Al Copenhagen Institute of Interaction Design gli scacchi sono arrivati quasi per caso. Un centro internazionale dedicato all’interaction design, alla creatività e all’innovazione non sembra, almeno a prima vista, il luogo più naturale per ospitare un torneo.
«Mi ha incuriosito proprio il fatto che, apparentemente, gli scacchi non abbiano nulla a che fare con il design», spiega Simona Maschi, co-fondatrice e direttrice del CIID, che il 13 settembre aprirà i propri spazi di via Astino 16 all’AperiScacco.. «Al CIID ci interessa creare incontri tra mondi che normalmente non si incontrano. Spesso è proprio lì che nasce qualcosa di interessante.»
Il CIID lavora sulla progettazione dell’interazione tra persone, tecnologie, oggetti e servizi. A ben vedere, però, la distanza dalle 64 case non è così grande. «Negli scacchi c’è una cosa che ci appartiene molto: la capacità di guardare quello che hai davanti e immaginare ciò che ancora non c’è. Ogni mossa apre possibilità, ne chiude altre, cambia il sistema.»
Il punto di contatto è soprattutto l’immaginazione, insieme alla necessità di muoversi entro regole precise. «Un buon designer non guarda soltanto ciò che esiste, ma cerca di vedere ciò che potrebbe esistere. E la creatività nasce proprio dalla capacità di trovare possibilità nuove dentro i vincoli.»
L’AperiScacco porterà ad Astino agonisti, appassionati, famiglie e curiosi. Un pubblico eterogeneo che corrisponde all’idea che Maschi ha del CIID. «Non dovrebbe mai diventare un luogo frequentato soltanto da designer. La creatività non appartiene ai designer. Appartiene alle persone.» E aggiunge: «Mi piace pensare che qualcuno possa arrivare per giocare a scacchi e, quasi per caso, incontrare un progetto, una persona o un’idea che non avrebbe conosciuto altrimenti.»
Anche Astino è parte del progetto. «Storicamente i monasteri erano luoghi di innovazione», ricorda Maschi, nei quali comunità e sperimentazione favorivano lo sviluppo di nuove pratiche. «In un certo senso continuiamo a fare la stessa cosa, solo che oggi lavoriamo con le tecnologie contemporanee e con una comunità internazionale.»
E se CIID e scacchi dovessero progettare qualcosa insieme? «Mi piacerebbe partire da una domanda più ampia: come possiamo portare più gioco nella vita delle persone?». Una domanda resa ancora più attuale dall’intelligenza artificiale. «E se usassimo le tecnologie non per sostituire queste interazioni, ma per aumentarle? Forse una delle sfide più interessanti della tecnologia oggi non è portarci ancora più dentro gli schermi, ma riportarci gli uni verso gli altri».