Dopo 525 partite da professionista condite da 87 gol e 71 tra assist e rigori conquistati, è ora di dire basta per un ex canterano dell’Atalanta da 135, 24 e 16 in prima squadra. Più 18 presenze e 1 gol in Nazionale A, dopo aver conquistato un argento europeo da Under 19. Giacomo Bonaventura ha scelto il proprio profilo Instagram per dire basta e gli altri social per salutare tifosi, ex club e compagni. Dopo aver esordito il 4 maggio 2008 a Bergamo contro il Livorno grazie a mister Gigi Delneri ed essere passato in prestito a Pergocrema e Padova, quattro stagioni sotto Stefano Colantuono, quindi la cessione al Milan nell’estate 2014 per 6 milioni, la Fiorentina e in ultimo l’Al-Shabab in Arabia Saudita, dove l’ormai ex esterno alto-sottopunta-mezzala s’è svincolato nello scorso luglio.
giovedì 5 Marzo 2026Jack Bonaventura dà l’addio al calcio: “L’Atalanta mi ha dato tanto”
“La squadra in cui ho giocato di più è stata il Milan: ci sono rimasto sei anni ed è quella con cui ho disputato più partite, quella a cui sono più legato. Però non posso non citare anche Atalanta e Fiorentina: ognuna, a modo suo, è stata un’esperienza che mi ha dato tanto e mi ha fatto crescere molto. A Bergamo sono cresciuto, l’Atalanta mi ha formato: disciplina, duro lavoro e umiltà“, sottolinea Jack nel messaggio di congedo. In nerazzurro, il Torneo Città di Arco nel 2006; in rossonero l’unico altro trofeo e il solo da pro, la Supercoppa Italia nel 2016.
Nato a San Severino Marche il 22 agosto 1989, la sua è la storia classica del talento scovato in giro da Antonio Bongiorni, responsabile del Margine Coperta di Massa e Cozzile (Pistoia) e longa manus di Mino Favini, responsabile del settore giovanile di Zingonia. Virtus Castelvecchio, San Francesco ’93 di Cingoli e Settempeda nella cittadina natia nel Maceratese, quindi Allievi nel Tolentino, una stagione nella satellite ed eccolo pronto. “Non ho mai iniziato a giocare a calcio per diventare qualcuno, ma solo perché col pallone tra i piedi mi sentivo libero”, il suo “testamento.
“Quando non senti più il fuoco dentro, è arrivato il momento. È inutile che poi uno continui a giocare e trascinarsi, rischi di non divertirti più e secondo me non ha senso. Quando ho iniziato a sentire questo ho preso questa decisione. Nel calcio, dopo che non giochi per due settimane, già si dimenticano tutti. Però mi piacerebbe essere ricordato come un appassionato di calcio, uno che ha lavorato tanto e ha sempre cercato di dare il massimo, senza scorciatoie e senza furbizie. Ho sempre dato tutto e anche le cose che, durante una carriera, magari non vanno come vorresti, bisogna prenderle per quello che sono, farne tesoro e usarle per crescere, diventando un giocatore e una persona migliore”. Un lascito da allievo della coppia Bongiorni-Favini, non c’è che dire. In bocca al lupo Jack, te lo meriti. Esseffe


