La palma del peggiore spetta di diritto all’arbitro-inventore del nuovo regolamento, ma nell’Atalanta battuta ai rigori dalla Lazio nella semifinale di ritorno di Coppa Italia c’è almeno l’insufficienza di Raoul Bellanova, cambio che non porta alcunché alla causa nel peraltro sterile assalto nei supplementari. Nervi poco saldi e fiducia più sfibrata dei muscoli, alla fine, ma dopo una sfida dominata.

Carnesecchi 6: parate zero fino al primo rigore ospite di Nuno Tavares, intercettato da par suo sul mancino a incrociare. salvato dal legno, gli altri due non li vede o quasi.

Scalvini 7: bravo a proporsi e imporsi come primo regista, è puntuale dietro e penalizzato davanti solo da una direzione arbitrale quasi a senso unico (4’ pts Ahanor 7: chiude i varchi, e con l’asse Lazzari-Isaksen mica era scontato).
Djimsiti 6: semiperfetto su Ederson, si lascia scappare Romagnoli. Capita. Ma non è stato l’episodio da palla inattiva a indirizzare la partita. 
Kolasinac 6,5: gladiatorio tra qualche amnesia in uscita e in appoggio (26’ st Kossounou 7: il cuore e il fisico oltre l’ostacolo, nel senso che non passa più anima viva nemmeno per scherzo, a differenza delle quattro cinque metà campo varcate dai laziali in modo potenzialmente pericoloso).

Zappacosta 7: a destra come a sinistra, ne inforna e ne sforna di ogni. Arriva alla lotteria finale, la cosa più crudele che esista, letteralmente sulle ginocchia.
De Roon 6,5: il re delle seconde palle, sul gol validissimo scippato dalla sala di Lissone in combutta con Colombo è lui a innescare De Ketelaere (26’ st Pasalic 7: sul pezzo appena entrato, a freddo, in copertura come in proposizione. Uomo e giocatore speciale. I penalty sono un altro paio di maniche).
Ederson 7: due fasi niente male, sempre di corsa, e la finale conquistata secondo regolamento. E nessun marellista rompa le balle sulla regola 12 e sul precedente Baschirotto vs Paleari.
Bernasconi 7: falciato da Patric, rimasto con la fedina immacolata per l’incompetenza del comasco dal fischietto (11’ st Bellanova 5,5: l’unico atalantino fuori fase, ovvero protagonista di un assalto tanto sterile quanto a gamba all’indietro in più occasioni. Calibra diversi palloni dentro, ma in modo approssimativo: anche se l’impegno è innegabile, la crisi tecnica è palese).

De Ketelaere 7: regia, spinta e palloni al bacio, anche sul gol valido annullato alla revisione a bordocampo. Tira in porta una volta e lì è quasi sfiatato. Del penalty è superfluo parlare: la Dea, la finale numero sette, l’ha persa sul gol buono di Ederson e in ultima battuta su guanto-traversa di Motta contro Scamacca.
Zalewski 6: di tre occasioni avrebbe potuto e dovuto convertirne almeno una. La sua idiosincrasia verso il trentuno dopo aver fatto trenta è un limite di tutta la squadra (26’ st Raspadori 7: gol irregolare? Zappacosta sarà avanti di un laccio. Entra di prepotenza nell’azione per impattarla subito).

Krstovic 6,5: il regolarissimo borseggio sull’attrezzo sfuggito all’eroe della serata gli alza un voto altrimenti non al di là del passabile. Spazi pochi, profondità impossibile. Grande cuore, ma nel calcio bisogna anche essere figli di buona donna. Lui proprio non lo è (45’ st Scamacca 6,5: loffia dagli undici metri dopo avercela messa tutta, in primis quella sontuosa frustata in elevazione, per centrare la finale).

All. Palladino 7: non sbaglia le scelte. Poi, a lungo andare, trascinandosela verso i rigori, aver dovuto ribaltare per stanchezza incipiente la squadra come un calzino non ha giovato alla causa. Gli altri hanno avuto buon gioco a rinunciare a giocare a pallone. 
Simone Fornoni