Un racconto letto su un gruppo professionale che frequento, mi ha fatto tornare indietro di molti anni, quasi tutta la mia vita. Feci un sogno. Mia madre, morta quando avevo 14 anni, tornava da me per darmi un libro. Un libro antico, con la rilegatura in pelle a coste pesanti, l’aspetto antico ma non logoro. Il titolo, in caratteri gotici in oro zecchino, era “Il libro della verità”. Quella verità che andavo cercando da quando lei era morta e io mi ero ritrovato improvvisamente solo, orbo di quel legame speciale ed unico che si stabilisce con la donna il cui seno ti ha allattato e di quell’altro, altrettanto vitale, con l’uomo che chiami padre e rappresenta tutto il tuo mondo di maschio. Ricordo che mi stupivo di non morirne. Il mio corpo respirava, si alimentava, tutte le funzioni primarie erano espletate perfettamente, che io lo volessi o no, che m’interessasse o no. Avevo intorno persone che mi davano affetto profondo, vivevo con mio zio, il fratello di mia madre, e le mie cuginette. Ma il grande vuoto era incolmabile, il grande nulla immutabile. Vivevo senza più vivere, ridevo senza allegria, ridevo come respiravo. Andavo a lavorare, tornavo a casa dello zio, il giorno dopo tornavo a lavorare e poi di nuovo da zio. Ma non era vivere. Era semplicemente non morire. Non riuscire a morire. Poi feci questo sogno. Sognavo mia madre quasi tutte le notti, ed erano scene di vita con lei, ed erano sogni così realistici che il risveglio era sempre terribile, rivivevo l’abbandono, ma quella notte il sogno fu molto diverso. Quella notte mia madre mi portò quel libro, me lo diede e mi disse di leggerlo. Io lo lessi subito, lo lessi tutto, in sogno; il tempo si dilatò e io bevvi la conoscenza, tutto intendendo e tutto riconoscendo come vero. La conoscenza era dentro di me ma era nel libro. Non so come dire. Era come se tutto fosse rimasto nel libro e io sapessi di sapere tutto ma il mio sapere, in dettaglio, fosse connesso al libro. Capii che non potevo separarmene, così nascosi il libro nella biblioteca di casa, dietro altri libri. Al mio risveglio ancora quella sensazione di non realtà come se vero fosse il sogno e la realtà invece sogno. Il primo pensiero fu per il libro, andai a cercarlo ma non riconoscevo la realtà, non combaciava con quella vissuta oniricamente. La biblioteca erra diversa e stava in una posizione diversa. La casa era diversa. Cercai, cercai. Cercai fino a che la disperazione mi disse che avevo sognato e quel libro non esisteva. Vissi questa scoperta come un tradimento, una tremenda ingiustizia, una perdita inenarrabile. Mi sforzai di ricordare ciò che sapevo di avere letto, ciò che sapevo di avere imparato, ma nulla più che vaghi ricordi affiorarono, sensazioni, flash di immagini, un tremendo senso disperazione e di colpa m’invase. Mi sembrò quasi di averla tradita, la mia mamma, che era venuta per aiutarmi, per darmi una ragione. Mentre piangevo da solo nella casa vuota, però, si accese una luce. Io l’avevo letto quel libro, era dentro di me, anche se non ne avevo memoria di contenuto, immediata. Non potevo averla perché non era nulla di così fisico o avvertibile, ma l’avevo letto. E l’avevo capito, Creduto. Allora ecco che il messaggio mi fu chiaro. Quel sogno divenne finalmente un sogno e io seppi che mia madre era dentro di me, e lì dovevo cercarla e trovarla e smettere di sognare e tornare a vivere perché lei questo voleva. In punto di morte, prima di perdere definitivamente coscienza, aveva 42 anni, mi disse che la cosa più terribile era abbandonarmi, lasciarmi solo. Ma lei non mi lasciò solo, mi lasciò con tutto il suo amore, le cose che mi aveva insegnato, l’uomo che già mi aveva fatto diventare, i suoi stessi geni. Lo capii veramente solo quella mattina. Ebbi la coscienza che lei era dentro di me, nei miei pensieri, nei miei gesti, nel mio modo di sentire, vivere, amare, e appresi che la conoscenza vera era dentro di me. La verità era dentro di me, dovevo solo cercarla, trovarla, comprenderla. Certo, non in forma definita, fisica, oggettivabile. La verità è intuizione, istinto, proto pensiero. La verità non è tanto o solo il cosa o il come, quanto e anche il perché, ma non il perché di tutto ma un più limitato ma fondamentale perché di me. Un perché che li contiene tutti. La conoscenza… non quella delle scienze esatte, relativa e limitata, quella filosofica, il respiro dell’infinito, la visione del nulla, la percezione del proprio essere e non-essere. La visione intima e l’ansia d’amore.
Quel sogno cambiò la mia vita e fu come se quel libro l’avessi letto veramente. E chissà, forse l’avevo letto davvero…