Vinse la Coppa Italia dilettanti col Leffe nel 1982 allo stadio di Bergamo, fece grandi cose anche a Telgate. Il Mago di Lallio non è più. Adesso è nell’empireo del pallone a raccogliere il premio dei giusti. Gigi Bresciani, figlio della sorella di Angelo Domenghini e quindi suo cugino, ha lasciato ieri la moglie Ancilla, il figlio Ciro, la nuora Irena, la nipote Valentina, il fratello Giuseppe, le sorelle Angiolina e Agnese, la cognata Silvana e tutti i calciofili bergamaschi all’età di 90 anni. La salma è composta alla Casa del Commiato di via San Bernardino a Bergamo; domani, mercoledì 11 febbraio, i funerali alle 15 nella Parrocchiale di Lallio.

Famoso per i ben otto campionati vinti in carriera, da giocatore aveva fatto l’attaccante, scuola Atalanata ma sempre votato alla provincia da senior, tra lo stesso Leffe, l’Albinese, la Sebinia e il Chiuduno. Esordì da giocatore e allenatore allo Sporting 63 di Bergamo, come successore di un certo Titta Rota, subito promosso in Prima Categoria. Un’altra promozione lì, due nell’Intim Helen Telgate del presidentissimo Angelo Finazzi. Idem coi Lanieri, salutati nel 1991 in C2 coi vari Bonazzi, Cefis, Furlanetto, Gatti, Grandi, Maffioletti, Magoni e l’immenso regista Peke Pezzoli: Lino Mutti, l’anno dopo, avrebbe portato la truppa in C1 per poi andare a Verona anche con Pippo Inzaghi. Beppe Signori, invece, fu svezzato proprio da Bresciani.

Tra i successi, anche il Dalmine e la Romanese. Il nome del Mago, però, resta legato al dilettantismo puro, il trofeo della coccarda vinto il 29 maggio 1982 al Comunale di Bergamo sulla Pro Palazzolo davanti a 6.273 spettatori per 17 milioni 474 mila lire d’incasso. Un tour in Indonesia organizzato dalla Federazione il premio per quell’impresa. Un grande personaggio che non può essere dimenticato. Gli sia lieve la Terra.
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