Mi suonano, cosa che non mi accadeva da un paio d’anni, mentre sono a letto e sto vedendo una puntata fighissima di Alta Infedeltà sul Nove per prepararmi al meglio alla mia difficile giornata lavorativa. Mi allarmo, ricordando che l’ultima volta che è successo era perché la postina voleva consegnarmi una lettera della Regione in cui mi si accusava, probabilmente giustamente, di non aver pagato il bollo auto nell’anno 2022. Rifletto se darmi per morto, poi trovo il coraggio di sollevare la cornetta del citofono. Dall’altra parte una donna. Mi dice: “Sei tu quello della Panda gialla?”. E senza aspettare la mia risposta mi mette addosso una strizza bestiale: “Devi scendere al volo, stanno arrivando i vigili, li vedo in fondo alla strada. Sono scatenati, stanno facendo una raffica di multe…”. Sono ignudo, mi vesto con quello che trovo, va detto per onestà intellettuale in modo alquanto bizzarro, con dei pantaloni che andavano di moda negli anni Novanta tra gli sballoni appena tornati dall’India e che ora uso come pigiama, sopra la felpa unta che indossavo ieri notte in occasione della semifinale play off tra Italia e Irlanda del Nord, quindi, ai piedi, le ciabattine bianche e pelosette sottratte a mia mamma in uno dei miei raptus di cleptomania famigliare. Non sono un bello spettacolo.
Arrivo al pelo, venti secondi prima delle due ausiliarie. Scattano, ma ormai sono sul veicolo, imprendibile, salvo. Gli passo davanti, gli sorrido e loro sono l’immagine della prima vera sconfitta di un popolo che da noi si sente invincibile perché armato del blocchetto prestampato che serve a fare le sanzioni. Vado a parcheggiare in un posto sicuro, fuori dall’Emmedì. Metto pure l’ora sul disco orario. C’è il sole. Sento che il mondo mi sorride.
Vado a bere il mio caffè doppio di ordinanza all’Anymore e torno a casa per lavarmi bene i denti. Al cancello lei, il mio angelo, la signora del citofono, che ricordo di aver visto un paio di settimane fa lasciandole il parcheggio, scambiando un paio di frasi giuste e puntuali sull’insostenibile traffico nella nostra città. Mi sorride e mi fa l’occhietto: “Appena dopo che ti ho suonato, sono andata a chiacchierare con le due vigilesse dei posti auto lungo la nostra strada e hanno perso quel minuto che gli è stato fatale”. Sgrano gli occhi, penso per la terza volta in un giorno che a Bergamo c’è un sacco di gente buona e cara. Mi immagino un imminente piano rivoluzionario. La prima complice ce l’ho già.
Matteo Bonfanti
Nella foto la mia Panda in divieto in via Malfassi, teatro degli importanti accadimenti raccontati sopra