Col solo neo della prestazione affannata e affannosa del primo sostituito Honest Ahanor, ritenuto evidentemente a rischio di rosso e in difficoltà eccessiva contro Isaksen, l’Atalanta esce dall’Olimpico tarpando le ali all’Aquila laziale grazie a una prova di maturità volando alta solo quando serviva. Marco Carnesecchi ha blindato la porta, Nicola Zalewski ha fatto la parte del leone in un attacco francamente spuntato. I migliori sono proprio loro due.

Carnesecchi 7,5: il palo lo aiuta su Taylor nel primo tempo, poi soprattutto su Noslin, mettendoci anche Maldini sul doppio vantaggio, deve aiutarsi da sé. E come sempre fa per tre. Gli avversari hanno una paura folle di lui, che ha due mani come calamite per ogni pallone.

Scalvini 6: meno in affanno rispetto al collega braccetto sostituito dopo mezzo tempo, si rimette in riga in un prosieguo comunque senza miracoli (1’ st Kossounou 6,5: determinato e attento, quando è così vale due muri).
Djimsiti 6,5: messo un po’ in crisi specie nel primo tempo dall’atipicità di Maldini, su azione comunque non gli concede davvero granché.
Ahanor 5,5: errore in uscita, errore di posizione, boccino perso spalancando le praterie, giallo. Vuole spaccare il mondo, rischiava il secondo rosso pesante della stagione dopo quello di Como (25’ pt Kolasinac 7: a differenza del minorenne, le ali avversarie tendono a rimbalzargli addosso. Un killer duro ma corretto).

Zappacosta 7: più che con Nuno Tavares, che si ricava i suoi spazietti lo stesso, il duello è in raddoppio sull’attaccante esterno di riferimento. E Noslin, a parte quel colpo di mezza schiena preso chissà come da Carnesecchi, è quello che combina meno. Si procura il rigore ed è una gran cosa (38’ st Bellanova sv).
De Roon 6,5: discreta gestione tra seconde palle, palle alte da fermo e ripartenze aperte. Sale di tono nella ripresa, perché Taylor nel primo tempo rischiava di far male.
Ederson 6,5: freddissimo dal dischetto, in campo fa su e giù intervenendo anche nella paziente manovra da possesso e apertura per il due a zero.
Bernasconi 7,5: pazzesco in propulsione, quando offre a Krstovic la palla che avrebbe potuto spianare la strada un bel po’ prima, e applicatissimo sui quarti laziali che scivolano. Era la sua partita, nel senso che nessun altro in rosa ha le stesse caratteristiche, non solo difensive. L’assist per imbustare la pratica è suo.

Samardzic 6: tutto maluccio tranne il recupero su Tavares nell’azione che proietta Zappacosta a conquistarsi il rigore (1’ st Raspadori 6,5: si danna l’anima mettendosi fuori causa per Dortmund. Generoso nel primo pressing come nell’aprire l’azione).
Zalewski 7,5: gol super anche nella costruzione, ma che palla aveva dato nel primo tempo a Bernasconi, con cui s’intende a meraviglia, sul salvataggio sulla linea? Seconda stagionale dopo il 4-1 settembrino al Lecce. Adesso bisogna aumentare la media (25’ st K. Sulemana 6: minutaggio da gestione pura, non esattamente roba sua. Ma se la cavicchia).

Krstovic 6: la rende a Zappacosta lungo il contropiede del rigore conquistato, tiene alta la squadra, ma… con quasi tutta la porta davanti, perché tirare proprio solo laddove Provstgaard poteva prendergliela?

All. Palladino 7: fa strano pensare che sia stato un gentleman come lui a ridestare lo spirito guerriero, da battaglia campale su ogni fazzoletto di terreno, dei resti spompati dell’Atalanta gasperiniana che Juric non riusciva a trasformare in manicaretto. Miracolo cui non riesce nemmeno lui, per carità, sempre più risultatista che giochista.
Si.Fo.