In-ca-po-nìr-si

Verbo riflessivo (mi incaponisco, ti incaponisci ecc.).

Intestardirsi, ostinarsi in qualcosa in modo irragionevole.

Insistere in un atteggiamento o proposito immotivato o irragionevole.

Dunque il significato di incaponirsi è chiaro: ci si è messi in testa un’idea, o si è presa una decisione, qualunque sia la ragione, e la si mantiene nonostante e contro ogni evidenza, ogni successiva prova di inidoneità e inadeguatezza. L’ostinarsi in modo irragionevole rende l’atteggiamento ingiustificabile e inaccettabile ma si può concedere al soggetto di essere in buona fede, cioè preda di una convinzione che non abbia il supporto dei dati o della ragione ma quello dell’intuizione e della personale convinzione contro la mancanza di dati e l’apparente mancanza di buon senso e ragionevolezza. Il soggetto che s’incaponisce è tormentato dal desiderio di avere ragione ma, in qualche modo, anche dall’intenzione di fare bene. Almeno fino ad un certo punto, diciamo che inizialmente si può considerare che sia così. Però arriva, inevitabilmente, il momento in cui ci si deve rassegnare, arrendere, e accettare la sconfitta di fronte a quelle che sono prove inconfutabili. Applicando tale ragionamento alla pandemia da sars-cov-2 bisogna però ammettere che, fin dall’inizio, la buona fede non ci fu:

  • Dichiarare lo stato di emergenza nazionale e poi non fare nulla per fronteggiare l’emergenza è criminosa negligenza
  • Vietare le autopsie è criminosa incompetenza.
  • Vietare le visite a domicilio da parte dei medici di medicina generale si configura come un reato colposo
  • Obbligare i medici a curare un’infezione virale con paracetamolo è ignoranza dei principi di base terapeutici, incompetenza medica e atteggiamento colposo come decisore pubblico.
  • Segue una serie infinita di altre colpe: non aver realizzato mi corridoi sanitari, non aver permesso le terapie domiciliari, aver fatto una comunicazione mendace, manipolatoria e infedele, aver disatteso il piano pandemico con tutte le indicazioni corrette ivi incluse, aver lasciato i medici senza DPI, ecc. ecc.

 

 

ac·ca·nìr·si

intransitivo pronominale

Scagliarsi ferocemente, infierire, perseguitare.

Persistere con rabbiosa tenacia

Commettere atti ripetuti di crudeltà contro qualcuno, imperversare. Incrudelire, inferocire, infierire.

 

Dunque anche il significato di accanirsi è chiaro: stessa ostinazione di incaponirsi con aggiunta, però, di un sentimento di ferocia, di crudeltà, di spietatezza, e, soprattutto, di volontà e financo desiderio di offendere, fare del male, piegare alla propria volontà, sottomettere, danneggiare, ferire, disumanizzare, infliggere pene e patimenti. Questo è iniziato con la segregazione coatta e proseguito poi con la vaccinazione surrettiziamente obbligatoria, il regime del terrore, delle minacce e dei ricatti. L’uso del green pass come strumento di violenza civile, la privazione dei diritti fondamentali, la negazione del lavoro e dunque della stessa sopravvivenza. Si sono emanate leggi da dominazione straniera, volte a piegare la resistenza del popolo, delle madri, dei padri, dei lavoratori. Nel paese della Repubblica fondata sul lavoro si è commesso il crimine peggiore impedendolo in ogni modo a medici soprattutto ma a tutti i cittadini in generale. Si è distribuito e forzato ad assumere con ogni mezzo possibile e con una violenza psicologica inaudita un farmaco, i vaccini anticovid19, che ha prodotto decessi, patologie di ogni genere lesioni permanenti, disabilità e lesioni invalidanti. Per non parlare dei paventati, e inevitabilmente probabili, danni a breve, medio e lungo termine: patologie oncologiche, autoimmuni, allergie, intolleranze, cardiopatie, neuropatie, mutazioni genetiche malformazioni.

Ora, attoniti, rivolgiamo a chi c’ha inflitto tutto questo, accanendosi con tale determinata ferocia, una semplice domanda: perché?