Su QuiFinanza compare un articolo dal titolo: AstraZeneca e il caso dei medici “dissidenti”. In apertura si legge: “Facciamo chiarezza spiegando che non si tratta della categoria dei medici in toto, ma di un ristrettissimo gruppo di medici liberi professionisti under 55, collegati all’aeroporto di Fiumicino in particolare, che hanno comunicato alle Asl di appartenenza che non si vaccineranno con AstraZeneca perché ritengono che non sia adeguato al loro rischio professionale. A confermarlo è stato lo stesso presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi.” (AstraZeneca e il caso dei medici “dissidenti”, ma il colosso lavora già a un nuovo vaccino | QuiFinanza)

Paolo Mezzana, il capo dei dissidenti, ha raccolto intorno a sé 3303 medici liberi professionisti organizzati in un gruppo di discussione su Facebook. Chiariamo due cose: i medici liberi professionisti sono coloro che non sono alle dipendenze del Sistema Sanitario Nazionale, il vaccino Astra Zeneca è meno efficace di quello di Pfizer e Moderna, i medici liberi professionisti lamentano il fatto di essere stati esclusi da vaccini più efficaci anche perché parte di questi vaccini sono stati usati per personale non medico ma dipendente dal SSN, un gruppo di 3300 persone non è un ristrettissimo gruppo.

Il vaccino di Astra Zeneca è nato sotto una cattiva stella ed è stato colpito da una serie di sfortune che hanno determinato il solito carosello di dichiarazioni e controdichiarazioni che non contribuiscono mai a generare né chiarezza né fiducia, con cappello finale di una becera e stupida posizione burocratica che impedisce a chi ora deve ricevere questo vaccino, di riceverlo nella configurazione più efficace. Ho già spiegato in altri articoli come, per un errore fortuito e fortunoso, si sia scoperto che ridurre del 50% la prima dose conferisce al vaccino un efficacia maggiore al 90% e in linea con Pfizer e Moderna. Ma siccome lo studio è stato progettato su due dosi piene, gli enti preposti al rilascio dell’autorizzazione condizionano tale rilascio alla somministrazione di una prima dose piena e non ridotta. Gli stessi enti che rilasciano autorizzazioni condizionate per mancanza di dati agli altri vaccini, dunque in deroga, motivate dallo stato di emergenza e dalla necessità, non riescono affatto a permettere, derogando, che chi riceve il vaccino Astra Zeneca possa riceverlo alla massima efficacia possibile. E’ evidente che se applichiamo un principio di deroga lo facciamo perché è ragionevole farlo. Vorrei che qualcuno mi spiegasse quanto sia ragionevole distribuire un vaccino la cui efficacia pare sia del 60% quando invece, riducendo la prima dose, potrebbe essere di più del 90%. E sono gli enti che controllano la sicurezza di un farmaco. Ma un farmaco ad efficacia ridotta possiamo considerarlo sicuro? Misteri della burocrazia. Quanto ai dissidenti, non possiamo dar loro torto, ovviamente, ma quel che mi stupisce è un’altra cosa: siamo di fronte ad un’emergenza planetaria, stiamo fronteggiando una pandemia tanto pericolosa da farci accettare di mettere in ginocchio l’economia mondiale, assumere misure straordinarie e perfino incostituzionali, e ci blocchiamo a rispettare un cavillo burocratico che ci priva di una bella fetta di efficacia di una delle nostre armi per combattere la causa di tutto ciò?! Misteri dell’umana ragione. Infine, se i medici dissidono, giustamente peraltro, anche alla luce di quanto detto, mi chiedo che farà la “gente”. Come reagiranno le persone cui verrà destinato quel vaccino meno efficace per quello che, nella situazione tragica in cui si afferma di essere, appare indiscutibilmente come un cavillo formale? Non dovevamo fare tutto il possibile per raggiungere l’immunità di gregge? Dopo tutti gli appelli al buon senso, allo spirito di sacrificio e di responsabilità dovremo dire alla gente che molti di loro si dovranno accontentare di un vaccino meno efficace perché la versione più efficace, scoperta per caso ma ugualmente testata e altrettanto sicura, non era nel protocollo iniziale?