perché i fiorentini ce l’hanno col nostro mister? Questo “odio” nasce domenica 30 settembre 2018 (Fiorentina-Atalanta 2-0) quando Gasperini, in sala stampa, stigmatizza il comportamento di Chiesa che, a contatto con Toloi, si butta in terra e procurandosi un calcio di rigore inesistente. Da quelle dichiarazione è divampato un incendio che dura ancora oggi. E, purtroppo, non si placherà tanto facilmente dopo il botta e risposta tra Percassi e Commisso. Gasperini si consoli, i fiorentini hanno maltrattato anche Dante Alighieri.

GIACOMO MAYER