Chissà cosa hanno sentito gli altri genitori quando gli è successo, le emozioni in serie, l’orgoglio e quel dolcissimo frullato che nei momenti chiave della vita decidono di essere i ricordi che si aprono tra i cassetti della memoria. Chissà i calciatori, chissà gli imbianchini, chissà gli avvocati, chissà i baristi, chissà i politici, chissà gli agricoltori, chissà i cantanti e chissà i chitarristi. Oggi per me è stato un giorno bellissimo e strano, il mio primogenito, Vinicio, ormai ventenne, è andato a seguire il torneo giovanile di Cavernago per il giornale di cui sono il direttore, Bergamo & Sport. Insomma, c’è che Vini ha fatto il suo esordio nel mio mestiere, il giornalista, che faccio da una vita con alterne fortune, amandolo in modo smisurato, oggi lui su un campo di pallone come io ieri a intervistare più o meno mezzo Villa Valle, la squadra di Villa d’Almé, nella sfida di cartello contro la Virtus Ciserano.
Intanto il mio comportamento censurabile, da stalker, per nulla da capo, che l’ho chiamato giusto ventidue volte e il mio ragazzo, giustamente, ha risposto una sola volta, del resto stava lavorando. Poi le parole, “popino, com’è lì?”, “popino, ti trattano bene?”, “popino, hai detto al presidente che sei il mio ragazzo?”, “popino, ti hanno dato da mangiare?”, perché Viz è il mio popino, non ci si scappa, che è questa cosa di noi genitori italiani, pizza e core, tantissimo della mia metà bolognese, l’idea che i figlioli restino sempre tra i due e i quattro anni, mia mamma, la Vale, con me, a sbaciucchiarmi come non ci fosse un domani, a darmi la felpetta se tira quel filo di vento, la mancetta, il pesto fresco e il suo ragù nella borsetta della Coop, addirittura la mia bisnonna, la Dina, che ne aveva centotre e faceva ingurgitare tortellini in serie al suo bimbo, Cesare, mio nonno, allora ottantacinquenne.
Indipendentemente da come andrà, se Vinicio si appassionerà come tanti alla sua età oppure se sentirà che non è cosa sua, resta la felicità di avergli fatto provare un’esperienza unica, quella di raccontare qualcosa quando accade, il viaggio incredibile che mi tiene compagnia da trent’anni dandomi persino da mangiare, uno stipendio, facendomi conoscere il mondo del pallone e la sua gente, bella, sempre in grado di cambiarmi i giorni in meglio.
Matteo Bonfanti
Nella foto: Vini giornalista al campo del Cavernago


lunedì 14 Settembre 2026

