Due stagioni, una salvezza contro ogni pronostico e una retrocessione dove tuttavia fino all’ultimo, al netto dei non brillanti risultati, è rimasta l’abnegazione, la voglia di fare, di condividere momenti e di soprattutto di essere gruppo. Due stagioni vissute intensamente che hanno permesso a noi come staff tecnico di rialzarci dopo la non entusiasmante esperienza di Torre Boldone. Due stagioni, le prime del Ponte Calcio in Prima Categoria nella sua storia ultra trentennale, intense, ambiziose dato il livello del famigerato “raggruppamento E” e straordinariamente formative.
Siamo giunti ai saluti di questa bellissima avventura, un bis per mister Carenini che già aveva guidato il Ponte Calcio ad una salvezza nella stagione 2018/19. Un lasciarsi di comune accordo, non per raggiungere nell’immediato altri lidi, ma stando alla finestra in attesa di proposte nella piena consapevolezza di aver dato tutto per una causa, come già specificato, estremamente ambiziosa. A Ponte San Pietro abbiamo in buona sostanza vissuto da protagonisti, noi e i ragazzi che si sono avvicendati in questo magnifico gruppo, la leggenda di Davide contro Golia, non in qualche sporadica occasione, ma per la quasi totalità delle 68 panchine fra Coppa Lombardia, Campionato e il playout della scorsa stagione che sancì quella che fu un’autentica impresa sportiva che, questi ragazzi, hanno saputo conquistarsi sul campo contro tutto e tutti, anche probabilmente contro un sistema che non vede tutt’oggi di buon occhio un contesto in cui non vi sono rimborsi di natura economica perché sì, anche questo è un tema nel momento in cui una squadra dal valore tecnico assolutamente idoneo per la categoria si ritrova a dover affrontare, in entrambe le ultime due stagioni domenica dopo domenica, autentiche corazzate con giocatori ottimamente retribuiti.
Per questo siamo estremamente orgogliosi di ciò che è stato fatto in queste due annate, una salvezza ottenuta qualificandosi con le unghie e con i denti ai playout, qualificazione passata attraverso la vittoria di misura in casa di un San Paolo d’Argon che, due settimane più tardi festeggerà la vittoria in campionato, o come quest’anno la grande impresa legata ad aver portato a casa lo scalpo del Sovere, autentico ed indiscusso dominatore di un campionato come già specificato di altissimo profilo, sconfitto fra le mura a noi nemiche nel suggestivo scenario della Val Borlezza in quello che è stato un avvio di stagione forse illusorio, ma certamente figlio della grande abnegazione messa in campo da un gruppo di uomini veri prima ancora che di calciatori.
I ragazzi, per queste due stagioni, andrebbero ringraziati uno ad uno. E’ stato per noi un privilegio aver avuto, per le loro ultime stagioni nel calcio dilettantistico, due figure storiche di questa società, Luca Ravasio, storico capitano e ritiratosi lo scorso anno, ed Adriano Poiaghi, il quale ha lasciato al termine di questa stagione. Figure di altissimo spessore, qualsiasi allenatore posso assicurare sarebbe stato felice di avere gente nel genere nel proprio gruppo, gruppo rimasto compatto in ogni singolo momento di queste due annate. Essere con venticinque effettivi ad allenarsi, e ad allenarsi con impegno e serietà, nonostante una stagione nel risultato sportivo ormai compromessa, non è affatto banale o scontato, ogni singolo addetto ai lavori sa bene cosa questo possa significare.
Un grazie speciale va ovviamente a Fabio Ratti, presidente della società, punto di riferimento umano prima ancora che dirigenziale, persona che ci ha dato fiducia, libertà e sostegno costante, permettendoci sempre di lavorare con dignità e rispetto. Grazie ai dirigenti, Enrico Cagnoni, Lodovico Beretta, fra le altre cose preziosissimo collaboratore sul campo, grazie inoltre a Piero, magazziniere e tuttofare, sempre presente e disponibile, così come Laura Ratti, figlia di Fabio e presenza costante così come il compagno Andrea. Un’altra menzione speciale per Andrea Poiaghi, sulla carta per noi attaccante estremamente prezioso ma purtroppo vittima di un gravissimo infortunio la scorsa stagione, nonostante questo tremendo episodio presenza costante sul campo ad ogni allenamento diventando a tutti gli effetti un membro attivo del nostro staff mostrando un attaccamento alla società e al gruppo assolutamente fuori scala.
Due stagioni semplicemente incredibili, il sottoscritto con mister Carenini ed il resto dello staff con Massimo Salvi, Federico Pagani e Matteo Regonesi possono solo dire grazie a questa stupenda realtà che potremmo definire una mosca bianca, un’oasi nel deserto o qualsiasi altra metafora possa venire in mente per descrivere una meravigliosa anomalia in un calcio dilettantistico dove forse anche l’ostentazione del denaro viene percepita in modo distorto, dove nella testa di molti scialacquare è sinonimo di obiettivo sportivo assicurato, dove fin troppo spesso le scelte sono indirizzate da chi ha alle proprie spalle ha uno sponsor capace di promettere, spesso creando false speranze, mari e monti ai presidenti. Grazie Ponte per essere stato qualcosa di diverso, grazie per averci saputo scegliere ed apprezzarci nel merito e grazie per essere, come tutti i magnifici ragazzi con i quali abbiamo avuto modo di lavorare in questi due anni, la straordinaria anomalia che sei.
Matteo Carminati