Gigi Bresciani, scomparso lunedì all’età di 90 anni, è stato per noi cronisti e per gli appassionati del calcio dilettantistico “il mago di Lallio”, simpatico epiteto coniato dal collega Vasco Algisi dai microfoni di “Radio Chiuduno”. E’ stato un allenatore super, ha vinto tutto e di più, forse solo Gian Carlo Biffi ha fatto meglio, ma di poco. Comunque sia il suo palmarès resta straordinario con otto campionati vinti e una Coppa Italia e una miriade di squadre allenate. Dal Leffe fino ad una squadra di una banca cittadina al mitico “Torneo del Sabato”. Tanto per citare: due con lo Sporting Club ’63, due con il Leffe, due con l’Intim Helen, uno con Dalmine e Romanese. Dunque vince il campionato alla guida dei gialloverdi di Dalmine, va in Promozione e chiede la conferma di tutta la rosa. Giovinetti, presidente del club, ne cede cinque, Bresciani s’arrabbia, prende il telefono e annuncia le sue dimissioni. Ma non resta disoccupato perché, qualche giorno dopo, Ambrogio Mazza, presidente della Trevigliese, gli dà in mano la squadra anche se poi l’avventura biancazzurra finisce con un esonero, sostituto dal giovanissimo Nado Bonaldi. Da calciatore fu un‘ottima punta, spopolò, in modo particolare, nel Sebinia di Lovere. Lo Sporting Club ’63, fondato da un gruppo di simpatici flaneurs cittadini, amanti del bel calcio, con sede al Caffè Donizetti, ha bisogno di un allenatore perché Titta Rota se n’è andato all’Atalanta. Chiama, quindi, Gigi Bresciani con doppio incarico di giocatore-calciatore. Spopola anche lì, su campo del comunale di Seriate, dove gioca il club cittadino. Poi comincia la lunga avventura. Difensivista ad oltranza, juventino e fan di Trapattoni, la sua tattica è il contropiede con risultati più che lusinghieri. Allenatore rigoroso, un sergente di ferro, controllava anche l’alimentazione dei suoi giocatori. “Il sabato sera non devono andare a mangiare la pizza con le morose, non la digeriscono e alla domenica sono lumache”. Sempre informato, assisteva agli allenamenti dell’Atalanta, allora non c’erano gli “off limits” di oggi, per imparare. Quando ha smesso di allenare per motivi di età, si è dedicato al gioco delle bocce con risultati eccellenti. A salutarlo nella Parrocchiale dei Santi Bartolomeo e Stefano a Lallio, un bel gruppo dei suoi giocatori (Mottalini, Mario Mutti, Agazzi, Gamba e Alvaro Facoetti) che ha vinto la Coppa Italia, e tanti amici del calcio dilettanti di quegli anni. Tra gli altri, Sandro Gibellini, Carlo Valenti, Franco Morelli, Pietro Parati, figlio dell’indimenticato Pino. Ciao “mago”, che il vento soffi lieve intorno a te.
Giacomo Mayer
giovedì 12 Febbraio 2026

