L’emergenza da Coronavirus colpisce naturalmente, oltre agli ospedali, altre realtà e altri ambiti che fanno dell’emergenza il modus operandi; il filtro più proprio per accogliere e curare le istanze di persone, ad esempio i senza dimora, contemplate da quella casistica denominata “Bassa soglia”. Bergamo non è certo immune dal drammatico presente e, tra ospedali al collasso e cifre in  crescita per quanto concerne i contagi, prova da par suo a fronteggiare la delicata attualità legata ai senzatetto: soggetti che, in quanto tali, trascorrono gran parte del loro tempo per le strade e oggi si ritrovano, da una parte, a non saper dove andare e, dall’altra, a diffidare dagli assembramenti e dai vagabondaggi all’aperto. Con il rischio, giocoforza, di controlli e di sanzioni. Il Dormitorio cittadino di via del Galgario ha quindi provato ad afferrare il toro per le corna, dando vita nelle ultime settimane ad alcune sostanziali novità, che qui ci sono presentate da Mattia Sala, operatore per conto della Cooperativa “Pugno Aperto” presso il “Galgario”, nonché portiere del Medolago, formazione inserita nel girone A di Seconda categoria. Come ci racconta Sala, classe ’91, punto di riferimento indiscusso per la retroguardia biancoverde, il lavoro si è fatto duplice: “Permane quella che è l’attività più canonica, legata all’accoglienza nelle ore serali e che si protrae fino al mattino del giorno dopo, attraverso la compilazione dei registri riservati alle presenze e alla cura degli spazi in comune, tra i quali una Sala Tè frequentata abitualmente dai nostri ospiti nelle prime ore della sera. Gli ospiti vanno a dormire nelle loro stanze, con posti-letto che vanno dai due ai cinque per ciascuna, e il mattino dopo ci sono le operazioni di sveglia, fermo restando che, se qualche ospite-lavoratore è condizionato da determinati orari di lavoro, è libero di lasciare la struttura in autonomia. Ora, parallelamente, c’è l’attività diurna, promossa a seguito delle restrizioni che impediscono a tutti noi di girare per la città, se non per esigenze strettamente necessarie. Così la convivenza si protrae e con la regia di Caritas, che porta i pasti e si occupa del coordinamento tra tutte le componenti, allestiamo tutti i giorni, da lunedì a domenica, il momento del pranzo e della cena. Compatibilmente con le condizioni meteo, possiamo disporre i tavoli sotto il porticato; in alternativa, dedichiamo al pasto le sale comuni della struttura, a partire dal salone principale che generalmente dedichiamo a riunioni o incontri di formazione. Il tutto, con il massimo riguardo per l’emergenza più strettamente attuale, ossia quella sanitaria. In primis, prima di pranzo, prima di cena e prima dell’apertura serale del dormitorio, fissata per le 20, rileviamo la temperatura corporea di tutti gli ospiti e la riportiamo su appositi registri. Fin qui è andato tutto bene, chiaramente una convivenza più prolungata può generare qualche attimo di tensione in più, ma devo dire che il momento è drammatico per tutti e la consapevolezza si è tradotta in un generale senso di responsabilità che lascia ben sperare. L’emergenza si fa più che mai sentire, ma in questo senso ha fatto particolare piacere la visita del direttore di Caritas, don Roberto Trussardi”. Laureato in Scienze Pedagogiche e impegnato da ormai un anno presso “Galgario”, in affiancamento all’attività, più longeva, tenuta in qualità di Educatore presso il Centro per disabili di Pontirolo, Sala è ormai sportivo di lungo corso: “Sono cresciuto nella Tritium, dove ho trascorso cinque anni, tra Giovanissimi, Allievi e Juniores. Nel momento del passaggio tra i grandi, son transitato per Villa d’Adda e Trealbe, fino all’approdo in pianta stabile nella prima squadra del Presezzo, ai tempi della Prima categoria. C’era Sergio Tensi alla direzione sportiva e giocavo con elementi molto noti come Manuel Cordoni e “Puma” Tuttolomondo, mentre in panchina si succedettero, nei due anni, mister Tarchini e mister Paolo Bolis. Dopo un’infelice parentesi al Monvico, decisi di fermarmi per un po’, fino al ritorno al calcio giocato nei Dilettanti a 11 del Medolago. Mi proposi pure come giocatore di movimento, ma poi tornai alle origini; intanto, dopo alcuni anni di tentativi, riuscimmo finalmente a centrare la vittoria del campionato e, quello stesso anno, mi resi disponibile sia sul fronte CSI che sul fronte FIGC. Tornai allora in categoria, stabilmente, e negli ultimi quattro anni il Medolago (oggi seconda forza della classe, alle spalle degli Amici Mozzo, n.d.r.) ha vissuto di una costante crescita, pur restando il gruppo genuino di sempre. Ci eravamo proposti di fare sempre meglio, grazie ai ragazzi della zona, e non solo quelli di Medolago, ma devo dire che questa stagione è stata al di sopra di ogni aspettativa”. Ha fatto chiaramente discutere il tracollo dei ragazzi allenati da Marzio Viscardi, apparsi fino a dicembre la voce egemone indiscussa, eppure improvvisamente risucchiati dal furioso incidere degli Amici Mozzo, ma la stretta attualità, evidentemente, impone ben altro: “Pellecchia, che è ancora oggi il miglior marcatore del girone (15 reti totalizzate, n.d.r.), ci ha lasciato per problemi personali ed è stato davvero un brutto colpo. Insieme a qualche infortunio di troppo, abbiamo accusato alcune battute a vuoto a cavallo del giro di boa, eppure siamo sempre stati un ottimo gruppo, fatto di amici oltre che di compagni di squadra. Il resto lo si vedrà, ad ora non ci sono proprio le condizioni per tornare a giocare, tanto che lo stesso mister ha imposto lo stop agli allenamenti da casa. Ce ne faremo una ragione, tra i tanti lutti e la gente impossibilitata a concedere l’ultimo saluto ai propri cari, i problemi ora sono ben altri”.
Nik