Leggo ora, lunedì 4 gennaio ore 17.1, il seguente articolo del Corriere della sera: “Coronavirus, in quanti davvero dovranno essere vaccinati per ottenere l’immunità di gregge? A inizio epidemia si era parlato di una copertura vaccinale del 60-70%. Ora si punta all’80% e oltre. Che cosa è cambiato? Quanto incide la maggiore infettività del virus. “
Non vorrei dire, ma è un anno che vado ripetendo in ogni dove, nei gruppi di discussione, negli articoli, in pubblico e in privato, che “ai miei tempi” l’immunità di gregge era rappresentata dal 95% del gregge. Ed è logico, se vogliamo che l’immunità protegga quei pochi che non possono essere vaccinati, i pochi devono essere veramente pochi e gli altri quasi tutti. Questo valeva e vale tutt’ora nel gregge. Nelle comunità umane no? E’ vero che non mangiamo e non dormiamo tutti insieme come le pecore, ma le pecore non vanno a scuola, in discoteca, allo stadio e in metropolitana come gli umani. E sorvolo sul resto per amor di patria e carità di popolo. Ora puntiamo all’80%. Bene. Fantastico. Ma in quanto tempo? E’ importante il tempo. Non tanto per arrestare finalmente il numero dei contagi. Assolutamente no. Anzi. Il numero dei contagi in aumento è quello che ci permetterà di raggiungere più in fretta l’immunità di gregge, dunque non è preoccupante. E’ il numero dei malati gravi e gravissimi, dei decessi, quello che preoccupa. Ma allora su quello ci si sarebbe dovuti concentrare, predisponendo protocolli terapeutici domiciliari, attivando la medicina territoriale, creando i corridoi sanitari, separando concretamente e non con una banda adesiva stesa sul pavimento, i sani dai malati. Allora, facciamo due conti. L’80% di 60 milioni è 48 milioni. Se possiamo realisticamente sperare che l’immunità vaccinale duri almeno 12 mesi, vuol dire che in 12 mesi noi dobbiamo vaccinare 48 milioni di persone e lo dobbiamo fare ogni anno in perpetuo fino a che il SARS-COV-2 non sia sparito. Se non stiamo nei 12 mesi accadrà che i primi usciranno dall’immunità prima che noi si faccia la seconda vaccinazione, quella dell’anno successivo. Ok. Ma se i vaccinati sono 48 milioni e le dosi per ottenere l’immunità sono due da farsi a 21 giorni di distanza, vuol dire che dobbiamo fare 96 milioni di inoculazioni. Ok. Vediamo, così, per curiosità, quante ne dobbiamo fare al giorno per stare nei tempi. 263.000!! Ogni giorno dovremmo trattare 263.000 persone. Sapete quante ne abbiamo trattate sino ad ora? A mezzogiorno di 0ggi 118.000ù. In 8,5 giorni. Nemmeno la metà del numero teorico di vaccinati necessario a coprire l’esigenza di un solo giorno. Ma questa gente, i conti, come accidenti li fa? Facciamo un altro conto. 263 mila pazienti al giorno in fondo sono solo 182 pazienti al minuto, 3 pazienti al secondo. Sulle 24 ore però. Possiamo mai pensare che vaccineremo in continuazione 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno per non si sa quanti anni? Ovviamente no. Allora, scusate, ma a me i conti non tornano. Sbaglio io? Bene, spero vivamente che sia così. E che qualcuno me lo dimostri. Ma non ho finito. Finora siamo andati sul velluto, abbiamo vaccinato gli operatori sanitari. Vuol dire nessun problema di anamnesi e di consenso informato. Coi non addetti ai lavori, la gente normale insomma, toccherà rilevare l’anamnesi, spiegare il consenso informato, rispondere alle domande di molti, e farlo firmare. Bene, sapete di quante pagine si compone il documento denominato consenso informato che il paziente dovrebbe leggere prima di firmare e che gli dovrebbe essere spiegato? Quindici. Quindici pagine di un lessico difficilotto. Per non parlare di tutte le operazioni che si dovrebbero compiere nel rispetto delle normative anticovid. Vi sembra possibile? Di che soffrirà ‘sta gente, dissonanza cognitiva o dissociazione mentale?

Dott. SU Tramonte
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