Si celebrano, va detto giustamente, gli azzurri che si stanno facendo onore alle Olimpiadi Invernali, spettacolari gare ora in corso tra Milano e Cortina. Credo, però, che bisognerebbe applaudire tanto e a lungo anche i genitori dei nostri campioni. Ma avete presente le mamme e i babbi di Emanuel e Simon, i signori Rieder e Kainzwaldner, i sacrifici e i denari che ci hanno messo per far arrivare alla medaglia d’oro del bob i loro figlioli? Io sono un padre, non di quelli che vincono il premio “Bravo Papà”, ma onesto, bravino, dei tanti della mia generazione che cercano di accontentare la propria prole. E in questo momento guardo la tv e penso all’incredibile fortuna che ho avuto con la mia stirpe. Prendo Zeno, 17 anni, il mio secondo, giusto un po’ di pallone, al campo dietro casa, in scioltezza, privo di grilli da campione, spese e sbattimenti pressoché nulli per la nostra famiglia. Un quinquennio fa si è buttato ed è andata più o meno così, “babbo, ho voglia di fare uno sport…”, “bello, cosa?”, “il pallone”, “ah, e dove?”, “all’oratorio”, “bene”, “ci andiamo tutti in bici”, “vai, vedrai che ti entrerà nel cuore”, “ok”, “ci vediamo a casa”, “a dopo, papi”, “a dopo, tesor”.
Evito di parlare di quei poveretti che il figlio vuole fare curling, dodicimila euro solo per l’attrezzatura, e riparto col bob. Poniamo non avessi avuto Vinicio e Zeno, ma Emanuel, tornando esattamente alla scena di prima, il mio popino amato, magari in lacrime, sicuramente in disparte, mentre in cortile è in corso un infinito torneo di calcio strada, “Ema bello, che c’è?”, “c’è che ci sto male perché vorrei fare uno sport invernale. Me lo fai fare? Mi porti ad iscrivermi?”.
Immaginiamo abitassi a Livorno, che la prima montagnetta con un briciolo di ghiacchio e un pizzico di neve è giusto a trecento chilometri. Fosse che Ema decidesse di provare pure il biathlon, sparare come un folle mentre è sugli sci, che per me, convinto pacifista, qualsiasi arma è un mezzo dramma, prima di passare definitivamente al bob. Ipotizziamo che il mio picciriddo fosse proprio quell’Ema, lui lui, stoffa da medaglia d’oro con lo slittino, almeno cinque allenamenti la settimana più la gara della domenica, da portare ogni volta in cima con la mia Panda perché si sa il drammatico momento dei trasporti pubblici in Italia. Che vita dovrei affrontare? Ce la farei? A chi chiederei aiuto?
Parliamo di viaggi lunghissimi, con costi solo per l’autostrada da brividi, in posti freddissimissimi, impervi per me che ho sempre amato le spiagge intorno al sole. Poi la strizza nel vederlo fare quelle discese a una velocità pazzesca, quindi, non da ultimo, lo sbattimento di cambiarci il cognome, scegliendone uno più teutonico, per fare apparire il mio ragazzo più credibile quando lo speaker dice la lista degli atleti in gara.
Chapeau quindi ai signori Rieder e Kainzwaldner, un tempo Esposito e Colombo. Sono loro i veri eroi di Milano Cortina 2026.
Matteo Bonfanti