A rimetterci a livello di pagelle, stavolta, è anche l’allenatore Raffaele Palladino. Sarà anche vero, come ha riferito nel dopogara, che lui non ragiona sulla base del turnover dalla partita precedente o sulla base di titolari e riserve perché dispone di “una rosa importante”, ma otto cambi rispetto a Parma e sette rispetto all’Athletic Bilbao alla fin fine si sono rivelati troppi per riordinare le idee a cavallo della frittata da palla inattiva. L’Atalanta è da bocciatura senza appelli. Si salvano in pochi, colpe specifiche o meno.
Sportiello 5,5: niente e nessuno può convincere del fatto che su quel tiro avrebbe potuto e dovuto fare di più.
Kossounou 5: replica la prova disattenta già vista coi baschi sbucciando palloni in verticale e in orizzontale, senza intendersi col resto della linea. Se Scalvini sta andando bene, perché far giocare lui, evidentemente alle prese con le tossine della Coppa d’Africa? (29’ st Pasalic 6: entra e fa mucchio in un confronto dal tema tattico ormai irrilevante. Spizzate, sportellate, su e giù).
Hien 5,5: inizia malissimo con quel retropassaggio, poi non si coordina con l’ivoriano. Salva un paio di situazioni, forse di più. Ma senza una prima punta contro, perde i riferimenti e buonanotte. Allora avrebbe dovuto giocare Djimsiti…
Ahanor 6: in difesa non sempre capisce i tagli di Florucz, nel ribaltamento è tra i più fegatosi. Ma a parte una punizione a favore nel primo tempo, cosa poteva farci? Non ammaina bandiera. Minorenne e incolpevole, quindi sufficiente.
Zappacosta 6: un blocco gli impedisce di seguire Khalaili nello schema del gol belga, ma per il resto è tra i pochi a seguire un minimo di costrutto. Crossa, fa le due fasi con Patris dirimpettaio anche se i problemi li crea Guilherme.
Musah 5,5: dietro perde un pallone, nell’altra metà campo istintivamente s’allarga senza andare al dunque (7’ st De Roon 6: lo spirito e l’agonismo, parafrasando il mister, saranno pure quelli giusti, ma a parte proporsi e proporre per un attacco asfittico non è che dia chissà quale mano nemmeno lui. Il sangue agli occhi non gli manca, qualche energia forse sì. Zero responsabilità sul ko ed è già qualcosa per salvarsi dall’insufficienza).
Ederson 6: non è la vera versione di se stesso, forse perduta irreparabilmente con le noie al ginocchio d’inizio stagione, ma neanche tra i colpevoli. La fascia da capitano gli spettava di diritto, ma non è un trascinatore, né può esserlo se scompagnato dal suo partner contestuale.
Bernasconi 6: se Khalaili stravince il duello, è perché frega tutta l’Atalanta, non soltanto il dirimpettaio. Non perde comunque il boccino tranne sul borseggio nel primo spicchio di gara, comunque controllabile da Hien e Kossounou che invece lisciano. Da quella parte ne va preso uno più forte, non ci piove: applicarsi non basta.
Samardzic 5: poco più di tre quarti d’ora lordi nell’anno nuovo, contro Bologna, Torino e Bilbao, e rieccolo fallire la prova d’appello da titolare. Un tiro strozzato, qualche verticalizzazione timida, due ammolli in croce nel nulla o poco ci manca. Niente da fare, non è una punta né una mezzapunta. A Bergamo con le mezze ali non si gioca (7’ st De Ketelaere 5: tardivo anche se ottimo il pallone dal fondo per quello sprecone dell’ex Southampton. Il fiammingo entra e si ritrova a dover ricorrere all’uno contro uno quando esce lo specialista, l’altro intoccabile sulla trequarti larga. Non sempre le magie escono dalla lampada di Aladino. Non ce la fa ad accendersi, non è uno da partite sporche).
Lookman 5: non è sufficiente, per essere sufficiente, il secondo dei due tiri in porta atalantini nel primo tempo più brutto del mondo. Nei momenti belli avrebbe sterzato per provarci a giro. Altro segnale negativo per uno mai decisivo davvero dalla riappacificazione a oggi (6’ st K. Sulemana 4,5: appena vede il campo perde un possesso sanguinoso per poi cambiare scarpini. Attacca senza filo logico come il peggior Boga. Altro che Lookman-2. A parte che l’originale non avrebbe sbagliato quell’appoggio al 91′ almeno per salvare la faccia).
Krstovic 5,5: praticamente nel vuoto di idee gli tocca perfino fare da suggeritore o recuperatore alto, col risultato che appena vede l’area entra vagamente nel panico o non sa che pesci pigliare. Se non altro, ci dà dentro. In serie A sta incidendo, in Europa non può farlo (16’ st Scamacca 5: del suo backup a fargli difetto è la voglia. Non esiste sganciare un tiro addosso a Sykes in 33 giri di lancetta).
All. Palladino 5: checché ne dica lui su titolari o riserve, senza Carnesecchi si prende gol, senza Djimsiti non ci si adatta a un attacco senza prima punta, senza De Roon non c’è leadership al di là delle prestazioni altalenanti e senza De Ketelaere non c’è gioco perché nessuno si prende la briga di crearne. Non c’entra tanto l’aver fallito le chance contro le due avversarie più deboli insieme allo Slavia Praga, con cui però il predecessore Ivan Juric aveva quantomeno inforcato gli occhiali. La formazione, stavolta, fatti e dati alla mano, è sbagliata. Ed è lui a sceglierla. Urgono decisioni anche sul mercato, perché c’è gente non all’altezza di coprire tre fronti o comunque non sempre. Se anche la rosa è lunga e profonda, ma Raspadori fino alla seconda fase non poteva entrare in lista Uefa, risulta composta lo stesso da una combinazione di giocatori non adattabili alle svariate situazioni. SF


giovedì 29 Gennaio 2026
